sito delle CHIESE EVANGELICHE ELVETICA, METODISTA e VALDESE di TRIESTE e DIASPORA
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Archivio di novembre 2012

Nuovo ingresso in chiesa metodista

Nel culto di domenica 25 novembre 2012, dopo un percorso di oltre un anno e mezzo, Pia Palmisano Forza ha confessato la sua fede ed è stata “ufficialmente” ammessa a far parte della Chiesa metodista di Trieste. QUI trovate l’articolo completo. Di Ruggero Marchetti Foto di Armando Costessi

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Cantico dei cantici 2, 8-17. Testo e predicazione. Scala dei Giganti, 25 novembre 2012

                                   Cantico dei cantici Lei :   Una voce… il mio amore! Eccolo viene saltando sui monti, balzando sui colli. Il mio amato è simile a un capriolo, o a un cucciolo di cervo. Eccolo, sta dietro il nostro muro e guarda dalla finestra, spia attraverso le grate. Parla il mio amato e mi dice: «Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni! Ecco, l’inverno è passato, la pioggia è cessata, se n’è andata via. I fiori rispuntano dalla terra, è giunto il tempo della potatura, la voce della tortora si ode già nelle nostre terre. Il fico ha messo le sue gemme, le viti in fiore esalano profumo. Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni. O mia colomba, che ti annidi nelle fenditure delle rocce, negli anfratti delle balze, fammi vedere il tuo viso, fammi sentire la tua voce; poiché la tua voce è soave, e il tuo viso è affascinante. Prendeteci le volpi, le piccole volpi che guastano le vigne, le nostre vigne in fiore! Il mio amato è mio, e io sono sua: di lui, che pasce il gregge tra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e che le ombre fuggano, torna, mio amato, come la […]

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Un pensiero dalla predicazione su Cantico dei cantici 2, 8-17, tenuta a Scala dei giganti domenica 25 novembre 2012

(Chi voglia leggere il testo integrale dela predicazione, lo può trovare nella colonna accanto)   La pagina del Cantico di oggi è l’appassionato monologo della donna innamorata, talmente innamorata e già una cosa sola col suo amato, che parla anche per lui, dà voce alla sua voce… amore al suo amore…   Quando si ama, tutto è una sorpresa. Per questo il discorso della donna, talmente melodioso da essere quasi una sinfonia d’amore con le parole al posto delle note, si apre con una serie di “staccati” che è proprio tutta piena di sorprese: “Una voce, il mio amore!… Eccolo… Eccolo… Ecco!…”. La notte è ormai alla fine, già si sente il profumo dell’alba e con la prima luce ecco l’amato finalmente arriva, dopo tante ore buie di lontananza, di silenzio e d’attesa. E col suo arrivo si spezza la tensione, ha fine ogni paura. È in casa, la ragazza. Ha trascorso un lungo, duro inverno: una triste sequenza di giorni tutti uguali, piovigginosi, grigi, solitari. Ma adesso: “Una voce, il mio amore!”. E con lui irrompe la primavera, con le sue brezze che sono una carezza, col tenero tremolio delle foglie appena nate, col profumo dei fiori e il […]

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Convegno “Una nuova vita nella nostra vita”

“Una nuova vita nella nostra vita” è stato l’argomento del XVII convegno del Centro di Studi Albert Schweitzer di Trieste, tenuto il pomeriggio del 16 e il mattino del 17 novembre, presso la Basilica di S. Silvestro, che intendeva mettere a confronto la teologia con l’esperienza di vita. Riportiamo QUI un ampio riassunto. Di Gianfranco Hoffer Foto di Armando Costessi

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Cantico dei cantici 1,9 – 2,7. Testo e predicazione. Scala dei Giganti, domenica 18 novembre 2012

  Cantico dei cantici 1, 9 – 2, 7     Lui : Amica mia, io ti assomiglio alla cavalla del cocchio del faraone. Le tue guance sono deliziose fra gli orecchini il tuo collo fra le collane di perle. Noi ti faremo orecchini d’oro trapuntati d’argento. Lei : Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo emana il suo profumo. Il mio amico è per me un sacchetto di mirra, che passa la notte sul mio seno. Il mio amico è per me un grappolo di cipro delle vigne d’En-Ghedi. Lui : Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi sono come colombe.   Lei : Come sei bello, amico mio, come sei amabile! Anche il nostro letto è verdeggiante. Le travi delle nostre case sono di cedro, i nostri soffitti sono di cipresso. Io sono un narciso di Saron, il giglio delle valli. Lui : Quale un giglio tra le spine, tale è l’amica mia tra le fanciulle. Lei : Qual è un melo tra gli alberi del bosco, tale è l’amico mio fra i giovani. Io desidero sedermi alla sua ombra, il suo frutto è dolce al mio palato. Mi ha condotta […]

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Un pensiero dalla predicazione su Cantico dei cantici 1,9 – 2,7, tenuto a Scala dei Giganti domenica 18 novembre 2012

(Chi voglia leggere il testo integrale della predicazione, lo può trovare nella colonna accanto)  La pagina di oggi parla da sola, con la ricchezza e lo splendore delle sue immagini. È davvero poesia d’amore allo stato puro, e poiché la donna sa vivere l’amore con un’intensità ed un dono di sé che l’uomo non conosce, ancora una volta il Cantico dei cantici è il libro della Bibbia che dà voce alla donna e la riscatta dal silenzio a cui essa è obbligata in quasi tutti gli altri… È interessante notare che anche qui chi parla è soprattutto lei, la donna: dieci versetti su quindici totali. Ed insieme all’amato dice davvero cose molte belle, ma per noi anche strane, e da spiegare. Pensiamo solo alla prima parola che l’amato dice alla sua amata: “Amica mia, io ti assomiglio alla cavalla del cocchio del faraone”. Paragonare una donna a una cavalla, non è per noi il massimo della delicatezza… ma se ci riflettiamo, è vero che il cavallo, con l’eleganza della sua figura, il fremito dei suoi muscoli, l’armonia della sua corsa, può essere e anzi è un simbolo perfetto di bellezza, e se anche pensiamo che al “cocchio del faraone” venivano […]

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Isaia 65, 16-25. Testo e predicazione. San Silvestro, 17.11.2012

  Isaia 65 , 16b – 25   Le afflizioni di prima saranno dimenticate, saranno nascoste ai miei occhi. Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria. Gioite, sì, esultate in eterno per quanto io sto per creare; poiché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio, e il suo popolo per la gioia. Io esulterò a motivo di Gerusalemme e gioirò del mio popolo; là non si udranno più voci di pianto né grida d’angoscia; non ci sarà più, in avvenire, bimbo nato per pochi giorni, né vecchio che non compia il numero dei suoi anni; chi morirà a cent’anni morirà giovane e il peccatore sarà colpito dalla maledizione a cent’anni. Essi costruiranno case e le abiteranno; pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Non costruiranno più perché un altro abiti, non pianteranno più perché un altro mangi; poiché i giorni del mio popolo saranno come i giorni degli alberi; i miei eletti godranno a lungo l’opera delle loro mani. Non si affaticheranno invano, non avranno più figli per vederli morire all’improvviso; poiché saranno la discendenza dei benedetti del Signore e i loro […]

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Un pensiero dalla predicazione su Isaia 65, 16-25, tenuta a san Silvestro sabato 17 novembre 2012

(Chi voglia leggere il testo integrale della predicazione, lo può trovare nella colonna accanto)   C’è in questo testo una parola che si riferisce alle madri di Israele e, nella prospettiva di Dio, alle madri di ogni tempo e di ogni luogo: “Non avranno più figli per vederli morire…”. Da quando questa promessa è stata pronunciata, sono passati più di duemila e cinquecento anni. In questi venticinque secoli, quante madri sono state obbligate a mettere al mondo i loro figli e figlie tremando per loro… chiedendosi angosciate quale sarebbe stata mai la loro sorte, e spesso disperando, perché lo sapevano anche troppo bene?… E quante ancora oggi partoriscono nuove vite con la morte nel cuore, col terrore negli occhi… quante rinunciano addirittura a mettere al mondo nuove vite perché in realtà metterebbero al mondo “nuove morti”?… E allora, veramente, anche la venuta di Gesù, cos’ha cambiato? Per rispondere, proviamo a ricercare quali siano le forze negative, le “afflizioni” che questa pagina cerca di superare per suscitare in coloro che lo ascoltano nuova speranza e forza. Ci accorgeremo allora che ciò che fa soffrire e contro cui Dio si leva può essere riassunto in una sola parola: “violenza”. È stata la […]

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Giobbe 14, 1-6. Testo e predicazione. San Silvestro-Cristo Salvatore, sabato 10 novembre 2012

  Giobbe 14 , 1 – 6   L’uomo, nato di donna, vive pochi giorni, ed è sazio d’affanni. Spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un’ombra, e non dura. E sopra un essere così, tu tieni gli occhi aperti e mi fai comparir con te in giudizio! Chi può trarre una cosa pura da una impura? Nessuno. Se i suoi giorni sono fissati, e il numero dei suoi mesi dipende da te, e tu gli hai posto un termine che egli non può varcare, distogli da lui lo sguardo, perché abbia un po’ di tranquillità, e possa godere come un operaio la fine della sua giornata.         Giobbe. Noi conosciamo la storia di quest’uomo: come da un giorno all’altro s’è ritrovato ad essere un padre senza figli, perché i suoi figli sono tutti morti… s’è ritrovato un ricco senza beni, perché i suoi beni sono tutti scomparsi… s’è ritrovato vittima del male, colpito da “una piaga maligna dalla pianta dei piedi alla cima del capo” (cfr 2,7). Un uomo, allora, vittima della sorte, o piuttosto – secondo quanto racconta l’inizio del libro che da lui prende il nome – da Satana e da Dio […]

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Un pensiero dalla predicazione su Giobbe 14,1-6, tenuta a San Silvestro-Cristo Salvatore sabato 10 novembre 2012

(Chi voglia leggere il testo integrale della predicazione, lo può trovare nella colonna accanto)   Proprio mentre rileva crudelmente la sua fragilità, Giobbe mette in luce la grandezza dell’uomo, per cui siamo “unici” in tutto l’universo. E parla di questa grandezza attraverso le medesime immagini di cui finora abbiamo visto la faccia negativa, e che invece hanno in sé anche il “diritto della medaglia”, il lato positivo… Io sono, ha detto Giobbe, un “uomo, nato di donna, che vive pochi giorni, ed è sazio d’affanni”. Ma proprio perché so che la mia vita è breve, e la vorrei più lunga… proprio perché so che il mio esistere è segnato d’affanni, e lo vorrei felice… proprio per questa consapevolezza che mi strazia, io sono incomparabilmente superiore ad ogni altra creatura dell’intero universo che conosco. Un animale, nasce, vive e muore, senza che quasi se ne renda conto… La sua esistenza non è affannosa: non sa se la sua vita è breve o lunga, non prova il mal di vivere che io provo: io sono inquieto e soffro, perché so quello che lui, l’animale, per fortuna sua non sa. È la nostra tragedia di esseri umani, ma è anche la nostra dignità, […]

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