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Un pensiero dlala predicazione di domenica 9 dicembre 2012 a San Silvestro su Luca 4, 1-13

 

(Chi voglia leggere il testo integrale della predicazione, lo potrà trovare nella colonna accanto)

Gesù nell’episodio delle tentazioni ha rifiutato di fare delle cose che poi saranno invece… come dire?… il “quotidiano” del suo ministero. Così, qui non cambia la pietra in un pane, ma poi non avrà problemi a moltiplicare “pani e pesci” per nutrire le folle (cfr Luca 9,10-17). Così anche, rifiuta la tentazione messianica del potere, ma sceglierà di entrare a Gerusalemme “da Messia” cavalcando trionfalmente, lui che andava sempre a piedi, un “puledro d’asina” per realizzare nella sua persona l’oracolo di Zaccaria 9,9 sul “re giusto e vittorioso”, e accettando la lode dei discepoli entusiasti: “Benedetto il re che viene nel nome del Signore” (cfr Luca 19,35-38). Ed infine, se Gesù ha rifiutato la tentazione di rischiare la vita “gettandosi” dal Tempio, non esiterà affatto a metterla in gioco, la sua vita, “gettandosi” nella morte sulla croce. Ogni volta si tratta del medesimo atto, e tuttavia una volta è rigettato nel nome della lotta contro la tentazione, ed una volta invece non soltanto è accettato, ma anche addirittura provocato. Perché?

La differenza è chiara. Nel racconto delle tre tentazioni, quegli atti, se compiuti nello spirito dello stimolo del diavolo, sarebbero serviti a Gesù per affermare se stesso contro Dio e contro tutti. Nel proseguo del vangelo sono invece al servizio del prossimo o al servizio di Dio stesso. A questo punto, ci rendiamo conto che la tentazione in realtà non si incentra si quel gesto o quell’altro, ma mira a mettere in crisi la relazione di Gesù con Dio. Ed è qui che il diavolo è davvero “il divisore”, perché prova a dividere il Figlio da suo Padre. E poiché senza Dio non c’è l’amore, ma solo l’egoismo e la sete del dominio, dividendo Gesù da Dio il diavolo sa che riuscirebbe a dividerlo anche da quell’umanità di cui Gesù fa parte.

Sconfiggere oggi il diavolo, dire no al “divisore”, non consiste allora nel domandarsi se quel gesto o quell’altro, quella parola o l’altra siano permessi o no. Questa è una casuistica che conta molto poco. Come per Gesù, così anche per noi, fare fronte al tentatore è rifiutare tutto ciò che verrebbe a insinuarsi tra me e Dio e tra me e i miei fratelli e sorelle… rifiutare ogni cosa che che verrebbe a mettere al centro della mia vita il mio “io” al posto di Dio ed al posto degli altri. Se riflettiamo a tutti i nostri “io” individuali e comunitari ai quali diamo il cuore escludendo altri “tu”, ed escludendo anche quello che Dio vuole da noi, perché egli vuole che noi ci apriamo agli altri, ci accorgiamo di quanto questa antica fiabesca strana storia nel deserto ci tocchi da vicino, ci chiami a vigilare su noi stessi… a ripetere ogni volta con particolare intensità, nella preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli: “Fa’ che non soccombiamo nella tentazione”. Sì, vincano in noi l’amore e l’apertura: l’amore e l’apertura verso Dio, l’amore e l’apertura verso gli altri.                               R. M.

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