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Marco 1, 21-39. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto di domenica 22 settembre 2013 in Scala dei Giganti

 

Marco 1 , 21-39

Vennero a Capernaum; e subito, il sabato, Gesù, entrato nella sinagoga, insegnava. Essi si stupivano del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

In quel momento si trovava nella loro sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale prese a gridare: «Che c’è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto per mandarci in perdizione? Io so chi sei: Il Santo di Dio!». Gesù lo sgridò, dicendo: «Sta’ zitto ed esci da costui!». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. E tutti si stupirono e si domandavano tra di loro: «Che cos’è mai questo? È un nuovo insegnamento dato con autorità! Egli comanda perfino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono!». La sua fama si divulgò subito dappertutto, nella circostante regione della Galilea.

Appena usciti dalla sinagoga, andarono con Giacomo e Giovanni in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre; ed essi subito gliene parlarono; egli, avvicinatosi, la prese per la mano e la fece alzare; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli.

Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti i malati e gli indemoniati; tutta la città era radunata alla porta. Egli ne guarì molti che soffrivano di diverse malattie, e scacciò molti demòni e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano.

Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava. Simone e quelli che erano con lui si misero a cercarlo; e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano». Ed egli disse loro: «Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando demòni.

Dopo averci fatto conoscere Gesù ed averci donato la sintesi della sua predicazione, ricordate: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete al vangelo” (Mc 1,15); e dopo averci fatto contemplare la potenza creatrice del suo sguardo e della sua parola di comando, quel“Seguitemi” che ha creato la sequela dei quattro pescatori di Galilea, Marco ora passa a mostrarci una giornata della sua attività nel villaggio galileo di Capernaum.

E subito ci rendiamo conto che chi in quei tempi si imbatteva in Gesù si trovava di fronte a qualcosa, o meglio, a qualcuno di unico, affascinante e insieme misterioso…

Gesù insegna nella sinagoga, come nelle tante altre sinagoghe di Israele insegnavano i tanti altri maestri del suo tempo, ma la sua parola ha un impatto tutto suo… suscita insieme ammirazione ed un senso di sgomento: “Essi si stupivano del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”. Ma torneremo ancora su questo “stupore”…

E ancora, continuamente fino quasi all’ossessione, Gesù viene a contatto con “i demòni”, con “gli spiriti immondi”, che lo riconoscono e urlano chi è: ”Che c’è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto per mandarci in perdizione? Io so chi sei: Il Santo di Dio!”. Ma Gesù non accetta la loro testimonianza, e non permette loro nemmeno di parlare, li obbliga a fare silenzio e li caccia liberando gli uomini e le donne posseduti: “Sta’ zitto” – così grida – “ed esci da costui!”.

Perché questo? Marco ci dà una risposta che è un grande mistero: “Perché lo conoscevano”…

Insomma in questa pagina del più antico del vangeli, Gesù fa un sacco di cose: cammina, predica, insegna, fa esorcismi… E tutto questo “fare” provoca un “contro-fare” e suscita reazioni… soprattutto costringe chi lo incontra a riflettere e a chiedersi, e a domandare agli altri: “Che cos’è mai questo?”…

Ma questo strano, straordinario “rabbì” non risponde alle domande da lui stesso suscitate, e anzi – come abbiamo visto adesso – mette a tacere quelli che lo conoscono (in questo caso gli “spiriti immondi”), e li mette a tacere proprio perché lo conoscono!

Siamo evidentemente qui alle prese con un grande enigma, con quello che molti commentatori, forse in mancanza di meglio, hanno definito “il segreto” del vangelo di Marco.

Questo stranoatteggiamento, per cui Gesù da un lato fa e dice tutto quello che deve fare e dire, e suscita scalpore e diventa famoso, e dall’altro non vuole che si sappia chi egli è, proseguirà un po’ lungo tutto questo vangelo, e ci colpirà e ci incuriosirà, prima fino alla confessione di Pietro a Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo”,(cfr Mc 8,29) ; e soprattutto fino alla croce, là dove l’inattesa testimonianza del centurione che capitanava il drappello dei carnefici di Gesù, ci donerà la piena rivelazione di Marco su di lui: “Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15,39).

Fino alla croce, e non fino alla risurrezione. Perché, ancora stranamente, con la risurrezione Marco torna al silenzio su Gesù: le donne vanno alla tomba, e la trovano aperta e vuota. Poi appare loro un angelo che dice che “il Crocifisso” è tornato alla vita. A quell’annuncio, se ne fuggono via, “perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero nulla a nessuno (vedete? È il silenzio che torna…), perché avevano paura” (cfr Mc 16, 1-8).

Di questo, che è un altro dei misteri del “vangelo dei misteri”, abbiamo già parlato in una Pasqua, e parleremo ancora… Però per noi è importante già adesso inserirci in quest’atmosfera così particolare di Marco, lasciarci accompagnare da lui al seguito di questo Gesù così “colmo di mistero”…

E fare questo è ancora più importante, perché, nel nostro cristianesimo reso quasi banale dal senso di abitudine che ci viene dall’essere cristiani da tanti anni e dal fatto che pensiamo di conoscere un po’ tutto, la lettura attenta di Marco ci aiuta a porci tutta una serie di interrogativi… e interrogarsi è sempre molto sano…

Sì, forse – ed io spero proprio sia così – torneremo anche noi a chiederci, con gli uomini e le donne galilei di duemila anni or sono: Cos’è mai questo e chi davvero è costui?”… e ci renderemo conto che nella fede nulla è mai scontato, che soprattutto Gesù non è mai scontato, e non è mai conosciuto a sufficienza…

È un mistero, Gesù. È il mistero dell’ “amore folle” di Dio per la nostra umanità. E siccome l’amore di Dio è vasto e profondo ben più del più oceanico degli oceani, a noi non resta altro che sprofondare in questo abisso d’amore che proprio come il mare quando è davvero mare, è sempre uguale e insieme sempre nuovo… è sempre movimento… ed è colmo di vita e genera continua nuova vita…

* * *

Ora, come promesso, torniamo allo stupore che l’insegnamento di Gesù suscitava in coloro che lo udivano, quello stupore che Marco ci ha descritto con la frase che già prima abbiamo ricordato: “Essi si stupivano del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”.

Che significa questo? Che vuol dire che Gesù “ha autorità”?

A guardarla dall’esterno, la sua attività (anche questo l’abbiamo già accennato) non si differenzia poi molto da quella degli altri maestri itineranti che, in quel tempo, si spostavano da un villaggio all’altro di Israele cercando di fare comprendere a coloro che andavano a ascoltarli quale fosse la volontà di Dio nelle varie circostanze della vita individuale e comunitaria. Ma se poi, dal “fare” di Gesù noi spostiamo lo sguardo sul suo “essere”, se guardiamo alla sua persona, allora noi tocchiamo un grande “mistero”: il mistero stesso di Dio…

Certo anche solo guardando a quel che fa, Gesù doveva essere un maestro eccezionale, e non a caso molti hanno pensato che fosse un profeta in linea con i grandi profeti del popolo di Dio.

E però Gesù è qualcosa di diverso, ed è molto di più. Quando i profeti si presentavano al popolo, sentivano il bisogno di presentare anche, per dir così, le loro “credenziali”: parlavano cioè della loro vocazione, e accompagnavano le loro parole con la formula d’obbligo: “Così dice il Signore”. Gesù non fa mai accenno a una sua vocazione, né fa mai uso dell’antica formula profetica… Insomma, non sente alcun bisogno di “accreditarsi”, ma chi lo ascolta deve ugualmente accettare l’autorità della sua parola… come dirà nel prosieguo del vangelo: “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc 13,31).

E se Gesù rivendica per sé e per quello che dice un’autorità tanto al di sopra di quella dei profeti, figuriamoci poi se non ci appare ed è infinitamente superiore a ogni altro maestro e agli “scribi” di Israele.

Gli scribi, lo sappiamo, erano i teologi del tempo. Si consacravano allo studio scrupoloso delle Scritture e delle loro interpretazioni che via via s’erano accumulate a formare la tradizione, e il loro insegnamento e la loro autorità erano validi solo nella misura in cui si fondavano su questo studio e sulla relativa competenza: “Ascolto questo scriba, perché conosce bene la Scrittura e me la sa spiegare”.

L’insegnamento di Gesù, invece, non è mai la semplice spiegazione del testo sacro, nemmeno quando cita i passi biblici. Non ha bisogno di appoggiarsi alla Legge e ai Profeti, ma rivendica ed esprime pienamente, innanzi tutto nella sua persona, una forza ed un fascino che fanno subito pensare ad un’autorità direttamente divina, al punto che sovente non esiterà a opporre il suo insegnamento all’insegnamento tradizionale degli gli scribi e dei più venerati maestri di Israele, e spesso anche alla lettera stessa della Scrittura.

Ecco allora cos’è l’“autorità” di Gesù. È l’immediatezza del suo insegnamento, e soprattutto è il suo “io”che s’impone senza mediazioni e senza spiegazioni, così come s’è imposto ai quattro pescatori del Mare di Galilea: “Disse loro: – Seguitemi… ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono”…

Questa “autorità”, come abbiamo visto, sconcerta e sconvolge, perché spazza via tutti gli schemi conosciuti, e tutte le abitudini, tutte le sicurezze.

Gli Israeliti del primo secolo non vivevano bene. Erano e si sentivano un popolo dominato, oppresso, sfruttato. Avevano però la loro fede e le Scritture che la alimentavano, e questa loro fede nutrita dalla parola di Dio, li aiutava a vivere il buio del presente tra ricordo e speranza: “Il Signore ha operato grandi cose per noi, e ne farà ancora di più grandi in avvenire”.

Così, la fede s’era fatta sicurezza… E un po’ tutti allora, dal sacerdote che traeva dal tempio benessere e prestigio, ai farisei che godevano la stima universale e i primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti, agli stessi zeloti che, protetti dalla popolazione, affilavano i loro coltelli contro il nemico romano ed erano visti da tutti come eroi… tutti erano gratificati; tutti, fra passato e futuro, avevano trovato il loro angolino in cui vivere il presente.

E ecco, arriva Gesù, irrompe in quel presente con la sua sconcertante autorità. E manda all’aria il tuo comodo angolino, e ti mette in movimento! Come abbiamo ascoltato all’inizio del vangelo: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: ravvedetevi…”; e ancora: “Seguimi, lascia tutto! Vieni fuori dalla tranquillità del tuo pescare pesci, e vivi l’avventura di pescare degli uomini…”.

Risultato: non puoi più amministrare la tua situazione, perché lui prende in mano la tua situazione. Lo fa con tutta la forza della sua autorità. Lo abbiamo letto anche oggi: grida, ammonisce, comanda… spinge i suoi interlocutori, siano uomini o spiriti, a parlare o a tacere, a seconda della sua volontà.

Gesù, insomma, ti scuote! Ti vuole sempre in piedi, sempre pronto. In piedi e pronto, perché in lui è la volontà stessa di Dio che si rende presente. È davvero “il Regno di Dio che è vicino”, anzi, è arrivatoha fatto irruzione nelle esistenze umane, nella storia del mondo.

* * *

E allora, Gesù è “la fine del mondo”!

È la fine di tutto un mondo, di tutto un modo di vedere e di vivere la realtà.

Ecco perché gli “spiriti maligni” gridano e si agitano: colgono in lui l’attacco decisivo contro il loro potere in quello che pensavano essere ancora per molto tempo il “loro” mondo.Ed ecco anche perché gli scribi e i farisei si indigneranno e saranno in gran parte suoi nemici: vedranno nella persona e nell’insegnamento di Gesùun pericoloso tentativo di sovversione di quella legge e quella tradizione di cui rivendicavano il monopolio…

Ecco infine perché, dopo non molto tempo dagli eventi della pagina di oggi, mentre Gesù è ancora in Galilea, persino i suoi parenti lo verranno a prendere per riportarlo a casa, perché – così diranno: “È fuori di sé” (cfr Mc 3,21).

Proprio così. La storia di Gesù che Marco ci racconta nel suo vangelo è la storia della fine di un mondo…

È stato così duemila anni fa; lo è stato ancora dopo, ogni volta che questa storia, così come ce la racconta il Nuovo Testamento, è stata presa sul serio; è così ancora oggi.

Immagino abbiate sentito dell’intervista di Papa Francesco di questa settimana, che, nel nome della misericordia di Gesù, apre nella chiesa cattolico- romana nuove prospettive ai divorziati, ai gay, alle donne che hanno subito la ferita dell’aborto. Ieri leggevo la reazione di un “ateo devoto” come Giuliano Ferrara, chescrive amareggiato: “Ora il Vangelo si erge contro la dottrina. Quel libro bellissimo e selvaggio, che è anche un memoriale misterioso e confuso, quel libro che da venti secoli cerchiamo di spiegarci, perché la sua semplicità è difficile a farsi, diventa la febbre di bene e di comprensione umana contro (e qui è facile cogliere il tono ironico) il cinismo catechistico della dottrina, contro i piccoli precetti… Che trovata geniale, che uovo di colombo… Ora la chiesa si fa figlia del mondo, e il suo adulterio sentimentale è sotto gli occhi di tutti”… E non solo Ferrara. Molti cardinali e vescovi hanno un po’ storto il naso…

Ma al di là di tutto questo, quello che in questa vicenda mi ha colpito è la potenza ancora oggi rivoluzionaria dell’evangelo di Gesù. Se qualcuno – in questo caso il papa – lo prende sul serio, fa saltare per aria molte cose che sembravano intoccabili…

Sì, davvero Gesù è la fine di tanti diversi mondi umani…

Ma è anche sempre un inizio. L’inizio di un mondo nuovo, e di nuovi rapporti degli esseri umani con Dio e fra di loro… È, come dicevo un minuto fa, l’irruzione del regno… È la vita eterna che già si fa presente sulla terra.

Quasi in chiusura del libro dell’Apocalisse, subito dopo la visione della “nuova Gerusalemme discesa dal cielo”, Giovanni il veggente racconti di aver udito “una gran voce dal trono” che diceva: “Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro, e sarà il loro Dio. Asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate” (cfr Apocalisse 21, 2-4). La nuova creazione, la vita eterna con Dio come consolazione: Dio si china a asciugare il nostro pianto… ci libera dall’amarezza dei nostri fallimenti, del nostro poco amore, colmandoci del suo gesto d’amore…

Rileggiamo il racconto della bellissima, commovente scena del tramonto di Capernaum:“Fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti i malati e gli indemoniati; tutta la città era radunata alla porta. Egli ne guarì molti che soffrivano di diverse malattie, e scacciò molti demòni…”. Non regna forse anche qui sul pianto e sul dolore la consolazione del Signore? Gesù non è forse anche qui “colui che abita con gli uomini”, che è nel senso più pieno “il Dio con loro” e “il loro Dio”? Se c’è mai stato un momento di vero paradiso sulla terra, è stato proprio lì, in quel villaggio della Galilea di duemila anni fa…

Ecco allora: una fine e un inizio del mondo. Gesù arriva, e divide la storia. E d’ora in poici sarà sempre un “prima di Gesù” ed un “dopo” di lui. E gli uomini e le donne, tutti quelli che l’hanno incontrato lungo il loro esistere, sono chiamati a rendere testimonianza a quello che è accaduto.

I farisei, gli scribi, i sacerdoti di Israele, hanno in gran parte preso posizione in favore del “no”. Il “no” di chi si schiera per la lettera della legge e la conservazione della tradizione, in parte in buona fede (perché no?), e in parte però anche perché in quelle due realtà trova il proprio potere ed il proprio benessere.

I poveri, i malati, i peccatori, i posseduti dagli spiriti maligni… chi secondo i criteri del mondo e della religione, non ha diritto né posto al cospetto di Dio, e che adesso si trova chiamato da Gesù ad aprirsi all’amore e al perdono… tutti costoro invece dicono il loro “sì”, rendono a lui la testimonianza del loro stupore e della loro riconoscenza.

E per un ognuno di questi “schieramenti” e per chi ne fa parte, un mondo finisce e un altro mondo inizia, a salvezza o a giudizio.

Anche il nostro mondo, anche il nostro angolino della fede, la nostra “amaca” appesa e dondolante fra passato e futuro, anch’essa è scossa e anzi è spazzata via. Ma proprio così, chiamati a balzare in piedi e a prendere la nostra decisione, se rinnoviamo il nostro “sì”… proprio così, radunati, consolati, guariti da Gesù, riceviamo il presente da vivere, un presente già toccato e trasfigurato dall’eternità…

Sì, il mondo, la storia ed ognuno di noi… tutto è ora nel suo raggio d’azione, nella meraviglia luminosa della sua presenza, del suo essere venuto fino a noi…

Questo è, per tutti noi, il senso e il significato delle parole, delle azioni, dell’andare e del pregare, il senso e il significato della persona di Gesù.

È il mistero della sua autorità, il progetto di salvezza di Dio per tutti gli uomini che trova compimento.

                                                                                                     Ruggero Marchetti

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