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Il movimento metodista

Il metodismo è sorto nel VIII secolo in Inghilterra, ma si è sviluppato con un ritmo tale da presentarsi oggi come una delle massime chiese protestanti. Questo straordinario vigore è dovuto al fatto che esso è il frutto del più grande Risveglio che il mondo evangelico abbia mai sperimentato. In piena rivoluzione industriale la nazione si trovava per la prima volta di fronte al problema delle masse proletarie che andavano addensandosi nei fetidi sobborghi delle grandi città, senza chiesa, senza cultura, senza morale. In questo contesto non vi era nessuna forza spirituale in grado di fronteggiare la profonda crisi di trasformazione in atto. Ma un liturgico e tradizionale pastore anglicano di nome John Wesley(1703-1791) fu l’animatore di un imprevisto soprassalto di religiosità popolare.

Mandato a studiare a Oxford, egli si trovò subito a dover lottare contro lo scetticismo religioso dell’ambiente studentesco: per resistere e reagire ,costituì col fratello Carlo ed alcuni amici una specie di associazione giovanile retta da regole rigorose: tutti i membri si impegnavano a studiare “metodicamente” la Bibbia, a praticare l’elemosina e ad accostarsi settimanalmente alla Santa Cena. Vennero perciò chiamati per dileggio “il santo club”, oppure “i metodisti”, nome destinato a rimanere per sempre attaccato al movimento ed alla chiesa che successivamente si formerà.

Dopo un’esperienza pastorale alquanto fallimentare in Georgia(Nord America), tornato in patria, si mise alla scuola dei Fratelli Moravi (che aveva conosciuto in America e che lo avevano molto colpito per la loro convinta e incrollabile pietà) e attraverso di essi venne in contatto con il pietismo tedesco e quindi con la tradizione luterana.

La sera del 24 maggio 1738, mentre con un gruppo di Moravi leggeva il famoso commentario di Lutero all’Epistola ai Romani, Wesley passò attraverso una sconvolgente esperienza spirituale: egli “sentì”, con la commozione nel cuore, che Cristo aveva perdonato i suoi peccati, e che ormai egli metteva solo in Cristo la fiducia della sua salvezza: in altre parole, egli sperimentava la giustificazione per fede. A partire da questo momento la posizione di Wesley divenne autenticamente evangelica: abbandonando le sue posizioni di ritualista misticheggiante, egli dedicherà tutta la sua vita a diffondere un’esperienza religiosa centrata sulla scoperta dell’amore di Dio, del perdono e della salvezza per grazia. Fu proprio in quest’opera di evangelizzazione che Wesley rivelò la sua statura di grande capo religioso.

Egli si rivolse principalmente alle masse proletarie. In questo suo lavoro non fu proprio solo: insieme ad uno dei membri del “santo club”, George Whitefield, calvinista convinto e predicatore affascinante, si stabilì a Kingswood, un sobborgo di Bristol, dove costruì una cappella e subito anche una scuola, inaugurando così quella associazione tra predicazione ed opere sociali che rimarrà caratteristica del metodismo. I convertiti erano numerosi e non potevano essere abbandonati a se stessi. Egli allora applico alla nuova situazione che era venuta a crearsi lo schema dei pietisti moravi, e decise che i convertiti dovevano riunirsi a piccoli gruppi(6-12) per incoraggiarsi e aiutarsi a vicenda. Questo fu l’inizio del sistema delle “classi”, che è stato il segreto del successo metodista.

Dopo qualche mese, Wesley cominciò a predicare in altri centri industriali, ottenendo gli stessi successi che a Kingswood. Ma di fronte all’estendersi dell’opera si trovò a mancare di collaboratori qualificati. Egli allora vide come un segno provvidenziale il successo delle predicazioni di un muratore, un certo Maxfield, e fece quindi un altro passo in direzione evangelica mettendo in pratica in forma empirica un altro principio del messaggio luterano: “il sacerdozio universale”. Nacque così la figura del predicatore locale.

Da questo momento Wesley fu libero per una missione di più grande ampiezza: affidata ai laici la predicazione locale, egli si dedicò per 50 anni alla predicazione e all’evangelizzazione itinerante in tutta la Gran Bretagna, percorrendo 360.000 Km a cavallo e predicando oltre 42.000 volte.

La sua azione si estese presto in America, dove il Risveglio si consolidò proprio su linee wesleyane, e quando la chiesa anglicana venne coinvolta nel crollo del dominio inglese(1776) ,il metodismo, con la sua organizzazione, fu pronto a divenire la principale forza di evangelizzazione della nuova nazione: negli Stati Uniti l’Ottocento sarà il secolo metodista. In America, dove il numero dei pastori regolarmente consacrati era assai ristretto, Wesley decise di procedere personalmente alle necessarie consacrazioni facendo così un ulteriore passo in direzione evangelica: il rifiuto della successione apostolica dei vescovi.

Alla morte di Wesley il movimento era ormai molto forte, ed anche sul continente europeo il Risveglio delle chiese Riformate si muoveva chiaramente su linee metodiste. Ma l’impresa più grande fu compiuta in America dove, tra le masse decristianizzate che marciavano verso l’Ovest, migliaia di predicatori coraggiosi andarono a portare un evangelo rudimentale ma efficace, fatto di emozioni religiose e di impegno morale: se oggi gli Stati Uniti sono una nazione prevalentemente protestante, lo si deve principalmente ai metodisti.

Alla metà dell’ottocento lo sforzo venne portato nei diversi continenti: in tutta Europa si costituirono piccole chiese metodiste e diverse missioni in Africa, Asia ed Oceania. Due missioni metodiste vennero impiantate anche in Italia dove lavorarono con fervore e con larghezza di mezzi, raccogliendo l’eredità del protestantesimo garibaldino(la ”Chiesa Libera”). Nel 1946 il metodismo italiano è raccolto in un’unica chiesa: la “ Chiesa Evangelica Metodista d’Italia “. Dal 1975 va a costituire, insieme alla Chiesa Valdese, attraverso un Patto di Integrazione, l’”Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi in Italia”.

La teologia metodista corrisponde alla comune dottrina protestante media, senza allineamento a una particolare tradizione confessionale, anche se il metodismo non ha mai posto l’accento né sulle dottrine né sul culto, ma sulla vita pratica e sull’esperienza religiosa. La prima essenziale esperienza religiosa è la conversione, o “nuova nascita”, da cui inizia un lungo processo di trasformazione spirituale del credente: la santificazione. Per questo i metodisti, mutando radicalmente la loro condotta personale, spesso diventarono apostoli di importanti crociate sociali, tra le quali quella contro lo schiavismo. Va ricordato anche che i metodisti sono stati una delle forze che maggiormente hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo del laburismo in Gran Bretagna.

Oggi chiese metodiste sono presenti in tutti i Paesi del mondo con un numero di membri che supera i sessanta milioni.

I Metodisti a Trieste.

Il metodismo arrivò a Trieste alla fine dell’800 per iniziativa del triestino Felice Dardi, pastore metodista a Venezia, che volle iniziare un’opera di evangelizzazione in lingua italiana nella città che allora era sotto amministrazione asburgica. Chiese protestanti erano già presenti a Trieste (la Chiesa Luterana e la Chiesa Riformata Elvetica), ma erano di lingua tedesca, per cui Dardi pensò bene di portare il messaggio evangelico alla maggioranza italiana ed in particolare fra il proletariato ed i ceti più poveri .

I primi anni furono molto duri per la forte avversione della Chiesa Cattolica locale, ma Dardi trovò un valido appoggio ed aiuto da parte delle altre chiese evangeliche, elvetica e luterana, che vedevano di buon occhio una predicazione alla popolazione italiana nella propria lingua.

Agli inizi le riunioni di culto e le conferenze si tenevano in diversi locali o appartamenti sparsi nei vari quartieri della città, ma nel 1898 Felice Dardi riuscì ad ottenere un locale di culto vero e proprio (la cappella dell’ex cimitero evangelico di via del Monte) che è ancora oggi la sede della locale Chiesa Evangelica Metodista con il nuovo ingresso di Scala dei Giganti.

Anche il pastore Dardi non limitò la sua missione alla sola predicazione, ma da buon metodista si preoccupò anche dei problemi sociali che affliggevano la società triestina del tempo, in particolare l’alcolismo, una vera piaga fra i ceti proletari triestini. Per questo fondò “La Lega Antialcolica” che operò in città per molti anni, liberando molte famiglie da questa tremenda schiavitù.

Oggi la Lega Antialcolica non c’è più, ma la chiesa metodista, che continua ancora a dare testimonianza dell’evangelo nella città, resta sempre attenta, attraverso i suoi membri, anche ai problemi sociali ed umani attuali.

 

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