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Luca 4, 1-13. Testo e predicazione. San Silvestro, domenica 9 dicembre 2012

 

Luca 4 , 1 – 13

 Gesù, pieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove era tentato dal diavolo. Durante quei giorni non mangiò nulla; e quando furono trascorsi, ebbe fame.

 Il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è stata data, e la do a chi voglio. Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto”».

 Allora lo portò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; perché sta scritto:

Egli ordinerà ai suoi angeli che ti proteggano,

ed essi ti porteranno sulle mani,

perché tu non inciampi con il piede in una pietra”».

Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

 Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento determinato.

Al di là della loro apparente semplicità, i vangeli sono scritti con un’arte sottilissima: c’è in questi testi tutta una fitta serie di rimandi da un testo all’altro, da una parola all’altra, che è importante conoscere, perché questo ti aiuta a comprendere il testo che tu leggi, il suo significato ed il suo insegnamento pieno e vero.

Abbiamo udito una pagina famosa, quasi un “classico” biblico: le tre “tentazioni” che il diavolo porta a Gesù nel deserto, subito prima dell’inizio della sua predicazione. Chi è Gesù? E chi è questa strana figura, terribile e affascinante al tempo stesso, del Grande Tentatore? E perché tenta proprio Gesù? A cosa mira? Cosa vuole ottenere?

 Per provare a rispondere a queste domande a cui non si può non rispondere se vogliamo capire quel che Luca vuole dirci, dobbiamo guardare a quello che c’è subito prima… che precede il nostro testo.

Nella seconda parte del capitolo 3, Gesù adulto compare per la prima volta sulla scena e va a farsi battezzare da Giovanni. E “mentre pregava” – così racconta Luca – “venne una voce dal cielo: Tu sei il mio diletto Figlio, in te mi sono compiaciuto” (cfr Lc 3, 21-22).

Fino a qui Luca è pienamente in linea con gli altri due sinottici, perché anche Matteo e Marco pongono l’episodio del battesimo prima del testo delle tentazioni. Ma poi il nostro evangelista inserisce a sorpresa fra il “battesimo” e le “tentazioni” la “genealogia” di Gesù: l’elenco dei suoi avi, da Giuseppe via via all’indietro nel tempo fino ad Adamo (cfr Lc 3, 23-38).

Ma proprio in questo modo già risponde in anticipo alla nostra prima domanda, ci dice chi è Gesù: se il racconto del battesimo contiene la testimonianza che il Padre stesso gli rende che lui è il “Figlio di Dio”, la genealogia, questa catena ininterrotta di nomi di esseri umani che sono nati, hanno messo al mondo dei figli e sono morti, proclama la sua piena umanità. Perciò noi adesso sappiamo che colui che subito dopo se ne è andato nel deserto a pregare e a digiunare e ad incontrare il diavolo, è senza il minimo dubbio il “Figlio di Dio” che è anche “Figlio d’uomo”.

Gesù insomma è legato in maniera tutta particolare da un lato a Dio e dall’altro ai suoi fratelli ed alle sue sorelle in umanità.

Ma è proprio qui che interviene il tentatore… o meglio, come Luca non a caso lo chiama lungo tutto il racconto, è proprio qui che interviene il “diavolo”.

Diavolo” vuole dire “Colui che divide”, “divisore”, e lo scopo delle sue tre tentazioni è proprio quello del suo stesso nome: egli mira a dividere Gesù da Dio suo Padre e dagli esseri umani suoi fratelli e sorelle, lo stuzzica e sollecita in questa direzione.

In fondo prova semplicemente a fare quel che già ha fatto, e con un gran successo, con Eva e con Adamo, all’inizio dei tempi. Ricordate? “Dio sa che nel giorno che mangerete del frutto dell’albero proibito, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male” (cfr Genesi 3,4): “Conoscerete tutto e potrete stabilire da soli cosa è bene e cosa è male per voi stessi”. È il vecchio sogno sempre ricorrente della piena autonomia: “Adesso ci vediamo, abbiamo gli occhi aperti, e non ci occorre Dio. Non abbiamo più bisogno di aspettare che “sul far della sera” si compiaccia di venire nel giardino a passeggiare con noi e a darci i suoi consigli che poi sono comandi… Ora facciamo da soli… bastiamo noi a noi stessi”.

E non solo il diavolo è riuscito a dividere l’uomo e la donna da Dio, ma li ha anche divisi tra di loro. Ricordate le parole di Adamo quando Dio gli ha condotto Eva per mano: “Finalmente, questa è ossa delle mie ossa e carne della mia carne…” (cfr Genesi 2,23)? E poi le altre parole, totalmente diverse, che pronuncia quando si ritrova davanti al giudizio divino: “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato”. Ecco l’accusa, la colpa rovesciata su di lei. Davvero, mentre prima “l’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna”, dalla caduta in poi si debbono proteggere l’uno dall’altra con le “figlie di fico”… Insomma, il diavolo merita i complimenti, perché ha svolto benissimo il suo compito: ha introdotto il tarlo della separazione e dell’ostilità nel cuore stesso della prima coppia e in essa dell’intera umanità.

E adesso si propone lo stesso con Gesù: vuole dividerlo da Dio e vuole dividerlo dagli uomini. Per questo gli fa balenare davanti in una sorta di lanterna magica a tre luci, il sogno fantasmagorico dell’autoaffermazione di se stesso in cielo e sulla terra.

Le tentazioni, col loro tono così surreale, quasi da “Mille e una notte” (un uomo che riesce a digiunare per quaranta giorni filati, l’apparizione repentina del diavolo che sembra spuntare quasi dal nulla, il volo verso luoghi lontanissimi, “tutti i regni del mondo” che appaiono in un attimo… il duello fatto di versetti biblici…), sono in realtà attacchi ripetuti, concreti ed insidiosi, che mirano a far crollare le difese di Gesù, che mirano a inebriarlo con la loro fantasmagoria, con i loro colori che ti abbagliano…

E è un tentativo di inebriamento condotto con estrema lucidità e con estremo realismo: ci si fa poco caso, ma le tre tentazioni del diavolo di Luca sono portare secondo un ordine ben preciso: leggendole l’una di seguito all’altra troviamo anticipato tutta il cammino che Gesù seguirà dall’inizio alla croce e al tempo stesso tutto lo svolgimento dell’evangelo, che è diviso in tre parti, ognuna delle quali ha la sua eco in questi strani dialoghi e in questi strani luoghi che appaiono e scompaiono…

Ma vediamole allora, nell’ordine in cui lui ce le presenta, le tentazioni in Luca

 La prima tentazione: “Se tu sei Figlio di Dio (se lui non ti ha mentito mentre venivi battezzato nelle acque del Giordano… ) dì’ a questa pietra che diventi pane”. “Tu sai fare miracoli, e io so che ne farai. Allora fa’ subito qui il primo, e fallo per te stesso e togliti la fame. Imparerai quanto è bello poter soddisfare senza alcuna fatica e solo pronunciando una parola, i propri bisogni, desideri, sogni, e userai il tuo potere straordinario per impossessarti del ventre e delle coscienze degli esseri umani. Ne farai i tuoi schiavi e tue schiave – il prodigio rende schiavo chi lo vede e lo sogna a suo favore – e ad un tuo solo cenno accorreranno tutti, timorosi e felici. E potrai avere tutto ciò che vuoi, senza nemmeno fare più miracoli. Ti basterà sussurrare una parola e si faranno in quattro per soddisfare ogni tuo anche minimo volere,, e ti veneranno, sperando in un tuo cenno benevolo, in una tua parola che crei cibo e abbondanza di beni anche per loro… Certo questo potere te l’ha donato Dio perché tu lo usi al suo servizio… ma che t’importa? Ora il potere è tuo, puoi farne ciò che vuoi, e ciò che voglio io, il tuo saggio consigliere, a tuo solo vantaggio…”.

Gesù risponde al diavolo citando la Torah, cioè proprio la Scrittura di quel Dio che rimane il suo Dio, colui al quale obbedisce e obbedirà, senza venire meno al legame d’amore che ha con lui: “Sta scritto: Non di pane soltanto vive l’uomo”… e il versetto continua: “ma vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore” (Deuteronomio 8,3). Più chiaro di così! Il cibo di Gesù è “fare la volontà di colui che l’ha mandato” (cfr Giovanni 4,34).

 E il diavolo la Bibbia la conosce e capisce che il suo primo tentativo è andato a vuoto, e passa al secondo: “Ti darò la potenza e la gloria di tutti i regni del mondo che ti ho saputo mostrare in un istante, perché essa mi è stata data, e io la do a chi voglio. Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua”. Se Gesù farà alleanza con lui, il diavolo lo farà gran Signore del mondo. In fondo Gesù non è forse anche il Messia atteso da Israele, e il Messia non è per definizione un re? Anzi, è il re che nel nome di Dio dovrà esercitare il dominio su Israele e con lui su tutti i popoli.

Se vuoi davvero il potere universale, lascia stare il tuo Dio – dice il diavolo a Gesù – e lascia stare anche il piccolo insignificante Israele: fa’ alleanza me! Io so cos’è la forza che domina e soggioga!”. Per gli Ebrei reduci da sconfitte, massacri, deportazioni, dominati da secoli dagli imperi stranieri, la politica era “farina del demonio”: un insieme di forze che s’opponeva a Dio, e il diavolo di Luca, come abbiamo ascoltato, non ha nessun problema a rivendicare per sé questo potere: “La potenza è la mia e io la do a chi voglio”: “Io posso farti Signore universale, con più competenza, esperienza, abilità, elasticità del tuo Dio. Basta che ti inginocchi davanti a me per un momento solo, e tutto sarà tuo. Con me non sarai più l’eterno Figlio che ha sempre il Padre al di sopra di sé. Con me tu sarai libero e regnerai davvero!”.

E anche questa volta Gesù risponde al diavolo citando la Torah: “Sta scritto: Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi culto”. “Il mio Dio non sei tu – questo gli dice – e non mi prostrerò davanti a te. Il mio Dio è lui, il Signore di Israele, e io gli resto fedele. Solo a lui rendo culto, come fanno i miei fratelli del mio popolo. E resto unito a lui e resto unito a loro. Sarò il loro Messia, ma non come intendi tu… non un dominatore, ma il re che dà la vita per i suoi”.

 A questo punto, la terza tentazione: un nuovo meraviglioso spostamento, ed eccoci nel tempio. E lì nel santuario, anche il diavolo si mostra religioso e cita espressamente la Scrittura, il Salmo 91: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; perché sta scritto: Egli ordinerà ai suoi angeli che ti proteggano, ed essi ti porteranno sulle mani, perché tu non inciampi con il piede in una pietra”. “Egli ordinerà”: ancora una volta il diavolo prova a fare davvero il “divisore”, cioè prova a insinuarsi fra Gesù e Dio… a corrodere la fiducia fra loro: “Sei proprio sicuro che se ti butti giù Dio manderà i suoi angeli a salvarti? Allora fallo! Vediamo che succede! Se ti sfracellerai ai piedi del pinnacolo del tempio, allora vorrà dire che Dio ti avrà tradito, ed a che scopo vivere per un Dio traditore? Ma se invece Dio ti salverà, allora sarà un prodigio straordinario, e proprio qui nel tempio, sotto gli occhi di tutti i pii israeliti! Chi non riconoscerà che Dio è con te e chi non si prostrerà davanti a te? Li conquisterai tutti, e li potrai dominare”… Ma alla citazione del tentatore, Gesù oppone un’altra citazione: “È stato detto: Non tentare il Signore Dio tuo”: “Non metterò alla prova il mio Dio e tu non metterai più alla prova me! Il Padre mi è fedele, e io gli sono fedele e tutta la Scrittura è l’unica vera prova di questa fedeltà… non ne servono altre. Fra noi non c’è il minimo spazio per nessuna malizia, e tanto meno per la tua… E per quel che riguarda i miei fratelli e le mie sorelle che sono qui nel tempio, io voglio il loro amore, non voglio dominarli… Non ti ascolterò più!”.

Proprio così, non dovrà più ascoltarlo: il diavolo “ha finito ogni sua tentazione”. A dispetto dei suoi immensi poteri, della sua conoscenza sconfinata e della sua furbizia, non ha potuto nulla contro il “Figlio di Dio/Figlio dell’uomo”. Così, conclude Luca, “si allontanò da lui fino a un momento determinato”.

Abbiamo detto prima che le tre tentazioni nel vangelo di Luca anticipano il cammino di Gesù. Forse già ve ne sarete resi conto: la prima tentazione ci rimana al ministero di Gesù in Galilea, quando passerà di villaggio in villaggio guarendo gli ammalati e prendendosi cura e liberando tutti i sofferenti; la seconda, sulla sua messianicità, ci proietta al suo viaggio verso Gerusalemme, fino al suo ingresso da sovrano vittorioso e insieme umile nella città di Davide suo padre; la terza tentazione ci porta poi nel tempio, dove Gesù trascorrerà i suoi ultimi giorni di uomo e maestro libero, fino a quando proprio i “sommi sacerdoti” responsabili del tempio non lo cattureranno, lo processeranno, e lo consegneranno alla croce di Pilato. E sarà proprio lì, sulla sua croce, che il diavolo porterà a Gesù l’ultimo attacco. È stato abbandonato da tutti i suoi discepoli che l’hanno tradito, rinnegato, sono scappati via… e vivrà l’abbandono anche di Dio. Ed è su questo duplice abbandono che il diavolo giocherà l’ultima carta, sperando finalmente di “dividerlo” dal Padre e dai suoi amici, e lo farà parlando per la bocca dei capi di Israele: “Ha salvato altri, salvi se stesso, se è il Cristo, l’Eletto di Dio!” (Lc 23,35). Ma Gesù non si salverà, non scenderà giù dalla croce: pregherà per coloro che lo insultano, e affiderà se stesso nelle mani del Padre. E il diavolo se ne andrà via scornato un’altra volta…

* * *

Io non sono il diavolo, al massimo sono “un povero diavolo”. Se lo fossi, in tutta questa vicenda una cosa mi farebbe davvero “indiavolare”… Il fatto cioè che Gesù nell’episodio delle tentazioni ha rifiutato di fare delle cose che poi saranno invece… come dire?… il “quotidiano” del suo ministero.

Così, qui non cambia la pietra in un pane, ma poi non avrà problemi a moltiplicare “pani e pesci” per nutrire le folle (cfr Lc 9,10-17). Così anche, rifiuta la tentazione messianica del potere, ma – come già abbiamo accennato – sceglierà di entrare a Gerusalemme “da Messia” cavalcando trionfalmente, lui che andava sempre a piedi, un “puledro d’asina” per realizzare nella sua persona l’oracolo di Zaccaria 9,9 sul “re giusto e vittorioso”, e accettando la lode dei discepoli entusiasti: “Benedetto il re che viene nel nome del Signore” (cfr Lc 19,35-38). Ed infine, se Gesù ha rifiutato la tentazione di rischiare la vita “gettandosi” dal Tempio, non esiterà affatto a metterla in gioco, la sua vita, “gettandosi” nella morte sulla croce.

Ogni volta si tratta del medesimo atto, e tuttavia una volta è rigettato nel nome della lotta contro la tentazione, ed una volta invece non soltanto è accettato, ma anche addirittura provocato. Perché?

La differenza è chiara. Nel racconto delle tre tentazioni, quegli atti, se compiuti nello spirito dello stimolo del diavolo, sarebbero serviti a Gesù per affermare se stesso contro Dio e contro tutti. Nel proseguo del vangelo sono invece al servizio del prossimo o al servizio di Dio stesso.

A questo punto, ci rendiamo conto che la tentazione in realtà non si incentra si quel gesto o quell’altro, ma mira – come già abbiamo visto – a mettere al suo centro la relazione di Gesù con Dio. Ed è qui che il diavolo è davvero “il divisore”, perché prova a dividere il Figlio da suo Padre, e poiché senza Dio non c’è l’amore, ma solo l’egoismo e la sete del dominio, dividendo Gesù da Dio il diavolo sa che riuscirebbe a dividerlo anche da quell’umanità di cui Gesù fa parte.

Sconfiggere oggi il diavolo, dire no al “divisore”, non consiste allora nel domandarsi se quel gesto o quell’altro, quella parola o l’altra siano permessi o no.

Questa è una casuistica che conta molto poco. Come per Gesù, così anche per noi, fare fronte al tentatore è rifiutare tutto ciò che verrebbe a insinuarsi tra me e Dio e tra me e i miei fratelli e sorelle… rifiutare ogni cosa che che verrebbe a mettere al centro della mia vita il mio “io” al posto di Dio ed al posto degli altri.

Se riflettiamo a tutti i nostri “io” individuali e comunitari ai quali diamo il cuore escludendo altri “tu”, ed escludendo anche quello che Dio vuole da noi, perché egli vuole che noi ci apriamo agli altri, ci accorgiamo di quanto questa antica fiabesca strana storia nel deserto ci tocchi da vicino, ci chiami a vigilare su noi stessi… a ripetere ogni volta con particolare intensità, nella preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli: “Fa’ che non soccombiamo nella tentazione”… vincano in noi l’amore e l’apertura… l’amore e l’apertura verso Dio, l’amore e l’apertura verso gli altri…

                                                                              Ruggero Marchetti

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