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Galati 3, 1-5. Testo biblico e predicazione tenuta a Scala dei Giganti il 26 maggio 2013

Galati 3 , 1 – 5

 

    O Galati insensati, chi vi ha ammaliati, voi, davanti ai cui occhi Gesù Cristo è stato rappresentato crocifisso?

 

 

Questo soltanto desidero sapere da voi: avete ricevuto lo Spirito per mezzo delle opere della legge o mediante la predicazione della fede?

 

 

Siete così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?

 

 

Avete sofferto tante cose invano? Se pure è proprio invano!

 

 

Colui dunque che vi somministra lo Spirito e opera miracoli tra di voi, lo fa per mezzo delle opere della legge o con la predicazione della fede?

 

 

 

 

Quando una madre, o un padre, s’accorge che suo figlio sta sbandando, che sta cedendo al fascino di amicizie sbagliate e comincia a procedere per una via non giusta, e gli parla, e cerca di aiutarlo a ritornare in sé, prova a convincerlo con tutte le sue forze che il suo bene non è su quella strada… che lì può rovinarsi… capita, nel calore del discorso, che quella madre o quel padre chiami il figlio per nome. Quel nome, in quel momento, non è un semplice nome. È un appello lanciato con passione e con amore e rabbia al tempo stesso. È un grido che dal cuore di chi parla, vuole arrivare al cuore di chi ascolta.

 

 

Qui Paolo è questa madre e questo padre. Teme per i suoi Galati. Ha paura che abbiano già ceduto a chi esige da loro che si sottomettano alla circoncisione e alla legge di Mosè, e abbiano abdicato alla libertà dell’evangelo a cui li ha generati con la sua predicazione. E allora li interpella e li chiama per nome, anche lui con amore e con rabbia, e così esclama: “O Galati insensati!”… “O poveri figli miei “senza cervello”, che avete perso il senno e non siete più in grado di capire cosa è bene per voi e che cosa è male… dov’è la vita e dove invece è la morte…

 

Quando io sono venuto in mezzo a voi e vi ho annunziato Gesù morto e risorto, voi avete creduto in lui, ed in lui avete trovato la pace del cuore, la forza per vivere, un nuovo senso e una nuova speranza, ed una nuova luce. E tutto questo, lo sapete bene, non perché siete stati bravi o migliori di altri che invece si sono chiusi all’evangelo. Il vostro è stato un puro frutto dello Spirito: dell’amore, della forza, della sapienza di Dio che s’è impossessato di voi e vi ha donato di poter confessare: «Io credo… credo che Dio è il mio Dio e che Gesù, suo Figlio, è il mio solo Salvatore!».

 

E adesso, cosa fate? State tornando indietro! Voi date l’impressione – e magari fosse solo un’impressione! – di voler abbandonare lo Spirito di Dio per cercare di andare avanti con le vostre forze! Non vi affidate più a Gesù come alla vostra unica fonte di salvezza, ma a quel pezzetto di carne che vi fate tagliare via dal corpo, e al vostro impegno e alla vostra volontà di mettere in pratica le norme della legge… quelle “meritorie buone opere” che sperate, alla fine della vita, di gettare sulla bilancia del vostro giudizio, così da farla inclinare dalla vostra parte e da guadagnarvi il paradiso.

 

Sì, quella salvezza che era già la vostra, perché Gesù ve l’aveva donata “dando se stesso per i nostri peccati” (cfr Galati 1, 4), voi adesso la volete guadagnare da voi stessi! Ma vi rendete conto della vostra follia? Avevate creduto in Gesù… avevate aperto a lui le vostre mani vuote e lui ve le aveva colmate di se stesso, vi aveva fatto dono di se stesso… A quel punto, che cosa vi mancava?… di che cosa avevate più bisogno?… Avevate Gesù… avevate il suo Spirito… avevate Dio con voi… Tutto era vostro!… E adesso invece le vostre mani le state ritirando… state perdendo Gesù, e con lui tutto!… Perché… questa è la verità di cui nemmeno vi rendete conto… non vi fidate più di lui… non volete più essere «credenti a mani vuote». Le volete ricolme, le vostre mani, di “opere della legge”, di obbedienza e di meriti… che non sia più Dio a salvarvi, ma voi stessi, e le vostre virtù…”.

 

Insomma, i Galati stanno diventando… questo è il cruccio di Paolo, il suo dolore “materno”… come quegli israeliti di tanti secoli prima ai quali il Signore aveva detto- come abbiamo ascoltato – per bocca del suo profeta Geremia: “Avete abbandonato me, la sorgente d’acqua viva, e vi siete scavate delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l’acqua” (cfr Geremia 2, 13).

 

 

* * *

 

Tutto questo per Paolo, non è soltanto estremamente triste, ma è anche molto strano… È strano, ed è inspiegabile che proprio loro, generati alla fede dalla sua predicazione che non ha fatto altro che “rappresentare davanti ai loro occhi”, quasi come fosse un’iscrizione o addirittura un dipinto, “Gesù Cristo crocifisso”… che proprio loro che erano stati condotti come per mano, la mano di una madre che guida il proprio figlio per la sua felicità, a comprendere e a vivere che proprio nella morte di croce di Gesù c’è la riconciliazione con Dio… c’è il perdono e la salvezza, l’adozione filiale… sì, è talmente strano che proprio loro stiano ora abbandonando “la predicazione della fede” per una qualche osservanza della legge, che Paolo fa ricorso a un verbo anch’esso “strano”: “O Galati insensati” – così esclama – “chi vi ha ammaliati?”.

 

 

Non è possibile che un così “insensato” voltafaccia… questa folle volontà d’autodistruzione… sia il prodotto di una scelta fatta in maniera lucida.

 

No, quel che in Galazia si sta verificando non è per niente chiaro. E Paolo non riesce a spiegarselo, se non pensando che proprio uno spirito “di distruzione” stia esercitando sui Galati una sorta di incantesimo nefasto. C’è qui in gioco per lui un fattore diabolico… appunto, una “malìa”, che penetra nel profondo del tuo animo e plasma nella mente dei fantasmi… e t’inganna, e t’abbaglia, ti fa cadere trappola…

 

Non può non essere così: tutto era così chiaro, così limpido: l’annuncio pieno di gioia di Cristo salvatore… e l’ascolto e la fede altrettanto gioiosi in quell’annuncio… e il dono dello Spirito… e gli effetti di quel dono: le malattie guarite… gli infermi risanati… e stupore e entusiasmo… e adesso, ecco che tutto è diventato torbido… tutto è come oscurato… non più riconoscenza, ma rivendicazioni… non più quella “povertà di spirito” che è “beatitudine” (cfr Matteo 5, 3), ma la pretesa di salvarsi da sé… Dietro a questo c’è il male… lo zampino di satana…

 

 

Già, lo spirito del male, il terribile “principe di questo mondo” che cerca la rivincita (cfr Giovanni 12, 31)… Questo ci mette a disagio. Noi facciamo una gran fatica anche solo ad ascoltare un discorso sul demonio che abbia la pretesa di essere serio. Ci sembra addirittura d’essere alle prese con una mente malata, o comunque condizionata da credenze d’altri tempi, primitivi ed oscuri, che per fortuna non sono i nostri tempi…

 

Ma, a parte che sarebbe interessante verificare se i nostri tempi siano poi veramente meno oscuri di quelli dell’apostolo (pensiamo solo ai satanisti d’oggi, più numerosi di quanto non si pensi…), vorrei invitarvi a una breve riflessione, a partire da un formidabile testo del grande romanziere russo Fedor Dostoevskij. Dostoevskij in realtà, è ben più di un romanziere: è stato un geniale conoscitore delle profondità del cuore e della mente degli umani, e ha anticipato in modo impressionante… verrebbe da dire, in un modo profetico… le vicende culturali, sociali, politiche del tempo che va dalla sua morte, all’inizio degli anni ottanta dell’Ottocento, sino ad oggi.

 

Nel suo grande ultimo romanzo “I fratelli Karamazov”, Dostoevskij mette in scena il demonio, Satana in persona! Ma non ce lo presenta con le corna, la coda e gli zoccoli, e neppure come una figura comunque spaventosa e tenebrosa. No… per Dostoevskij Satana è un placido borghese di mezz’età, abbigliato con una veste da camera un po’ consunta, e che pensa alla sua tranquillità… addirittura sogna d’essere una tranquilla e pia possidente superiore al quintale… E siccome la fede è un rischio… è giocare se stesso solo su una parola, solo sulla promessa di Dio… ecco perché è contrario all’Altissimo (che pure qualche volta vorrebbe poter lodare) e – quasi di mala voglia – agisce contro di lui…

 

 

Ebbene, ho l’impressione che, se mai Satana fosse davvero così, allora la domanda di Paolo “Chi vi ha ammaliati?”, è la nostra domanda, la domanda per noi… perché, come quei Galati di duemila anni fa, Satana “ha incantato” anche noi.

 

Lo ha fatto ricorrendo al suo “buon senso”, con il quale, da bravo vero borghese, ci ammonisce che, se vogliamo qualcosa nella vita, prima ce lo dobbiamo guadagnare: una casa, una macchina nuova, la tranquillità economica… queste cose bisogna sapersele procurare, perché nessuno ti regala niente!… Poi, una volta che le hai, puoi startene tranquillo…

 

E questo vale anche per la tua salvezza. È bene non fidarsi, nemmeno della croce di Gesù, perché, chi ti assicura che quell’evento che ha per protagonista un altro, abbia poi veramente a che fare con te? Ti è stato detto, lo leggi nella Bibbia… ma… detto o letto… sono solo parole… e come fai a affidare te stesso, per la tua vita e per l’eternità, solo a delle parole?

 

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: ecco un proverbio veramente saggio… E allora, non accontentarti mai del “dire”! Persegui il “fare”, perseguilo ogni volta! Se compi le tue “opere”, allora e solo allora!, hai in mano qualche cosa che è veramente tuo! Sì, quelle, le tue “opere”, sono la tua sicurezza, la garanzia che tu ti salverai, perché sarai “tu” a salvarti, e non un altro che ti salva lui! E, da che mondo è mondo, le cose hanno sempre funzionato così…

 

 

Che ne pensate?… È importante pensarne qualcosa, perché questa è la seduzione che ha “ammaliato” tutta la cristianità, a partire da quegli antichi cristiani di Galazia fino ai nostri giorni. Paolo – ce lo dobbiamo dire – è stato il grande sconfitto della storia del cristianesimo: onorato, beatificato, celebrato, e però anche ignorato nella sua predicazione tutta incentrata su “Cristo crocifisso”

 

C’è stato sì qualcuno che ha provato a reagire, a rimettere “l’evangelo della croce” e “la predicazione della fede” al cuore dei credenti e delle chiese: Agostino di Ippona, e soprattutto i Riformatori, ma non è mica facile lottare contro un diavolo “in veste da camera” e il suo “buon senso” borghese…

 

Ancora una volta, da che mondo è mondo, l’essere umano (e certo Satana ci conosce molto bene…) cerca la sicurezza, la tranquillità… e lo schema “obbedienza–ricompensa” ti dà proprio quella tranquillità che vai cercando, molto più del doverti affidare a una promessa, sia pure la promessa di Dio!

 

 

E se questo vale per le chiese cristiane che non hanno accettato la Riforma, vale però anche per noi che pure della Riforma ci proclamiamo a gran voce figli e figlie. Perché anche noi siamo persone “di buon senso”… anche noi avvertiamo il bisogno della sicurezza che ci viene dal “fare”.

 

Così, se nessuno di noi si sognerebbe di rinunciare alla grande affermazione della Riforma, che poi è quella di Galati 2, 16 : “L’uomo non è giustificato per le opere della legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, e abbiamo anche noi creduto in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo, e non dalle opere della legge, perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato”, all’atto pratico abbiamo anche noi progressivamente spostato il nostro accento dal “credere” al “fare”.

 

E c’è modo e modo di “fare”… Pensiamo al nostro orticello, alle nostre chiese valdesi e metodiste: abbiamo messo il cuore della chiesa nelle opere diaconali (ancora adesso abbiamo una massa di opere e istituti nettamente sproporzionata alle nostre piccole dimensioni), nella lotta per la giustizia, per tanti anni nell’impegno politico… Per tanto, troppo tempo (bastava prendere parte a un Sinodo per rendersene conto), le chiese locali, dove si predicava l’evangelo, sono state un po’ le nostre “cenerentole”… Dovevamo pensare al nostro “fare”, che ci dava sicurezza e anche quel pizzico d’orgoglio che, quanto sei tanto piccolo, t’aiuta… Ancora oggi, per quanti e quante noi siamo le chiese “dell’otto per mille”! E questo certo va bene, come va bene l’impegno diaconale, e quello sociale e anche quello politico, per carità!… Ma non siamo solo quello! E a volte invece ce ne dimentichiamo… per usare una frase di Gesù: “Queste sono cose che bisognava fare”, ma “senza tralasciare le altre” (cfr Luca 11, 42), senza tralasciare la predicazione dell’evangelo…

 

 

È vero che il Signore ha le sue vie… e così io credo fermamente che la scoppola che abbiamo ricevuto con la storia della cessione forzata i nostri ospedali, una storia che – come avete visto in questi ultimi mesi – ancora ci fa preoccupare ed arrabbiare… beh, io credo che lì davvero il Signore ci ha condotto a vivere una vicenda che non avremmo mai voluto vivere, per ricondurci con i piedi per terra… C’eravamo creduti più grandi e più ricchi di quel che in effetti eravamo, e il Signore ci ha ricondotto a quella povertà che sin dai tempi di Valdo di Lione, che con i suoi compagni “seguiva nudo un Cristo nudo”, è sempre stata il nostro solo tesoro. Sì, lui è la nostra ricchezza, la nostra forza, il nostro unico vanto: “Gesù Cristo crocifisso”, per la sapienza e la religiosità umane “scandalo e follia” (perché un uomo che muore urlando sulla croce è quanto di più miserabile e profano possa esserci), ma per noi “potenza di Dio e sapienza di Dio” (cfr 1 Corinzi 1, 22 ss.).

 

 

* * *

 

Approfittiamo di questa “recuperata” povertà, e preghiamo che Dio torni a operare prodigi in mezzo a noi, servendosi di noi…

 

C’è in queste poche righe, oltre a quella sull’”ammaliamento” di cui Paolo pensa siano vittime i suoi “insensati” cristiani di Galazia, un’altra affermazione che ci fa difficoltà. È là dove l’apostolo accenna, come se si trattasse della cosa più normale di questo mondo, ai “miracoli” che Dio opera fra i Galati.

 

Noi non crediamo molto nei miracoli… anzi, quando ne sentiamo parlare, siamo sempre diffidenti: subodoriamo l’imbroglio, l’ingenuità, la superstizione… nel migliore dei casi pensiamo a fenomeni di suggestione… Un mio collega una volta m’ha detto che a volte noi, per negare i miracoli di Lourdes o dei Pentecostali, usiamo i medesimi argomenti degli atei, e l’ha cosa m’ha fatto pensare… perché è giusto un sano spirito critico, ma escludere a priori che dei miracoli possano avvenire è diverso… se Dio è Dio perché impedirgli a priori di operare prodigi anche nei nostri tempi ultramoderni?

 

 

Forse anche quest’atteggiamento così razionalista nasce dal nostro voler “fare” anziché “credere”. Facciamo noi, e allora non c’è posto per il “fare” di Dio…

 

E di fronte ala nostra poca fede, Dio non opera. È sempre vera quella sconcertante parola dell’evangelo che afferma che Gesù, tornato fra i suoi concittadini di Nazareth, “non fece molte opere potenti, a causa della loro incredulità” (cfr Matteo 13, 58). Dobbiamo recuperare la centralità della fede nel nostro modo di essere chiesa.

 

Anzitutto, prima ancora di pensare ai miracoli, dobbiamo tornare alla fede dei nostri padri e delle nostre madri, che erano profondamente persuasi che in ogni evento che loro capitava ci fosse la mano di Dio. “Dio” – dicevano – “interviene. Interviene per mettere alla prova la nostra fede, interviene per punirci per i nostri peccati, e intervenuto e interviene per salvarci da tutti i nostri nemici”. Comunque e sempre, Dio! E allora pregavano… allora digiunavano… allora celebravano dei culti di ringraziamento… facevano così, perché credevano di essere dei credenti e una comunità scelti da Dio e da lui sempre guidati…

 

 

Noi dovremo tornare a tutto questo… recuperare quella spiritualità che è stata nostra ed ancora può essere… forse ancora deve esserlo! Forse allora… chissà… persino dei “miracoli” torneranno a accadere in mezzo a noi…

 

In ogni caso, se noi ritroveremo la nostra fede nel Dio di Gesù Cristo crocifisso e risorto, se crederemo in lui come nel nostro solo Salvatore, il primo e più importante dei miracoli lo avremo già ottenuto… Perché quello sarà il segno che Dio si è chinato su di noi, ha tolto da noi il “cuore di pietra” e lo ha sostituito con un “cuore di carne” ( cfr Ezechiele 36, 26).

 

Un “cuore nuovo” che sa battere forte, sa balzarti nel petto… un cuore che ti fa buttare a mare il “buon senso” satanico del “fare” che toglie spazio all’opera di Dio, e sa invece gustare la “follia” della “predicazione della fede”, la tua salvezza in “Cristo crocifisso”, che proprio quella “predicazione” – se sappiamo e vogliamo ascoltarla – ci presenta per grazia tutti i giorni nel culto della chiesa e nella nostra lettura della Bibbia, “rappresentato davanti ai nostri occhi”.

 

 

                                        Ruggero Marchetti

 

 

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