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Un pensiero dalla predicazione di sabato 20 ottobre 2012 a Scala dei Giganti sul Salmo 150

 

(chi voglia leggere il testo integrale dela predicazione lo può trovare nella colonna accanto)

Il Salmo 150, il salmo per eccellenza dell’Alleluia, che chiude la raccolta dei salmi nel segno della lode, e così la illumina tutta dalla sua conclusione.

E grazie a questo salmo, il libro che s’era aperto con l’invito ai credenti a praticare la “legge del Signore” quale via della vita, finisce con l’appello a lodare il Signore come il solo degno modo di usarla, quella vita. Sì, la vita tutta intera deve essere lode, ed “ogni creatura che respira” è chiamata a dichiarare la sua gratitudine al Signore.

E questo senza limiti, a livello universale.

Se innanzitutto Dio va lodato “nel suo santuario”, se bisogna lodarlo per il meraviglioso dono che Egli ha fatto al suo popolo del luogo santo della sua presenza, dove si fa incontrare e celebrare e perdona il peccato, e dove tutto Israele si ritrova con gli occhi volti verso il “Santo dei santi” che lo rende a sua volta una “nazione santa”, un “regno di sacerdoti”, un “tesoro particolare” per il suo Dio (cfr Esodo 19,5-6) a cui tendere mani nell’invocazione, e verso il quale spalancare la bocca per celebrare quel nome del Signore che non può pronunciare ma ha nel cuore… se allora anzitutto Dio va lodato lì nel tempio, lo sguardo dei fedeli è poi subito invitato ad innalzarsi dai cortili del santuario alla volta celeste, che dell’universo è il limite supremo: “lodatelo nella distesa dove risplende la sua potenza”.

Ma Dio per Israele non è solo il Creatore. È anche e soprattutto il Dio liberatore, entrato nella storia per sottrarre il suo popolo alla frusta dell’aguzzino del faraone… è “il Signore suo Dio che l’ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (cfr Esodo 20, 2). E allora va lodato anche per questo.

In questo modo, il Salmo 150 porta a compimento sotto forma di lode tanti altri salmi del libro che conclude: i salmi del ricordo e della narrazione delle opere di Dio: il Salmo 106: “Alleluia. Celebrate il Signore perché egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno? Chi può raccontare le gesta del Signore e proclamare tuta la sua lode?” (vv. 1-2), e poi tanti altri ancora… La preghiera e la lode di Israele non possono non essere sempre anche una testimonianza resa a tutti delle meraviglie che Dio ha operato per lui e così della sua gloria, che Egli ha manifestato, “spezzando l’arco dei potenti per rivestire di forza quelli che vacillano… e per dare riposo agli affamati” (cfr 1 Samuele 2, 4-5).

E ancora poi, anche se per assurdo Dio non fosse il Creatore di tutto ciò che esiste e non avesse operato alcun prodigio per salvare Israele, andrebbe lodato ugualmente, per un motivo solo: perché è Dio! È questo forse il momento spiritualmente più elevato del salmo, quasi un anticipo del paradiso: “Lodatelo secondo la sua somma grandezza”. Noi nella vita eterna faremo solo questo: vedremo il Signore faccia a faccia e lo celebreremo per quello che vedremo, appunto, “la sua somma grandezza”, che non ci sazieremo mai di contemplare… Ma già adesso, è l’invito e la consolazione del Salmo 150, ci è concesso di vivere questa beatitudine: pensare a Dio per quello che Egli è, e lodarlo per questo… R.M.

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