sito delle CHIESE EVANGELICHE ELVETICA, METODISTA e VALDESE di TRIESTE e DIASPORA
Per ulteriori informazioni chiama lo 040 632770

Salmo 150. Testo e predicazione. Sabato 20 ottobre 2012

 

Salmo 150

 

Alleluia.


Lodate Dio nel suo santuario,
lodatelo nella distesa dove risplende la sua potenza.


Lodatelo per le sue gesta,
lodatelo secondo la sua somma grandezza.

 

Lodatelo con il suono della tromba,
lodatelo con il salterio e la cetra.
Lodatelo con il timpano e le danze,
lodatelo con gli strumenti a corda e con il flauto.
Lodatelo con cembali risonanti,
lodatelo con cembali squillanti.


Ogni creatura che respira,
lodi il Signore.


Alleluia.

Il Salmo 150, composto appositamente per essere il centocinquantesimo del Salterio. Il salmo per eccellenza dell’Alleluia, che chiude la raccolta dei salmi nel segno della lode, e così la illumina tutta dalla sua conclusione.

E grazie a questo salmo, il libro che s’era aperto con l’invito ai credenti a praticare la “legge del Signore” quale via della vita, finisce con l’appello carico d’entusiasmo a lodare il Signore come il solo degno modo di usarla, quella vita.

Sì, la vita tutta intera deve essere lode, ed ogni vita, “ogni creatura che respira”, è chiamata così a dichiarare la propria dipendenza e la sua gratitudine al Signore. In questo modo, l’atto di lodare diventa al tempo stesso una possibilità e una responsabilità: tutti coloro per i quali lodare è una possibilità, e cioè tutti i viventi, ricevono per questo la responsabilità di farlo…

 

E questo senza limiti, a livello universale.

Se innanzitutto Dio va lodato “nel suo santuario”, se bisogna lodarlo nel tempio e per il tempio per il meraviglioso dono che Egli ha fatto al suo popolo del luogo santo della sua presenza dove si fa incontrare e celebrare e perdona il peccato, e dove tutto Israele si ritrova con gli occhi volti verso il “Santo dei santi”, che lo rende a sua volta una “nazione santa”, un “regno di sacerdoti”, un “tesoro particolare” per il suo Dio (cfr Esodo 19,5-6) e tende mani nell’invocazione, e spalanca la bocca per celebrare quel nome del Signore che non può pronunciare ma ha nel cuore… se allora anzitutto Dio va lodato lì nel “santuario”, lo sguardo dei fedeli è poi subito invitato ad innalzarsi dai cortili del santuario alla volta celeste, che dell’universo è il limite supremo: “lodatelo nella distesa dove risplende la sua potenza”.

Ricordate, qualche settimana fa, lo stupore incantato e quasi incredulo dell’autore del Salmo 8: “Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposto, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio…” (cfr vv. 3-5)? Qui c’è lo stesso stupore… la stessa meraviglia… solo che adesso si sono fatte lode, canto e preghiera di riconoscenza: “la luna”, “le stelle”, “il firmamento” fanno insieme un concerto, un inno silenzioso eppure armonico alla potenza del Signore che li ha creati e li ha riuniti insieme a formare un intarsio, un tappeto prezioso trapuntato di luci… Ed a questo concerto che ti ricolma l’anima di note, non può non corrispondere e rispondere il concerto di lode dei credenti, in una sinfonia che celebra la vita e la bellezza…

 

Ma Dio per Israele non è solo il Creatore. È anche e soprattutto il Dio liberatore, che ha fatto irruzione nella storia per sottrarre il suo popolo alla frusta dell’aguzzino del faraone… è “il Signore suo Dio che l’ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (cfr Esodo 20, 2). E allora va lodato anche per questo: sì, “lodatelo per le sue gesta”!

In questo modo, il nostro salmo porta a compimento sotto forma di lode tanti altri salmi del libro che conclude: i salmi del ricordo e della narrazione delle opere di Dio, come ad esempio il Salmo 106: “Celebrate il Signore perché egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno. Chi può raccontare le gesta del Signore e proclamare tutta la sua lode?” (vv. 1-2) … La preghiera e la lode di Israele non possono non essere sempre anche una testimonianza resa a tutti delle meraviglie che Dio ha operato per lui e così della sua gloria, che Egli ha manifestato, “spezzando l’arco dei potenti per rivestire di forza quelli che vacillano… e per dare riposo agli affamati” (cfr 1 Samuele 2, 4-5).

 

E ancora, anche se per assurdo Dio non fosse il Creatore di tutto ciò che esiste e non avesse operato alcun prodigio per salvare Israele, andrebbe lodato ugualmente, per un motivo solo: perché è Dio! È questo forse il momento spiritualmente più elevato del salmo, quasi un anticipo del paradiso: “Lodatelo secondo la sua somma grandezza”. Noi nella vita eterna faremo solo questo: vedremo il Signore faccia a faccia e lo celebreremo perché appunto lo vedremo, vedremo “la sua somma grandezza”, che non ci sazieremo mai di contemplare… Ma già adesso – è l’invito e la consolazione del Salmo 150 – ci è concesso di anticipare questa beatitudine: pensare a Dio per quello che Egli è, e lodarlo per questo…

 

Ma per una lode così non basta il nostro canto… non è una lode solo per la bocca. Dio merita la lode di tutto il nostro corpo e di tutti gli strumenti che ci siamo inventati per produrre quella meravigliosa creazione umana, la più meravigliosa e universale, che è la musica.

E allora: “Lodate Dio con il suono della tromba, lodatelo con il salterio e la cetra. Lodatelo con il timpano e le danze, lodatelo con gli strumenti a corda e con il flauto. Lodatelo con cembali risonanti, lodatelo con cembali squillanti”.

È molto bella, questa parte del salmo. Ci trasporta direttamente nel cuore del tempio, e ci fa celebrare con gli uomini e le donne di Israele il culto che rendevano al Signore… un culto contrassegnato dalla musica, perché Dio va lodato con la musica, e con nulla di meno! Gli strumenti che qui sono nominati, sono infatti con tutta probabilità quelli usati per accompagnare le preghiere ed i gesti del culto del Signore. Non mancano neppure i tamburelli, e nemmeno la danza!

 

E questo risalto che l’ultimo dei salmi dà alla musica, ci ricorda le soprascritte che in moltissimi salmi riguardano la loro esecuzione musicale, e il fatto che persino le preghiere diventate salmi venivano messe in musica.

Così, il nostro Salmo 150 assolve anche alla funzione di farsi come l’eco delle musiche che Israele ha composto, suonato e cantato in onore del suo Dio. E più in generale, rende la sua testimonianza al potere della musica, alla sua incredibile capacità di suscitarebellezza e sentimento… di spingere la visione dell’animo umano ben oltre le parole, fin dentro il regno dell’immaginazione…

 

Nei nostri culti, pure così sobri, noi stessi non cantiamo per un caso o perché è tradizione. La musica ed il canto sono a tal punto una dimensione essenziale della lode che, qualora non ci fossero, qualora si trattasse di un culto solo parlato (che sarebbe comunque molto triste…), la parole di lode dette senza la musica dovrebbero risultare musicali per ritmo ed eleganza, perché solo così sarebbero davvero parole di lode. Perché poi alla fine, la lode è questa: il nome del Signore messo in musica e comunque proclamato in un linguaggio musicale

 

Ed è lode di tutte le creature: il versetto finale del salmo invita tutto ciò che respira – alla lettera: “ogni respiro” – a lodare il Signore.

Nel vocabolario della Bibbia, “respiro”, “neshamah”, è il termine che più di ogni altro denota la vitalità degli esseri umani viventi, che viene da Dio. Proprio per la profondità del suo significato, non è una parola che appaia molto spesso, e invece viene usata solo in contesti particolarmente significativi. Così, il primo essere umano ricevette da Dio “il soffio della vita” (cfr Genesi 2,7), e più in generale tutti gli esseri umani, uomini e donne, ricevono da Dio il dono del “respiro” che trasmette loro vitalità e ragione (cfr Giobbe 32,8; Isaia 42,5). E, come accennavamo prima, ogni essere vivente riceve da lui questo “soffio”, che si fa il suo “principio vitale”, e poi alla fine – sono le parole del bellissimo Salmo 104 – Dio “ritira il loro fiato e muoiono, ritornano nella loro polvere”. Ma per una generazione che finisce, un’altra si fa avanti. Così, continua il Salmo 104: “ Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra” (cfr vv. 27-28).

Insomma, il “soffio vitale” è l’unica cosa che noi possediamo, ma proprio questo unico nostro possesso ci dice quanto noi dipendiamo da Dio. E allora, nessuno altro usodel nostro “soffio di vita” potrebbe essere più giusto e più conforme alla vita stessa del lodare il Signore… nessuna altra realtà potrebbe esprimere meglio della lode la riconoscenza per il fatto che ci siamo e siamo vivi…

Giustamente, allora, il nostro salmo si chiude – e con lui tutto il libro dei salmi – con l’appello a tutto ciò che vive a fare della vita una lode al Signore della vita: “Ogni creatura che respira, lodi il Signore. Alleluia”

 

Quest’alleluia che conclude il salmo e insieme evoca e suscita tutti gli alleluia che in ogni tempo sono saliti a Dio dalle bocche ed ai cuori dei credenti, non si è dispiegato solo all’inizio del Salmo 150. Per restare in ambito musicale, questo salmo finale è il poderoso accordo conclusivo degli ultimi cinque salmi del Salterio, non a caso chiamati i “Salmi dell’Alleluia”. In realtà, anzi, il Salmo 105 è l’“alleluia” trasformato in salmo e, così ampliato ad abbracciare tutta la realtà, portato a prospettive universali… È l’importanza e l’indispensabilità stessa della lode fatta testo, e fatta imperativo: “Lodate… lodate… lodate…”.

 

* * *

Chi crede loda: non deve fare altro e non può fare altro.

È qualcosa che coinvolge ogni aspetto della vita. Nel libro dei salmi noi troviamo di tutto: ogni situazione e ogni sentimento: c’è la fiducia e la lamentazione, la fraternità e l’imprecazione, la gioia ed il dolore, e al vita e la morte. E c’è disperazione e c’è speranza, c’è supplica e ricordo, c’è narrazione ed inno, c’è malattia e salute, e vittoria e sconfitta, e fame e sazietà… C’è lacrima e sorriso, e c’è sussurro e grido, compagnia e solitudine, affetti ed abbandono… C’è tutto quanto un mondo… e tutto questo sfocia nella lode.

È così, e non può non essere così, perché nei salmi c’è tutto quanto l’uomo, e c’è tutto quanto Dio a cui ogni salmo sempre si rivolge… perché un salmo è preghiera, o non è un salmo. Sì… tutto si fa lode! La vita si fa lode perché è tutta vissuta ed è portata alla presenza di Dio!

 

Sorelle e fratelli, riusciamo a coronare con la lode il nostro vivere e portarla, la nostra vita così coronata, nel canto e nella gioia al cospetto di Dio?

Se pensiamo alla nostra “fatica di vivere” che spesso poi diventa “mal di vivere”, e al senso di insoddisfazione che tanto spesso ci caratterizza, dovremmo rispondere di no: non ci riusciamo!

Questo è grave: il nostro non riuscire a dare lode a Dio ci avvelena la vita… la rende per noi un peso. Ma la vita non è un peso. Come abbiamo veduto… come il Salmo 150 ci ha già ricordato, la vita è un dono di cui dobbiamo essere riconoscenti a Colui che ce l’ha data.

 

E proprio così, con le sue difficoltà, con le sue crisi, le sue contraddizioni ed i suoi contrattempi, con il suo carico di dolori inevitabili, pure la vita è e resta qualcosa che val la pena vivere…

Sì, ogni giornata è un dono, e dobbiamo imparare a riceverla così. Ed è un dono che, se sappiamo guardare attorno a noi con occhi limpidi, ci apporta di continuo tanti altri piccoli, grandi doni: le persone che amiamo e che ci amano… e tanto più ci amano e tanto più le amiamo quanto più siamo chiamati ad affrontare insieme contrattempi e sofferenze… questo mondo che ci accoglie e che sta sempre fedelmente attorno a noi, anche se non ce ne accorgiamo sempre… che resta bello anche se ci affanniamo a rovinarlo… E c’è sempre la musica, di cui abbiamo parlato: uno di questi giorni ho avuto la fortuna di iniziarlo ascoltando il Canone di Pachelbel: l’ha cosparso di serenità, quel giorno, fino a sera…

E poi su tutto, la presenza del Signore, che veglia su di noi… che – per usare le parole familiari del Salmo 121: “Sta alla nostra destra ed è la nostra ombra e ci protegge da quando usciamo a quando entriamo”(cfr vv. 5. 8), da quando ci leviamo a quando andiamo a letto…

Sorelle e fratelli, abbiamo mille motivi per fare della vita un “alleluia”…

 

Voi conoscete la mia passione per Dostoevskij.

Nel suo grande romanzo I Fratelli Karamazov, un santo monaco alle soglie della morte raccontala sua vita e ricorda un suo fratello morto giovanissimo che, ammalatosi gravemente dopo anni di lontananza dalla fede, la riscopre, e con la fede scopre la gioia e la bellezza di ogni giorno di vita, proprio mentre la sua vita sta spegnendosi. Ecco alcune delle parole che Dostoevskij mette sulla bocca del giovane morente: una volta – così scrive – al suo medico che per consolarlo gli diceva mentendo che aveva ancora molti giorni e anzi mesi e anni di vita, ha risposto così: “Ma che me ne debbo faredegli anni e dei mesi. C’è qui ben altro che contare i giorni: all’uomo basta anche un solo giorno, per conoscere tutta la felicità. Miei cari, perché litigare tra noi, gonfiarci l’uno di fronte all’altro, tenere a mente le reciproche offese: usciamo nel giardino, mettiamoci a passeggiare, a divagarci, ad amarci e a lodarci l’un l’altro, e a baciarci e a benedire la nostra vita”… E ancora, mentre dal suo letto di ammalato guardava – era il tempo della primavera – le gemme che spuntavano sopra i rami degli alberi e gli uccellino che volavano davanti alla sua finestra, e se rallegrava, ad un tratto ha esclamato: “Uccellini di Dio, uccellini festosi, perdonatemi, perché c’era tanta gloria intorno a me: voi, gli alberi, i prati, i cieli … solo io macchiavo ogni cosa, e di tanta bellezza nemmeno m’accorgevo”…

 

Troppo sentimentale… sdolcinato?

Forse, e però è certoche Dostoevskij era tutto meno che un sentimentale. Ha investigato gli abissi del cuore umano, il nostro cuore tante volte “di tenebra”, come forse nessun altro prima e dopo di lui. E se ha potuto resistere davanti a quel che ha visto, è proprio perché, lui dallo sguardo tagliente come un bisturi, ha amato la vita così come abbiamo ascoltato, teneramente, quasi come un bambino… C’è una sua frase che è citata spesso, che per molti è un enigma: “La bellezza salverà il mondo”.

Forse alla luce delle sue parole che oggi abbiamo letto, quest’affermazione si fa un po’ meno enigmatica: se l’umanità riuscirà ad apprezzare la bellezza, a volte dolorosa ma per questo forse ancora più preziosa, della vita e di tutto ciò che vive, allora saprà lodare Dio per essa, e poiché questa lode è il fine e il senso vero dell’intera creazione, il mondo diverrà quel che deve essere – il luogo benedetto della lode – e così sarà salvo.

 

Sorelle e fratelli, perché non accogliamo l’invito che oggi Dostoevskij ci ha rivolto attraverso questo personaggio minore del suo ultimo romanzo: “Miei cari, perché litigare tra noi, gonfiarci l’uno di fronte all’altro, tenere a mente le reciproche offese: usciamo nel giardino, mettiamoci a passeggiare, a divagarci, ad amarci e a lodarci l’un l’altro, e a baciarci e a benedire la nostra vita”?

E prima di far questo, e per poter far questo, “lodiamo” Dio, “benediciamo” lui.

 Ruggero Marchetti

Scrivi un commento

Per pubblicare un commento devi primaautenticarti.

Chiesa Elvetica e Valdese

Piazza S. Silvestro 1
34121 Trieste
tel. e fax 040632770
chiesaelveticavaldese@gmail.com

Chiesa Metodista

Scala dei Giganti 1
34122 Trieste
tel. e fax 040 630892
chiesametodistatrieste@virgilio.it

Past. Ruggero Marchetti

Via G. Brunner 8
34125 Trieste
tel. 040 3480366
uff. 040 2415915
rmarchetti@chiesavaldese.org