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Un pensiero dalla predicazione su Marco 1, 40-45, tenuta durante il culto di domenica 29 settembre 2013 in Scala dei Giganti

 

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Oggi, dopo i malati e i posseduti, viene a Gesù “un lebbroso”.

 Questo lebbroso conosce molto bene la proprio condizione. Sa che la lebbra che lo affligge non è solo una malattia, ma è qualcosa, e anzi molto di più: è una “impurità”. Per questo, non chiede a Gesù che semplicemente lo guarisca. No… gli domanda di “purificarlo”.

Ma che cosa significa che la lebbra è un’impurità e non una semplice malattia? Per il modo in cui si manifesta, cambiandoti il colore della pelle e deformandoti arti e lineamenti, questo morbo è un disfacimento del corpo che inizia quando tu sei ancora vivo, e così mescola la sfera della vita e quella della morte, e questo rende impuri.

E non solo diventava impura la persona nelle quale apparivano i sintomi della lebbra; chiunque toccasse un lebbroso, anche senza subirne conseguenze, si ritrovava impuro e, fino alla sera del giorno del contatto, doveva anche lui restare separato dagli altri.

 Nel nostro racconto poi, il lebbroso si avvicina a Gesù ben di più di quanto non sarebbe consentito, e non grida: “Impuro! Impuro!” per farlo allontanare… In questo modo, allora, si accolla anche il peccato di chi, impuro, si comporta come se invece non lo fosse.

Ma nella sua “disinvoltura” quest’uomo è pienamente consapevole di ciò che sta facendo. Al punto che formula la sua richiesta in un modo speciale: in tutto il Nuovo Testamento, è questo il solo miracolo in cui la domanda di colui che lo chiede è preceduta da un “Se vuoi”: “Se vuoi, tu puoi purificarmi!”.

Il lebbroso sa bene che, avendo trasgredito la Legge e essendoglisi avvicinato solo a “un tiro di braccio”, fa correre a Gesù il rischio di diventare impuro anche lui. Così, gli lascia la libertà di scegliere: se Gesù accoglierà la sua richiesta, sarà perché l’avrà voluto. E se diventerà anche lui impuro, non sarà per caso, ma, appunto, per una scelta consapevole.

Davanti a quest’uomo che ha messo in gioco tutto, e ha infranto anche la Legge per affidarsi a lui, Gesù “fu preso da pietà”.

E ecco la risposta: un gesto e una parola sconcertanti: “Stese la mano, lo toccò e gli disse: – Lo voglio, sii purificato”. Non so se vi rendete conto della portata di quello che qui accade: se quel lebbroso ha trasgredito il Codice di purità, Gesù fa esattamente la stessa cosa: “ha voluto” toccarlo, e così anche lui ha deliberatamente trasgredito la Legge di Dio. Adesso è impuro anche lui.

La trasgressione di Gesù non è diretta contro la Legge in sé, ma contro ciò che le sue interpretazioni e le conseguenti applicazioni possono avere di alienante e crudele per gli esseri umani. Il fine di questo miracolo, non a caso “di purificazione”, è – l’abbiamo appena visto – permettere la reintegrazione del lebbroso nella comunità. E quando la stessa legge che Gesù ha trasgredito diventa lo strumento di questa reintegrazione, indicando la procedura necessaria per reintrodurre l’uomo nella normalità, Gesù non ha alcun problema a comandare all’ex lebbroso di fare quello che la Legge prescrive, perché in quel momento la Legge è in funzione della sua rinascita ad una vita piena, serve all’accoglienza di chi fino a un momento prima era un escluso.                                                                                R. M.

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