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Un pensiero dalla predicazione su Marco 5, 1-20, tenuta a Scala dei Giganti durante ilculto estivo unificato di domenica 28 luglio 2013

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Molti di noi ascoltano quasi da una vita, nella Bibbia e nel culto, l’annuncio del Regno di Dio… delle “grandi cose che Gesù ha fatto per noi”. Lo stesso annuncio proclamato dall’“uomo che era stato indemoniato”, che suscitava “in tutti meraviglia”… Ma chi di noi si meraviglia più?

Chi tra di noi vive l’esperienza che, ogni volta che l’evangelo è predicato, è posto davanti alla decisione inevitabile di prenderlo sul serio? Dove sono fra noi i cristiani tranquilli e pacifici che vedono incrinarsi la loro “buona coscienza” e si rendono conto che forse col Signore la buona coscienza non serve poi a molto, e invece servono il ravvedimento e l’ubbidienza? Dove sono i peccatori turbati e insieme illuminati e consolati dall’annuncio della infinita misericordia del Dio di Gesù Cristo?

Da noi tutto è tranquillo, tutto sempre scontato: troppo tranquillo e troppo scontato! La fede e la partecipazione alla vita della chiesa sono per molti aspetti un’abitudine. Da quanto tempo nelle nostre comunità non si è prodotta più un’agitazione paragonabile a quella che il Signore ha suscitato smontando dalla barca approdata “all’altra riva” ?

Non dobbiamo e non possiamo confondere l’ascolto dell’evangelo, l’esserne messi sottosopra, con il semplice tendere l’orecchio che non impegna, non disturba, non si concretizza mai nella decisione di fede che ti cambia la vita, come l’ha cambiata ai discepoli e all’uomo posseduto dallo spirito immondo… Né dobbiamo confondere l’impatto devastante dell’incontro con Gesù con un entusiasmo momentaneo, con un’emozione, magari con un apprezzamento verso il contenuto e la forma del sermone. E nemmeno lo dobbiamo confondere con quel vago senso di benessere, di appagamento spirituale che alle volte proviamo andando in chiesa, senza saper farlo uscire da una certa vaghezza… Ché poi non basta neanche semplicemente venire in chiesa. Vi può essere una presenza fisica che non corrisponde a una presenza esistenziale; vi possono essere persone per le quali venire al culto ogni domenica o non venirci per anni non cambia molto… perché vengono, vengono, e nulla si muove, nulla s’agita in loro… Lutero una volta ha detto: “Quando viene la Parola di Dio, ogni volta che è predicata, essa vuole mutare e rinnovare il mondo… contro questa febbre non giova nessun farmaco, questa guerra è del nostro Signore Iddio che l’ha destata”. Dov’è la nostra febbre? Dove sono i nostri occhi luccicanti? Dove sono in noi, insomma, un timore e una domanda come quelli dei discepoli: “Chi è dunque costui?…”, che ti fanno dimenticare tutto: chi ha predicato e come ha predicato, se il culto era ben curato oppure no, se è durato troppo o troppo poco, se pioveva o c’era il sole… perché tu hai incontrato lui e solo lui, Gesù, e hai udito la sua parola, e la sua presenza ti ha sconvolto?…

Proviamo a immaginare di incontrare l’ex indemoniato del racconto di oggi. Cosa ci direbbe della sua esperienza?

Anche per noi c’è ogni volta una barca che arriva… Gesù che scende e viene fino a noi… e ci incontra e ci parla… Che cosa ho fatto io… che cosa hai fatto tu, che cosa ne facciamo dell’incontro con lui?                                                                         R. M.

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