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Un pensiero dalla predicazione di domenica 16 giugno 2013 su 1 Corinzi 1, 1-9

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Quando Paolo ringrazia Dio e ricorda ai Corinzi che “sono stati arricchiti di ogni cosa, di ogni dono di parola e di ogni conoscenza”, di fatto lo ricorda anche a noi, e ringrazia Dio anche per noi.

Anche noi abbiamo ricevuto da Dio il dono della sua Parola e, come a Corinto, così questa Parola agisce anche tra noi. Anche la nostra chiesa è “creatura”, “serva”, “testimone” della Parola di Dio: vive di essa e la offre come vita a coloro che l’ascoltano. Anche se in tutto il resto siamo le mille miglia lontani da quell’antica chiesa, in questo – che è poi l’essenziale – anche noi siamo “Corinzi”: siamo “santificati e santi” come loro, perché come loro non ci apparteniamo più, ma apparteniamo a Cristo. E, se ”siamo di Cristo, e Cristo è di Dio”, allora “il mondo, la vita, la morte, le cose presenti e le cose future”… allora, proprio come era per quei nostri fratelli “in santità” di duemila anni fa… “tutto è nostro”!

Dunque, meno rassegnazione! Noi forse, non abbiamo le fazioni che avevano i Corinzi… nessuno di noi dice: “Io sono di Tizio” o “Io invece di Sempronio”; e non abbiamo, forse, i loro problemi di immoralità, né la loro presunzione spirituale, ma non abbiamo neanche il loro entusiasmo, che li faceva intervenire, gridare, cantare, danzare durante i loro culti.

Abbiamo la nostra compunta serietà, e soprattutto abbiamo il problema della nostra rassegnazione. Andiamo avanti per convinzione, per senso del dovere, e un po’ per testardaggine. Andiamo avanti appesantiti… spesso sentiamo la chiesa come un dovere più che come una gioia. E anche se ogni volta apriamo il culto con una preghiera di lode al Signore, di fatto raramente lo ringraziamo con tutto il nostro cuore, perché ci ha chiamato – ha chiamato me, e te ed ognuno di noi, ciascuno a fare parte e tutti insieme ad essere la chiesa riformata che qui in Trieste da duecentotrentun anni si raduna ogni volta insieme “con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo”.

Dobbiamo guardare al futuro. Siamo stati invitati a fare questo anche nel Convegno delle comunità elvetiche in Italia che si è tenuto a Firenze otto giorni fa. Dobbiamo impegnarci a pensare a quello che vorremo e potremo fare insieme, per servire sempre meglio la Parola e per diffondere sempre di più e con più intensità il suo profumo fra di noi e intorno a noi. Io credo che il primo passo su questa strada che vogliamo percorrere, consista proprio nel rimparare a stupirci per la chiamata che il Signore ci ha rivolto, e per i doni di cui continua, con grande fedeltà, a ricolmarci: noi, i suoi“santi”… la sua “chiesa”.

Sì. Oggi per noi preparare il futuro è ringraziare: “Ringraziamo sempre il nostro Dio, per la sua grazia che ci è stata data in Cristo Gesù”. Ringraziamolo, “perché in lui siamo stati arricchiti di ogni cosa, di ogni dono di parola e di ogni conoscenza”. Ringraziamolo, ed avverrà il miracolo: il nostro ringraziare diventerà per noi una luce, e avremo uno sguardo nuovo su noi stessi, e su tutto…

Non avremo più paura né del presente, né del futuro… e nemmeno saremo rassegnati… Avremo invece la gioia di vivere il presente come uno slancio incontro al futuro. Sapremo e sentiremo che “le cose presenti e le cose future”… davvero “tutto è nostro”, per la grazia di Dio!                                                                    R. M.

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