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Marco 3, 7-19. Testo biblico e predicazione della Festa della Libertà del 17 febbraio 2013

 

Marco 3 , 7 – 19

Poi Gesù si ritirò con i suoi discepoli verso il mare; e dalla Galilea una gran folla lo seguì; e dalla Giudea, da Gerusalemme, dalla Idumea e da oltre il Giordano e dai dintorni di Tiro e di Sidone una gran folla, udendo quante cose egli faceva, andò da lui. Egli disse ai suoi discepoli che gli tenessero sempre pronta una barchetta, per non farsi pigiare dalla folla. Perché, avendone guariti molti, tutti quelli che avevano qualche malattia gli si precipitavano addosso per toccarlo.

E gli spiriti immondi, quando lo vedevano, si gettavano davanti a lui e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ed egli ordinava loro con insistenza di non rivelare la sua identità.

 

Poi Gesù salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui. Ne costituì dodici per tenerli con sé e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i dodici, cioè: Simone, al quale mise nome Pietro; Giacomo, figlio di Zebedeo e Giovanni, fratello di Giacomo, ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figli del tuono; Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariot, quello che poi lo tradì.

 

Uomini e donne in marciaincontro alla speranza… Vengono dalla Galilea e dalla Giudea e da Gerusalemme: è tutto Israele che s’è messo in movimento. E anzi più di Israele: è una marea che giunge anche dai paesi vicini: dall’Idumea e da oltre il Giordano e da Tiro e Sidone…

E tutti confluiscono… tutti vanno a Gesù: è lui la meta del loro camminare, lui la sorgente della speranza che li ha messi sulla via… Non è solo, Gesù, un maestro straordinario, non parla solo con un’autorità che sbalordisce… è anche e soprattutto un maestro buono che sa chinarsi pieno d’attenzione sui mali e sui dolori di chi soffre, e che li sa guarire, nel nome del Signore.

Ecco perché tutti accorrono a lui, e vogliono ascoltarlo, e lo vogliono toccare, al punto che Gesù – ed è un particolare molto umano che ce lo fa sentire ancora più vicino – appare preoccupato da tutta quella gente, e chiede ai suoi discepoli “che gli tenessero sempre pronta una barchetta” su cui poter saltare per non restare schiacciato dalla ressa. Ma poi, su tutto prevale la pietà, e Gesù resta lì e subisce l’assalto della folla e – dice Marco“ne guariva molti”…

Una scena davvero impressionante di sofferenza che si tramuta in gioia: speranze realizzate e dolori sconfitti… e un entusiasmo che via via si fa grande…

 

Ma ecco, nel cuore di quella benedetta confusione, si insinua una presenza, una realtà inquietante: appare e si fa vivo lo Spirito del male: “Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, si gettavano davanti a lui e gridavano: Tu sei il Figlio di Dio!”.

Diversamente da Matteo e da Luca, in Marco non troviamo il racconto dettagliato delle tre tentazioni di Satana a Gesù. S’è limitato a dire: “rimase nel deserto quaranta giorni, tentato da Satana” (cfr Mc 1,13). Forse, nel suo vangelo, il vero racconto delle tentazioni lo abbiamo qui. Perché qui nella pagina di oggi, Satana, attraverso quegli “spiriti immondi” che lo proclamano “Figlio di Dio”, sembra voler fare proprio questo: tentare Gesù.

 

Ricordiamo le tre tentazioni in Matteo: i tre assalti poderosi dello Spirito del male…

All’inizio s’avvicina a Gesù, affamato dopo il lungo digiuno, e gli sussurra: “Se sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane” (Mt 4,3) … “Tu che puoi farlo, se davvero lo puoi, placa da te la fame. La gente lo saprà. Saprà che tu hai il potere di soddisfare i tuoi e i loro bisogni… che tu puoi garantire ciò che li sfama in tutti quanti i sensi. E accorreranno a te, stanne sicuro! Io li conosco bene… Garantisci loro un corpo sano e soddisfatto, la libertà dalla preoccupazione di mettere insieme il pranzo con la cena, e saranno tuoi, ti riconosceranno come il loro unico grande Benefattore”…

Poi il volo straordinario dal deserto al pinnacolo del tempio, ed ecco la seconda tentazione: “Se sei Figlio di Dio, buttati giù! Sta scritto infatti: Egli darà ordine ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra”… “Pensa… tutti quelli che pregano nei cortili del tempio ti vedranno volare sulle braccia degli angeli di Dio. Capiranno chi sei e quanto egli ti ama. Sarà il più clamoroso dei miracoli e non solo Israele, ma tutto quanto il mondo non potrà non mettersi in ginocchio innanzi a te”…

Infine un altro volo prodigioso, ed un ultimo assalto: “Di nuovo il diavolo lo condusse con sé su un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni della terra e la loro magnificenza, e gli disse: Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai”… “Basta che per un solo istante tu ti metta ai miei piedi e io, il “Principe di questo mondo”, ti darò il potere su di esso. Se sei il “Figlio di Dio” sei anche il “Messia Re”. E regnerai davvero, grazie a me, non solo su Israele, ma sulla terra intera! E così finalmente gli uomini avranno un re degno di questo nome!”.

Ecco allora le tre tentazioni: il benessere materiale, la forza soggiogante del miracolo, la signoria politica sul mondo, come strumenti per dominare sull’umanità.

Adesso, nella nostra pagina di Marco, Satana fa un ulteriore passo avanti e come “tentazione delle tentazioni” offre a Gesù… se stesso. È questo il senso del “gettarsi a terra avanti a lui” degli spiriti immondi, del loro proclamare ad alta voce: “Tu sei il Figlio di Dio”: “Se vuoi, io posso mettere, come già sto facendo, me stesso ed i miei servi al tuo servizio, ed essi saranno gli araldi che andranno in tutto il mondo a gridare a gran voce che tu sei il Figlio di Dio! E sta’ sicuro che si faranno ascoltare! Prova a riflettere: il Figlio di Dio e il Principe di questo mondo tu ed io alleati fra loro… Chi ci potrà resistere?… E il mondo sarà tuo, e un pochino anche mio… del tuo servo fedele…”.

 

È l’assalto davvero poderoso di colui che rimane il Grande Tentatore. Già all’inizio del mondo, è riuscito a sedurre Eva ed Adamo, ma qui si tratterebbe della preda delle prede! Non una creatura, sia pure la creatura fatta “a norma dell’immagine e come somiglianza” del Creatore (cfr Genesi 1,26). Qui c’è ben altro: c’è il Figlio stesso di Dio! Mettere Dio Figlio contro Dio Padre. Questo, e niente di meno, è il progetto di Satana. Questa è la tentazione che egli porta, attraverso Gesù, al cuore stesso della divinità!

 

Ma Gesù è più grande del Grande Tentatore. E con la sua parola zittisce gli “scagnozzi” del demonio e li obbliga al silenzio: “Ordinava loro con insistenza che non lo facessero conoscere”.

Non possono essere loro, “gli spiriti immondi”, i testimoni della sua identità. La rivelazione della figliolanza divina di Gesùavrà poi luogo, certo, ma in una maniera incomparabilmente diversa: Gesù non si manifesterà “Figlio di Dio” nel segno del potere ma, al contrario, nel segno dell’“annientamento” della croce. In Marco 15,39 troviamo scritto: “Il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, esclamò: Davvero quell’uomo era Figlio di Dio!”.

Sì, Gesù si farà conoscere così: nella fragilità di chi ama, e per amore espone e dà la vita. E certo, con un amore così, Satana non ha nulla a che fare…

Intanto, qui ha già vinto. Ha superato senza nessuno sforzo l’insidia del Maligno: non gli serve un potere da esercitare sulla “gran folla” che è venuta da lui, perché ama quegli uomini e quelle donne, e li vuole servire.

 

E Gesù il vincitore chiama anche i suoi discepoli e chiama la sua chiesa a vincere con lui: libera dal potere, nel segno dell’amore…

Nudi, seguono un Cristo nudo”. Questa parola malevola e ammirata al tempo stesso che descriveva i valdesi medievali, rimane sempre la nostra vocazione. La sola vocazione che noi, e non solo noi, ma tutte quante le chiese di Gesù che vogliono essere degne del suo nome, debbono seguire: la “nudità” dal potere è il solo possibile “stile di vita” di ogni chiesa.

Ma la chiesa è rimasta fedele al suo Signore, o ha ceduto, o cede ancora oggi alla tentazione insidiosa del potere?

 

* * *

Oggi è il 17 febbraio. Per noi è la Festa della Libertà. Ricordiamo che il 17 febbraio di 165 anni fa i Valdesi del Piemonte, obbligati da secoli a vivere in un ghetto, ottennero finalmente la concessione dei diritti civili. Non la libertà di culto: in quel campo Carlo Alberto di Sardegna si premunì di scrivere un chiarissimo: “Nulla è innovato”. Ma a volte basta una piccolo inizio, e tutto cambia. E in pochissimo tempo i Valdesi seppero fare un uso tale delle loro libertà civili da trasformarle anche in libertà di culto, di predicazione e di testimonianza. E la nostra Festa valdese della Libertà è diventata la festa della libertà di tutti gli evangelici italiani. E da tempo va avanti la proposta di fare del 17 febbraio la Giornata nazionale della libertà religiosa.

Penso però che dovremmo avere un obiettivo più ampio, insieme più ambizioso e più giusto. Fare di questo giorno la Giornata della Libertà di coscienza per tutti, senza alcun aggettivo. E il 17 febbraio avrebbe tutti i motivi per diventare questo. Perché non c’è stato solo il 17 febbraio 1848; c’è stato anche il 17 febbraio 1600.

 

Nel 1600 a Roma c’era l’Anno Santo. Frotte di pellegrini si aggiravano nella città splendidamente rinnovata dai papi e dagli artisti del Rinascimento, visitavano chiese e monumenti, ammirando la grandezza della Chiesa romana appena uscita dal Concilio di Trento. Erano quelli insomma, stando a quanto dicevano le cronache dell’epoca, giorni “di remissione e di perdono, di vera indulgenza e di spirituale allegrezza”.

Però, nella piazza di Campo de’ Fiori, quella mattina del 17 febbraio c’era un uomo “piccolo, scarno, con un poco di barba nera, di età di circa quarant’anni”, per il quale non c’erano né perdono né allegrezza. Sta infatti per essere arso vivo come “eretico ostinato, pertinace e impenitente”. Viene portato al rogo “con la lingua in giovaper le brutte parole che diceva” (“lingua in giova” vuol dire “lingua aggiogata”, straziata e fatta a pezzi ad ogni minimo movimento da un ferro acuminato infilato a forza in bocca).

Quell’uomo è uno dei più grandi filosofi del suo secolo, e non solo del suo. Il suo nome è Giordano Bruno. Ed è un “eretico” nel senso letterale del termine: “eretico” vuol dire “studioso”, “ricercatore”, e Bruno è uno che ha fatto solo questo: ha studiato tutta la vita senza fermarsi mai, senza mai accontentarsi, E nella sua appassionata e indomabile ricerca insieme intellettuale e spirituale ha intuito fra i primi la verità del sistema eliocentrico copernicano, ma ha anche capito e detto che, se la terra non è il centro dell’universo ed è invece un pianeta che gira attorno al sole, nemmeno il sole è però quel centro, perché l’universo è un sistema infinito, popolato di infiniti altri mondi…

Sì, Giordano Bruno ha sostenuto prima di ogni altro, che le cosiddette “stelle fisse” erano altrettanti centri di altri sistemi solari come il nostro, e ancora, ha anche intuito che tutti i corpi celesti ruotano sul proprio asse e che la terra non è perfettamente sferica, ma appiattita ai suoi poli. E tutto questo, prima di Galileo e senza cannocchiale, ma servendosi solo del cervello…

Proprio per questi insegnamenti sulla formazione e sulla composizione dell’universo, e perché sempre autonomo nel pensiero e nel giudizio, ora subisce una morte così atroce. Come dicono le cronache dell’epoca, s’è incaponito nelle sue folli idee e “ha preferito,circondato da secche fascine, venir bruciato vivo da divampante fuoco”.

 

Un grande, sfortunato pensatore, Giordano Bruno. Non solo per la terribile fine che ha fatto, ma anche dopo quella terribile fine.

Ha sbagliato anche l’anno della morte. Se muori a Roma durante un Anno Santo, significa che ogni centenario della tua morte cadrà in un altro Anno Santo, ed in un Anno Santo ricordare una persona bruciata viva per le proprie idee dalla chiesa che lo indice, e quanto meno imbarazzante… meglio mettere la sordina a tutto quanto. Così anche tredici anni fa, il quarto centenario del rogo di Bruno è caduto in pieno Grande Giubileo, e nel nostro paese i media di ogni tipo e tendenza hanno quasi ignorato quella ricorrenza.

Sempre a proposito della sfortuna anche postuma di Bruno, prima ho fatto un accenno a Galileo. Proprio Galileo, e Keplero e tanti altri, hanno “saccheggiato” le sue opere senza neppure nominarlo mai… Insomma, davvero povero Giordano Bruno! Arrostito da vivo, e derubato e ignorato da morto. Oggi, per fortuna qualcosa sta cambiando, e proprio in questi giorni, è uscita una sua nuova biografia “non solo per filosofi” che rende giustizia alla sua grandezza…

 

Finora abbiamo parlato di Giordano Bruno e della Chiesa romana. Ma anche le nostre chiese protestanti non l’hanno mica trattato con i guanti…

Nel corso delle sue peregrinazioni alla ricerca di una cattedra da cui insegnare, Bruno s’era recato a Ginevra, la città di Calvino, piena di rifugiati italiani. Sperava di poter vivere e lavorare lì, “libero e sicuro”. Invece fu processato e condannato dal Concistoro dei pastori. Si salvò perché in quell’occasione chiese perdono per le sue idee e fu solo bandito… Andò allora in Inghilterra. Ma poiché a Oxford sostenne la verità della teoria eliocentrica, fu insultato e deriso, e quando poi attaccò la dottrina puritana della predestinazione, fu cacciato anche di lì… Arrivò addirittura fino a Wittenberg, ma anche coi Luterani le cose non funzionarono e allora, ancora una volta, “via di qui!”.

Insomma, sempre in fuga e sempre alle prese con uomini di chiesa… Se poi alla fine il compito di ucciderlo è toccato alla sua chiesa d’origine, anche le altre sono state “complici”.

 

Ecco, proprio la drammatica vicenda di quest’uomo ci permettere di rispondere alla domanda che c’eravamo fatta, se la chiesa di Cristo è rimasta fedele alla scelta di libertà e di “nudità” del suo Signore, o ha ceduto, o cede ancora oggi alla tentazione insidiosa del potere.

Purtroppo noi dobbiamo dire “no”. Troppe volte nella loro lunga storia, le chiese non hanno resistito all’offerta di Satana e hanno scelto il potere, un potere che domini non soltanto sui corpi, ma sulle menti e i cuori: “Devi pensare quello che voglio io, perché io ho la verità! E devi fare questo sotto pena di scomunica e di bando, di carcere e di morte”…

 

A proposito di Gesù, uno dei motivi di cui ancora oggi molti si servono a molti per criticare Bruno e che, già legato al palo del suo rogo, ebbe un ultimo gesto impressionante. Impossibilitato a dire una parola dalla sua “lingua in giova”, quando un frate gli mise sotto il naso il crocifisso, in un ultimo tentativo di provocare il suo pentimento, egli distolse con disgusto il viso.

Certo, un gesto da brividi… Ma mi chiedo e vi chiedo: secondo voi, Gesù (quello vero) è stato in quel momento più vicino a quel frate zelante o a quel pover’uomo che moriva in quel modo così orribile solo per avere pensato troppo e troppo in anticipo sui suoi tempi?…

A me piace ricordare la conclusione del libro di Giobbe, quando Dio perdona Giobbe che pure, in preda alla sua sofferenza immotivata, l’ha insultato anche in modo impressionante, e gli chiede di pregare per i suoi amici, i quali, credendo di difenderlo, hanno parlato di lui, Dio, in maniera stolta (cfr 42, 8). Forse.. chissà… Gesù, che di patiboli e di morti crudeli se ne intende un po’ anche lui, ha avuto misericordia di Giordano Bruno, lo ha accolto fra le braccia e gli ha chiesto di pregare per quel frate e quella chiesa (e anche per le altre chiese!) che, senza nemmeno rendersene conto, avevano trasformato un simbolo d’amore in un simbolo di potere e terrore…

 

* * *

Nel nostro testo d’oggi, dopo la scena di massa della prima parte, ce ne è una completamente diversa: Gesù che sceglie i dodici “per mandarli a predicare col potere di scacciare i demoni”.

Sembra quasi di cogliere una sua diffidenza nei riguardi della “folla”. Far parte di una folla – lo sappiamo – può trasformare un essere umano, che allora, insieme agli altri, in preda ad una sorta di effetto moltiplicatore delle sue sensazioni e dei suoi impulsi, può fare ciò che da solo non si sognerebbe mai di fare: la folla è un mostro dalle molte teste. E se c’è qualcuno che ha i doni di personalità e di parola per prenderne il controllo, questo qualcuno può puntare in alto… Non è un caso se Satana si insinua proprio nel cuore della “grande moltitudine” che circonda Gesù. È come se dicesse: “Vedi? Qui c’è già la ‘materia prima’ per marciare insieme alla conquista del mondo!”.

 

Ecco allora che, dopo avere sconfitto il Seduttore, Gesù sceglie solo alcuni “per tenerli con sé”, e perché vadano di villaggio in villaggio e di casa in casa a portare il suo nome e la sua offerta di liberazione.

Vedete come tutto quanto cambia? Annunziare Gesù non è un fatto di folle e leader carismatici, ma di purissima umanità, di rapporto da persona a persona…

Gesù vuole il tuo cuore, vuole te nella verità della tua vita. Non vuole conquistarti con la suggestione collettiva dei raduni di massa, delle folle oceaniche.

Per questo ti manda a casa il suo inviato (c’è qui anche una grossa laicità) che è un povero essere umano come te, solo però con gli occhi luminosi e il cuore pieno, perché lui, Gesù l’ha già incontrato e già ha sperimentato la sua liberazione. E ora lo porta a te in semplicità, e ti parla di lui, ed ha con sé l’unico potere che Gesù vuole per sé e per i suoi: fare del bene a tutti e scacciare da tutti le forze oscure della malvagità.

 

Lui, te e Gesù. È davvero questione di piccoli numeri. Proprio come quello che Mosè, nell’altro brano d’oggi, ha ricordato a Israele: “Il Signore si è affezionato a voi e vi ha sceltinon perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama” (Deuteronomio 7,7-8a) …

È una parola che cade a pennello per la nostra chiesa. Noi valdesi siamo sempre stati in pochi e poco conosciuti… i libri di storia non parlano quasi mai di noi, da sempre una sparuta minoranza. Ma è proprio in questo modo che il Signore ci ha manifestato in ogni epoca il suo amore: mantenendoci in pochi, e in questo modo preservandoci dalla seduzione del potere.

Tutte le chiese con cui Giordano Bruno ha avuto a che fare nei vari luoghi in cui ha cercato pace, erano lì delle realtà importanti, dotate di potere. E l’hanno usato, il loro potere, per accanirsi contro di lui. Per grazia di Dio questo, noi Valdesi non l’abbiamo mai potuto fare: troppo pochi e troppo scalcagnati per essere potenti e prepotenti, e perciò spesso vittime e mai persecutori!

 

Preghiamo il Signore che continui a trattarci così. Che anche se non è più quella di Valdo, ci conservi la nostra “nudità” come la condizione per poterlo seguire, avendo come unica ricchezza la sua croce da non imporre mai, ma da annunciare sempre a chi incontriamo, perché si renda conto che quel povero ebreo che è morto urlando in preda alla più atroce sofferenza, era davvero il “Figlio di Dio”.

                                                                                                            Ruggero Marchetti

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