sito delle CHIESE EVANGELICHE ELVETICA, METODISTA e VALDESE di TRIESTE e DIASPORA
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Archivio di giugno 2013

Itinerari interculturali a Trieste

Stanno per iniziare gli incontri sulla storia delle diverse fedi in città, in cui i membri delle confessioni religiose presenteranno i luoghi di culto. E’ la fase finale del progetto, curato dalla Dott.ssa Elena Cozzi e  promosso dal Centro Studi Albert Schweitzer con il contributo della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia; fase finale  preparata dal periodo di formazione dei membri delle comunità,  che ha approfondito la conoscenza degli elementi storici e teologici delle diverse confessioni religiose e religioni, della storia delle singole comunità cittadine, della storia e dell’arte dell’edificio di culto che verrà visitato. Cliccando QUI oppure nell’home page,  tra i collegamenti,  su “Centro Studi Albert Schweitzer” potrai vedere un video sul progetto, sul suo significato e sui protagonisti. Inoltre troverai le date e l’orario degli incontri, che si svolgeranno tra il 15 luglio e il 9 settembre, a cui sono tutti invitati a partecipare essendo una proposta  culturale rivolta a tutta la città e ai turisti che la visitano, nei mesi di maggior affluenza.

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Vedute del viaggio del 15 giugno 2013 nella Carinzia protestante, organizzato dal Centro Schweitzer

Di Gianfranco Hofer Foto di Armendo Costessi A Villaco, ci accoglie la graziosa chiesa neogotica situata tra le aiuole in fiore nel Parco cittadino, che indica in modo visibile in città la presenza evangelica; maggioritaria dal 1526, tanto da poter avere un pastore luterano nel Duomo, la Controriforma tentò di cancellarla con ricattolicizzazioni e espulsioni di massa; ma nelle vallate rimase una presenza criptica fino all’Editto di tolleranza di Giuseppe II, che riprese quota fino all’attuale 14% di protestanti in città, ma in alcuni paesi montani tocca il 70%. Membri del Consiglio di chiesa accolgono il nostro gruppo all’interno della chiesa costruita nel 1902, dopo quella di Skt. Ruprecht che raccoglieva gli evangelici delle vallate verso nord inaugurata poco dopo l’Editto giuseppino. Abbiamo sentito notizie sugli evangelici oggi in città, in Austria e sul periodo del protestantesimo “nascosto” tra il Cinquecento e fine Settecento, che ha segnato la diversità religiosa della Carinzia. Altra immagine dell’accoglienza in chiesa, in cui è meglio evidenziato l’organo in restauro cui la comunità tiene in modo particolare; anche noi siamo stati coinvolti con una libera offerta, ricevendo in cambio un simpatico fischietto a canna d’organo che, andando in dono a qualche nipotino, non farà forse […]

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1 Corinzi 1, 1-9. Testo biblico e predicazione tenuta in San Silvestro il 16 giugno 2013 in occasione della Festa della Comunità di confessione elvetica

  1 Corinzi 1 , 1 – 9 INTRODUZIONE Nell’antichità, quando scrivevi una lettera a qualcuno, la iniziavi sempre nel medesimo modo: col tuo nome, col nome di colui a cui ti indirizzavi, e con il tuo saluto. Paolo, nelle lettere che manda alle sue chiese, fa anche lui come tutti, ma lo fa anche in maniera diversa da tutti gli altri. Sa bene infatti, che le sue non sono delle lettere private, ma “scritti pastorali”, ossia messaggi che egli indirizza alle comunità come colui che ha ricevuto da Dio un compito e un’autorità particolari, e che di questo compito e di quest’autorità deve rendere conto a Dio che glieli ha conferiti e alle comunità che è chiamato a servire. Da questi due fattori, l’autorità e la responsabilità, nasce uno stile originalissimo (appunto: lo stile delle lettere di Paolo), che è caratterizzato dalla mescolanza di un tono familiare ed insieme ufficiale. E questo già si vede nella formula introduttiva della prima lettera ai cristiani di Corinto che adesso ascolteremo. Sarebbero bastate tre parole: “Paolo – ai Corinzi – rallegratevi!”, ed ecco invece che da questo semplicissimo schema s’è venuta formando un’abbondanza meravigliosamente ricca di pensieri e parole in ciascuno dei […]

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Un pensiero dalla predicazione di domenica 16 giugno 2013 su 1 Corinzi 1, 1-9

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni Quando Paolo ringrazia Dio e ricorda ai Corinzi che “sono stati arricchiti di ogni cosa, di ogni dono di parola e di ogni conoscenza”, di fatto lo ricorda anche a noi, e ringrazia Dio anche per noi. Anche noi abbiamo ricevuto da Dio il dono della sua Parola e, come a Corinto, così questa Parola agisce anche tra noi. Anche la nostra chiesa è “creatura”, “serva”, “testimone” della Parola di Dio: vive di essa e la offre come vita a coloro che l’ascoltano. Anche se in tutto il resto siamo le mille miglia lontani da quell’antica chiesa, in questo – che è poi l’essenziale – anche noi siamo “Corinzi”: siamo “santificati e santi” come loro, perché come loro non ci apparteniamo più, ma apparteniamo a Cristo. E, se ”siamo di Cristo, e Cristo è di Dio”, allora “il mondo, la vita, la morte, le cose presenti e le cose future”… allora, proprio come era per quei nostri fratelli “in santità” di duemila anni fa… “tutto è nostro”! Dunque, meno rassegnazione! Noi forse, non abbiamo le fazioni che avevano i Corinzi… nessuno di noi dice: “Io sono di Tizio” […]

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Il battesimo di Jessica

Domenica 2 giugno la nostra comunità s’è raccolta attorno a Marinella Messina e a Lenny Pow che hanno presentato la battesimo la loro piccola Jessica, venuta a fare compagnia al fratellino Benjamin. E’ stato un culto più vivace del solito per la presenza, alla quale purtroppo non siamo abituati, di molti bambini, che in alcuni momenti hanno anche fatto una simpatica “confusione”. Complessivamente però, siamo anche riusciti a mantenere una buona e seria sobrietà protestante, forse solo un po’ più allegra… Nella predicazione, dedicata alla lotta tra Giacobbe e l’angelo in Genesi 32, il pastore “ha giocato” con l’etimologia del nome di questo personaggio biblico che da Giacobbe che vuol dire “insidiatore”, “imbroglione”, si vede proprio in questa occasione cambiare il proprio nome in Israele (“colui che lotta con Dio e per il quale Dio lotta”), e anche con quella del nome Jessica, anch’esso di origine ebraica, che significa “colei che guarda con attenzione, che contempla”, per dire che in fondo la vita del credente consiste essenzialmente nel contemplare stupito e riconoscente quello che Dio fa stringendoci in una lotta che poi è anche un abbraccio che ci tiene uniti a lui. Al termine del culto la comunità ha poi […]

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Studio biblico sull’epistola ai Galati

Mercoledì 5 giugno, ore 18.00 in Scala dei Giganti STUDIO BIBLICO sull’EPISTOLA AI GALATI Settimo Incontro GALATI  4 , 1 – 31 a cura del past. Ruggero Marchetti a seguire Cena Comunitaria

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Genesi 32,23-33,4. testo biblico e predicazione tenuta a San Silvestro domenica 2 giugno 2013

    Genesi 32, 23 – 33, 4     Quella notte si alzò, prese le sue due mogli, le sue due serve, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e lo fece passare a tutto quello che possedeva.     Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino all’apparire dell’alba. Quando quell’uomo vide che non poteva vincerlo, gli toccò la giuntura dell’anca, e la giuntura dell’anca di Giacobbe fu slogata, mentre quello lottava con lui.   E l’uomo disse: “Lasciami andare, perché spunta l’alba”. E Giacobbe: “Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!”. L’altro gli disse: “Qual è il tuo nome?”. Ed egli rispose: “Giacobbe”. Quello disse: “Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele. Perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini, e hai vinto”. Giacobbe gli chiese: “Ti prego, svelami il tuo nome”. Quello rispose: “Perché chiedi il mio nome?”. Giacobbe chiamò quel luogo Peniel (‘Faccia di Dio’), perché disse: “Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata”.   Il sole si levò quando egli ebbe passato Peniel, e Giacobbe zoppicava dall’anca. Per questo, […]

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Un pensiero dalla predicazione su Genesi 32,23 – 33,4 tenuta a San Silvestro domenica 2 giugno 2013

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni Giacobbe: “l’imbroglione”; Israele: “colui che lotta con Dio e per il quale Dio lotta”. I nomi nella Bibbia sono importanti, e non sono mai a caso: hanno sempre un significato ben preciso, ed esprimono la verità più profonda di coloro che li portano. Voi avete presentato Jessica al battesimo,l’avete presentata all’incontro con Dio. Certo, diversamente da Giacobbe, Jessica non ha bisogno di uscire da quest’incontro con un nome nuovo. Va benissimo il suo, un bellissimo nome che deriva dall’ebraico Yiskah e significa “Colei che guarda con attenzione, colei che contempla”. Ma se Jessica allora resta “Jessica”, se il suo nome oggi non cambia, questo non vuol dire che oggi per lei non sia cambiato nulla. Dio ha preso sul serio il fatto che voi oggi abbiate portato vostra figlia davanti a lui, e l’ha accolta, l’ha fatta sua e s’è fatto lui il suo Dio, e d’ora in poi non la mollerà più! D’ora in poi, Jessica avrà sempre a che fare con Dio! La sua vita sarà un po’ come il quadro di Rembrandt. Dio la stringerà fra le sue braccia, e sarà il calore di un […]

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Galati 3, 6-18. Testo biblico e predicazione tenuta a Scala dei Giganti sabato 1° giugno 2013

  Galati 3 , 6 – 18 Così anche Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia. Riconoscete dunque che quanti hanno fede sono figli d’Abramo. La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede, preannunziò ad Abramo questa buona notizia: «In te saranno benedette tutte le nazioni». In tal modo, coloro che hanno la fede sono benedetti con il credente Abramo. Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica». E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente, perché il giusto vivrà per fede. Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: «Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse». Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), affinché la benedizione di Abramo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso. Fratelli, io parlo secondo le usanze degli uomini: quando un testamento è stato […]

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Un pensiero dalla predicazione su Galati 3, 6-18, tenuta a Scala dei Giganti sabato 1° giugno 2013

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni In queste predicazioni sulla lettera ai Galati non stiamo facendo altro (perché Paolo non fa altro) che parlare di fede. Ma che cos’è la fede? La realtà che l’Apostolo ha colto al cuore del rapporto di Abramo con Dio ci aiuta a rispondere a questa domanda: “Abramo” – è ancora il testo di Genesi 15, 6 da lui citato – “credette in Dio e gli fu messo in conto come giustizia”. Come già osservavamo, quello che Paolo vuole evidenziare è che qui non conta quel che Abramo abbia o non abbia fatto, ma il suo aver “dato ascolto” alla promessa di Dio e il suo averci creduto al di là di tutto e tutti. L’abbiamo ricordato: da quando ha lasciato la famiglia e la terra per seguire la voce del Signore sono passati ormai diversi anni, Abramo e Sara sono sempre più vecchi e a vista umane sempre meno in grado di avere un figlio. Anzi ormai Abramo nemmeno spera più, e quando finalmente Dio gli si manifesta un’altra volta e gli rinnova un’altra volta la promessa di qualcuno generato dal suo seme, egli a sua volta si […]

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Chiesa Elvetica e Valdese

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Past. Ruggero Marchetti

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