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Un pensiero dalla predicazione su Cantico dei cantici 1,9 – 2,7, tenuto a Scala dei Giganti domenica 18 novembre 2012

(Chi voglia leggere il testo integrale della predicazione, lo può trovare nella colonna accanto)

 La pagina di oggi parla da sola, con la ricchezza e lo splendore delle sue immagini. È davvero poesia d’amore allo stato puro, e poiché la donna sa vivere l’amore con un’intensità ed un dono di sé che l’uomo non conosce, ancora una volta il Cantico dei cantici è il libro della Bibbia che dà voce alla donna e la riscatta dal silenzio a cui essa è obbligata in quasi tutti gli altri… È interessante notare che anche qui chi parla è soprattutto lei, la donna: dieci versetti su quindici totali. Ed insieme all’amato dice davvero cose molte belle, ma per noi anche strane, e da spiegare. Pensiamo solo alla prima parola che l’amato dice alla sua amata: “Amica mia, io ti assomiglio alla cavalla del cocchio del faraone”. Paragonare una donna a una cavalla, non è per noi il massimo della delicatezza… ma se ci riflettiamo, è vero che il cavallo, con l’eleganza della sua figura, il fremito dei suoi muscoli, l’armonia della sua corsa, può essere e anzi è un simbolo perfetto di bellezza, e se anche pensiamo che al “cocchio del faraone” venivano aggiogati solo i cavalli più belli, ecco che qui allora, complimento s’aggiunge a complimento. Poi, questo paragone così “forte” è mirabilmente raddolcito dal tratteggio del volto della donna, le cui guance delicate sono come una pittura, incorniciate dagli orecchini d’oro, mentre le perle della sua collana cingono collo e viso in un ovale elegante e perfetto…

Se le parole dell’innamorato sono legate a simboli visivi, quelle della fanciulla scelgono invece simboli odorosi e così dalla pagina emanano i profumi più raffinati: il “nardo”, la “mirra”, il “cipro” e tanti altri, a formare una nuvola preziosa che ricolma di sé tutta la scena… Davvero un paradiso sulla terra, un rifugio sereno e delizioso in cui le paure umane si cancellano…

Poi, ritorna l’amato, e immerge gli occhi negli occhi dell’amata, e quegli occhi sussurrano dolcezza: sono mobili, dolci, appassionati… gli sembrano “colombe”… Veramente, negli occhi di chi amano, gli innamorati hanno l’arte di intuire dei pensieri non detti, sentimenti apparentemente non espressi, muti segni d’amore…

Quindi, ancora la donna, che ripete a se stessa lo stupore che ogni volta l’afferra di fronte alla bellezza dell’amato. E lo stupore si fa sogno e disegno, il mondo stesso si fa “casa d’amore”. I re e le regine avevano letti raffinati, “con coperte soffici e fine tela d’Egitto” (cfr Proverbi 7,16), e con sponde d’avorio intagliato. I nostri amanti hanno un tappeto d’erba verde, una radura circondata d’alberi, ma il loro amore trasfigura tutto in una stanza che neanche i re si sognano: il regno dell’amore che ha il cielo per soffitto, e come decorazioni raffinate le punte svettanti dei cipressi. È un incantesimo di sfumature del verde… e in mezzo a questo verde dai toni più diversi, la donna sceglie per rappresentarsi, un fiore di “narciso”, un fiore povero, ma dal profumo intenso, e “il giglio delle valli”, anch’esso un fiore semplice, dalla corolla piccola, eppure ricco d’una sua bellezza…

Ed ancora, l’immagine del “melo”, e le altre del “vino” e dell’“ebbrezza”… e il sigillo finale: l’abbandono d’amore: “La sua sinistra è sotto il mio capo, la sua destra mi abbraccia!”. Un gesto che è tenerezza, possesso, protezione… R. M.

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