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Marco 1, 1-15. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto di domenica 8 settembre 2013 in Scala dei Giganti

 

Marco 1 , 1 – 15

Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Secondo quanto è scritto nel profeta Isaia:

«Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero a prepararti la via…
Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”».


Venne Giovanni il battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati. E tutto il paese della Giudea e tutti quelli di Gerusalemme accorrevano a lui ed erano da lui battezzati nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di pelo di cammello, con una cintura di cuoio intorno ai fianchi, e si nutriva di cavallette e di miele selvatico. E predicava, dicendo: «Dopo di me viene colui che è più forte di me; al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari. Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo».


In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. A un tratto, come egli usciva dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».


Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».

Venne Giovanni il battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati”. “Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo»”.

Apparentemente la predicazione di Giovanni e quella di Gesù hanno lo stesso contenuto: l’invito forte, pressante, urgente, a “ravvedersi”.

Però, solo “apparentemente”, perché fra le due predicazioni, fra questi due forti e urgenti “ravvedetevi”, c’è di mezzo tutto un mondo.

Meglio, c’è di mezzo un nuovo mondo, perché da Giovanni a Gesù, è cambiato il mondo. Quello che nella predicazione dell’austero “ultimo dei profeti” era un invito serio ad una conversione impegnativa – nella vita, nelle scelte, nei pensieri – per scampare a un giudizio ormai imminente destinato a colpire il peccato e chi lo compie, in Gesù è un invito, altrettanto serio, alla gioia: un invito a “ravvedersi e a credere al vangelo”, al lieto annunzio di una salvezza che non ti devi guadagnare tu, ma ti viene donata. Non è il giudizio che qui bussa alla porte, ma “il regno di Dio”! Non il fuoco dell’ira che divora e consuma, ma il fuoco dell’amore che illumina e riscalda.

Perché? Da che dipende questo cambiamento? Noi lo sappiamo bene. Dipende da Gesù.

Giovanni, nella sua predicazione a convertirsi per scampare al giudizio, non si è limitato a chiamare quelli che l’ascoltavano a riguardare indietro nella loro storia, per cogliervi gli errori e ottenerne il perdono. Li ha anche invitati a guardare in avanti, a guardare al futuro, che per lui s’incarnava in un “Qualcuno”: “Dopo di me viene colui che è più forte di me; al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari”.

Ed ecco, quel “Qualcuno” così “forte” che Giovanni stesso non si reputa degno nemmeno di rendergli il servizio del più umile degli schiavi, adesso arriva, adesso si presenta: “In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea”.

É importante notare come Marco descriva l’ingresso sulla scena di Gesù nel suo vangelo. Matteo, che comporrà qualche anno dopo Marco il suo vangelo, ci presenta da subito Gesù come una figura eccezionale: arriva da Giovanni per farsi battezzare e Giovanni gli dice sbigottito: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni a me?” (cfr Mt 3,14). Qui, nulla di questo. Gesù è solo uno fra i tanti che vanno da Giovanni, e come tutti gli altri della folla di cui faceva parte,“fu battezzato da Giovanni nel Giordano”.

E questo essere solamente “uno dei tanti” da parte di Gesù, resta anche dopo. Quando il testo poi parla dei “cieli che si aprono”, dello “Spirito che scende” e della “voce che viene”, siamo così colpiti da questa triplice manifestazione divina che quasi sempre, al termine della lettura,siamo convinti che si sia trattato di un prodigio avvenuto sotto gli occhi di tutti e che ha lasciato tutti stupefatti, e invece non è così.

Se rileggiamo con un po ‘di attenzione, ci accorgiamo che soltanto Gesù, lui e nessun altro!, “come usciva dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba”. E ancora solo lui ha udito “la voce venuta dai cieli”. Nulla nel testo, infatti, suggerisce che gli altri presenti, compreso Giovanni, abbiano visto o sentito alcunché.

I “cieli aperti”, lo “Spirito / colomba” e la “voce” celeste. Tutto questo è avvenuto solo per Gesù. E Marco, che ce lo racconta, ci fa allora partecipare ad un momentodi intimità intradivina: il Padre che ama il Figlio nello Spirito Santo, e glielo dice; ed il Figlio che ascolta…

Ma questo sguardo quasi “indiscreto” dell’evangelista è doveroso, e anzi indispensabile, perché la straordinaria scena d’amore che ci fa contemplare, ci riguarda direttamente tutti quanti, cambia radicalmente la nostra condizione.

Sì,“Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto”. Questa rivelazione su Gesù che all’inizio è soltanto per lui, sarà poi la verità che ci trasformerà, e dovremo scoprirla lungo tutto il vangelo, ascoltando quello che lui, Gesù, dirà di sé e osservando tutto quello che farà.

Se faremo così, via via comprenderemo con crescente stupore, che proprio perché Gesù è “il Figlio diletto di Dio”, l’attesa è terminata. Non dobbiamo aspettare più nulla, perché già abbiamo tutto! Perché abbiamo lui, Gesù!

L’attesa appassionata ed a lungo frustrata del messia liberatore da parte di Israele aveva trovato la sua massima espressione nel grido profetico: “Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Isaia 64, 11). Ora i cieli si sono “squarciati”: si sono “aperti”, e Dio è sceso davvero in mezzo a noi, s’è fatto uno di noi in quell’uomo di Nazaret venuto a farsi battezzare da Giovanni.

E veramente ha inizio un mondo nuovo. E adesso comprendiamo perché Marco abbia voluto aprire la sua opera che, come abbiamo udito è “l’evangelo di Gesù” il “Cristo” e il “Figlio di Dio”, con una parola molto particolare: Inizio del vangelo…”. Non si tratta di un termine qualsiasi. Per chi conosce appena un po’ la Bibbia, questa parola “inizio” ha delle risonanze molto dense. Ci rimanda direttamente alla prima parola della Bibbia… ricordate?… “In principio, Dio creò il cielo e la terra…”(Genesi 1,1), dove quell’“in principio” non è messo lì per caso, ma per insegnarci dalla prima parola che il Dio della Scrittura non è un essere immutabile e neppure un’idea eternamente simile a se stessa, un aristotelico “motore immobile” e impassibile… No, Dio è il Vivente! E azione sempre all’opera, e che sempre si rinnova e rinnova ogni cosa in un continuo inizio. E anche Marco comincia non a caso con “inizio”. Anche per lui, come per l’autore della Genesi, Dio è vita ed è azione inesauribile, e come ha fatto all’inizio di ogni cosa, così anche di nuovo trasforma in atto la sua onnipotenza e dà vita a una nuova creazione. Questo è quello che Marco ci vuole raccontare: l’abbagliante esplosione del potere vitale dell’Altissimo che, con Gesù e per mezzo di lui,“fa nuove tutte le cose” (cfr Apocalisse 21,5). È questo, e niente di meno, il contenuto dell’opera che Marco apre con la parola “inizio”.

Una nuova creazione… un nuovo mondo. Lo Spirito di Dio che, ancora prima che ci fosse un “prima”, “aleggiava sulla superficie delle acque” dell’oceano primordiale del non-essere (cfr Genesi 1,2), è tornato a volare e s’è “calato come una colomba” su Gesù battezzato da Giovanni…

Gesù,che da un lato c’è stato presentato come “uno di noi”: come abbiamo detto, uno dei tanti e tante che vanno dal Battista a confessare i loro peccati e si mettono in fila per ricevere il battesimo; e dall’altro lato invece incomparabilmente diverso da noi, perché – secondo la testimonianza resagli dal Padre e che Marco ha raccolto –“è il suo diletto Figlio nel quale si è compiaciuto”, che allora non è venuto a confessare i peccati che non ha, ma a caricarsi di quelli di chi era accanto a lui sulle rive del Giordano e di quelli dell’intera umanità, e così, è venuto a rinnovarla, l’umanità, come il suo primogenito.

Sì, “rinnovare l’umanità”.Davvero con Gesù, fino in fondo “uno di noi” eppure al tempo stesso da noi così diverso, nasce una nuova umanità. Che non è però una “superumanità”. È la nostra presente, reale umanità…

L’essere umano non è mai così fragile e piccolo, e insieme così grande e straordinario, come quando il Signore gli si fa vicino. Perché lì, al cospetto di Dio, ti rendi conto di tutto quanto il tuo limite, e insieme però sai quanto lui tenga a te, quanto tu sia importante ai suoi occhi… E se sei importante per Dio, allora – pur con tutta la tua creaturalità – sei importante in assoluto.

E dove, se non in Gesù, il Figlio dell’uomo ed il Figlio di Dio, il divino “divino” e l’umano più umano si toccano e si intrecciano a formare un’unica realtà?

Così non è per caso che, subito dopo, la grande dichiarazione d’amore del Padre per il suo “diletto Figlio”, Gesù venga “spintonato” (Marco usa questo verbo molto forte) “dallo Spirito nel deserto” per essere lì “tentato da Satana”.

Il fatto d’essere “il Figlio” che Dio ama, non lo preserva dalla lotta e dalla prova. Perché, cos’è che è più umano del lottare e del provare? E nessuno è più umano di quel “Figlio di Dio” che è venuto da Nazaret e s’è accodato agli altri per ricevere il battesimo…

Ed è proprio così che, per pura meravigliosa grazia, Gesù s’è fatto nostro fratello: ha lottato col male, con “Satana” e “le bestie selvatiche”, come uno di noi. Ed ha vinto per noi, e così è diventato il nostro salvatore, e sono venuti “gli angeli” a servirlo…

* * *

Ecco allora perché il “ravvedetevi” di Gesù è così radicalmente differente dal “ravvedetevi” di Giovanni il battista.

E proprio perché il suo “ravvedetevi” è diverso, Gesù può circondare il suo invito a convertirsi di altre tre grandi parole: “Il tempo è compiuto… il regno di Dio è vicino… credete nell’evangelo”.

Il tempo è compiuto”. In un momento preciso (“dopo che Giovanni fu messo in prigione”) e in un luogo preciso ( “in Galilea”), il tempo dei profeti si conclude ed inizia il tempo di Gesù. La terra viene invasa, ed ecco l’invasore: “Gesù cominciò a predicare l’evangelo di Dio”. Quando, nel 410, i Goti di Alarico sono entrati in Roma e l’hanno messa a ferro e a fuoco, nessun vecchio venerabile senatore ha potuto fare finta di niente. Davanti a un’invasione che fa crollare il tuo mondo non puoi far finta di niente: finché puoi farlo, devi decidere se vuoi morire o vivere. Perché quella è per te un’ora decisiva. Così qui: Gesù annuncia la parola. E la notte finisce e sorge un nuovo sole: ora “il tempo è compiuto”.

Il regno di Dio è vicino”. Ascoltare Gesù è sperimentare l’impatto della forza di Dio che irrompe nella tua vita e te la cambia. Dio ti si fa vicino. Il suo regno è lì davanti a te come realtà e insieme come possibilità, come “il cielo che si apre” anche per te. E ti spinge in avanti, ti proietta oltre l’oggi incontro al compimento. È esperienza e speranza al tempo stesso…

Credete nell’evangelo”. Quando l’imperatore, il Cesare di Roma, vinceva i suoi nemici interni e esterni, mandava per tutte le province dell’impero gli araldi ad annunciare il suo trionfo. Quell’annuncio si chiamava “evangelo”. Veniva proclamato alle folle radunati e festanti. Gesù ora è lui il vero “evangelo”, “l’evangelo di Dio”, il trionfo di Dio sul male, sul peccato e sulla morte. E diversamente dagli imperatori, che rivendicavano ogni volta per sé tutto il merito della vittoria, anche quando in realtà a sconfiggere i nemici erano stati i loro generali, Gesù chiama tutti a aver parte al suo trionfo.

Se credi che Gesù è “il Figlio diletto di Dio” e se anche credi che è un umano come te, fratello tra fratelli e tra sorelle, la tua fede ti unisce a lui e diventi anche tu come lui “figlio e figlia di Dio”. Nella vita subirai le tue prove, dovrai sperimentare il tuo “deserto” ed il tuo “tentatore”, le tue “bestie selvatiche”… ma incontrerai anche “gli angeli”… Verranno e ti “serviranno”, proprio come hanno fatto con Gesù. Ti scoprirai accanto a lui, lo scoprirai accanto a te, come la rivelazione dell’amore di Dio proprio per te. Crederai che è “l’evangelo” che ti porta la gioia, ha vinto e ti fa vincere con lui.

Alla luce di tutto questo, veramente il ravvedimento proclamato da Gesù è tutto pura, seria, piena gioia!

La gioia di chi allora lo udiva predicare in Galilea, e di chi l’ode adesso. Perché Gesù non ha mai smesso di predicare al mondo. E predica anche oggi qui per noi.

In Galilea era presente in carne ed ossa, per noi è presente nella parola letta e predicata. È proprio così. Ogni volta che l’evangelo è proclamato con fedeltà e ubbidienza, il tempo torna a compiersi, il regno a avvicinarsi, la vittoria a dare gioia. È il tempo di decidersi, di ravvedersi e credere. È il tempo di gioire!

Ho trovato in un libro un’immagine che m’è sembrata bella, e concludo girandola anche a voi.

Davanti all’esordio della predicazione di Gesù in questo prima pagina del vangelo di Marco, siamo un po’ come all’interno di un grande aeroporto: gente che va e che viene… persone a centinaia. Ed ecco, al di sopra del brusio e dei rumori, una voce dagli altoparlanti: “Volo 150 per New York in partenza dal cancello 20. I passeggeri diretti a New York sono pregati di affrettarsi al cancello 20. Imbarco immediato”. Alcuni neanche ascoltano l’annunzio e continuano a fare quello che stavano facendo: chiacchierano, leggono, passeggiano… Altri ascoltano un attimo e poi si accorgono che non è il loro volo, e non prestano più attenzione. Ma altri ancora, quelli che vogliono andare a New York, alzano lo sguardo interessati, controllano sul biglietto il numero del volo, radunano i bagagli e si dirigono velocemente verso il cancello 20.

Ci conceda il Signore, al risuonare della sua predicazione, di essere fra questi ultimi.

                                                                                                   Ruggero Marchetti

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