sito delle CHIESE EVANGELICHE ELVETICA, METODISTA e VALDESE di TRIESTE e DIASPORA
Per ulteriori informazioni chiama lo 040 632770

Un pensiero dalla predicazione su Marco 1, 1-15, tenuta durante il culto di domenica 8 settembre 2013 in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

É importante notare come Marco descriva l’ingresso sulla scena di Gesù nel suo vangelo. Matteo, che comporrà qualche anno dopo Marco il vangelo che da lui prende nome, ci presenta da subito Gesù come una figura eccezionale: arriva da Giovanni per farsi battezzare e Giovanni gli dicesbigottito: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni a me?” (cfr Mt 3,14). Qui, nulla di tutto questo. Gesù è solo uno fra i tanti che vanno da Giovanni, e come tutti gli altri della folla di cui faceva parte – così ci dice il nostro evangelista – “fu battezzato da Giovanni nel Giordano”.

E questo essere solamente “uno dei tanti” da parte di Gesù, resta anche dopo. Quando il testo poi parla dei “cieli che si aprono”, dello “Spirito che scende” e della “voce che viene”, siamo così colpiti da questa triplice manifestazione divina che quasi sempre, al termine della lettura,siamo convinti che si sia trattato di un prodigio avvenuto sotto gli occhi di tutti e che ha lasciato tutti stupefatti, e invece non è così. Se rileggiamo con un po ‘di attenzione, ci accorgiamo che soltanto Gesù, lui e nessun altro!, “come usciva dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba”. E ancora solo lui ha udito “la voce venuta dai cieli”. Nulla nel testo, infatti, suggerisce che gli altri presenti, compreso Giovanni, abbiano visto o sentito alcunché.

I “cieli aperti”, lo “Spirito / colomba” e la “voce” celeste. Tutto questo è avvenuto solo per Gesù. E Marco, che ce lo racconta, ci fa allora partecipare ad un momentodi intimità intradivina: il Padre che ama il Figlio nello Spirito Santo, e glielo dice; ed il Figlio che ascolta… Ma questo sguardo quasi “indiscreto” dell’evangelista è doveroso, e anzi indispensabile, perché la straordinaria scena d’amore che ci fa contemplare, ci riguarda direttamente tutti quanti, e cambia radicalmente la nostra condizione.

Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto”. Questa rivelazione su Gesù che all’inizio è soltanto per lui, sarà poi la verità che trasformerà tutta la nostra condizione, e dovremo scoprirla ascoltando quello che lui, Gesù, dirà di sé e osservando tutto quello che farà.

Se faremo così, comprenderemo con infinito stupore, che proprio perché Gesù è “il Figlio diletto di Dio”, l’attesa è terminata. Non dobbiamo aspettare più nulla, perché già abbiamo tutto! Perché abbiamo lui, Gesù!

L’attesa appassionata e così lungo a frustrata del messia liberatore da parte di Israele ha trovato la sua massima espressione nel grido profetico: “Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Isaia 64, 11). Ora i cieli si sono “squarciati”: si sono “aperti”, e Dio è sceso davvero in mezzo a noi, s’è fatto uno di noi in quell’uomo di Nazaret venuto a farsi battezzare da Giovanni.

                                                                                                                       R. M.

Scrivi un commento

Per pubblicare un commento devi primaautenticarti.

Chiesa Elvetica e Valdese

Piazza S. Silvestro 1
34121 Trieste
tel. e fax 040632770
chiesaelveticavaldese@gmail.com

Chiesa Metodista

Scala dei Giganti 1
34122 Trieste
tel. e fax 040 630892
chiesametodistatrieste@virgilio.it

Past. Ruggero Marchetti

Via G. Brunner 8
34125 Trieste
tel. 040 3480366
uff. 040 2415915
rmarchetti@chiesavaldese.org