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Un pensiero dalla predicazione di domenica 21 ottobre 2012 a San Silvestro-Cristo Salvatore su 1 Corinzi 7, 29-31

 

 

(chi voglia leggere il testo integrale della predicazione lo può trovare nella colonna accanto)

Qui non c’è scetticismo né distacco dal mondo. Non ci sono sentimenti negativi, tutto anzi nasce da una sovrabbondanza che trabocca dal cuore dell’Apostolo, e di fronte a questa sovrabbondanza che è Gesù, e di fronte all’attesa divorante dell’incontro con lui, tutte le altre realtà si fanno piccolezze.

Poi certo, Gesù non è venuto nel “tempo abbreviato” di cui Paolo ha parlato e di cui era convinto. È questo il lato debole, si potrebbe anche dire “il lato umano” della sua testimonianza, ed è per noi la prova che la Bibbia non è un libro infallibile in ogni sua parola – come molti vorrebbero che sia – perché, se certo in essa ci è donata la rivelazione di Dio, è anche vero che il Signore per parlarci ha scelto di servirsi di esseri umani limitati come noi… perché poi fra l’altro la Bibbia non è “più” di Gesù, e come lui, il Figlio di Dio insieme vero uomo, ha vissuto le nostre fragilità e le nostre debolezze e sofferenze, ma proprio in questo modo ci ha fatto conoscere la grandezza dell’amore divino, così anche la Bibbia ci fa conoscere Dio attraverso le sue parole insieme benedettamente divine e benedettamente umane…

Gesù – dicevo – non è venuto, ed allora il cristianesimo ha dovuto imparare a fare i conti con le grandi piccolezze (o piccole grandezze) della vita: con la politica, l’economia, l’arte, la cultura… E questi conti li dobbiamo fare anche noi, e guai se ci chiudessimo in noi stessi e trascurassimo la nostra società, fatta d’uomini e donne che noi dobbiamo amare e dobbiamo servire, per quello che possiamo.

Ma senza mai dimenticare (come invece purtroppo facciamo quasi sempre) che tutte queste sono – come ho detto adesso – grandi, indispensabili, fondamentali “piccolezze” di fronte al nostro amore per Gesù.

Se l’attesa di Paolo del ritorno imminente del Signore s’è dimostrata errata, il suo amore bruciante per Lui di fronte al quale tutto si fa piccolo, resta per noi la cartina di tornasole che ci segnala se siamo veramente cristiani oppure no. Ricordate quel che scrive in Filippesi: “… ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto … proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono stato afferrato …” (cfr Filippesi 3, 8 ss.)?

Sorelle e fratelli, viviamo almeno in parte questa tensione assoluta verso Cristo? Viviamo questo slancio che nasce dall’amore e è espressione di gioia?…

Perché in queste frasi dell’Apostolo, vibra la stessa gioia dell’uomo che trova “un tesoro nascosto in un campo” e allora “va e vende tutto quello che ha e compra quel campo”, e vibra anche la gioia del mercante che ha “trovato una perla di grande valore” e anche lui “è andato, ha venduto tutto quello che aveva e l’ha comprata” (cfr Matteo 13, 44-46). Sì, Gesù è per Paolo “il tesoro” e “la perla” per cui vale la pena dar via tutto. Ma, ancora una volta, questo vale per Paolo… e per noi? Sentiamo almeno un po’ di quest’amore… un po’ di questa gioia? Lo mettiamo Gesù al cuore della vita?… R. M.

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