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Un pensiero dalla predicazione su Malachia 3.13-4,3 tenuta durante il culto di domenica 13 ottebre 2013 in San Silvestro-Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Il Dio dell’oracolo di Malachia, che distingue in maniera così netta “fra il giusto e l’empio”, e il cui “sole” non si leva – come quello del “Padre che è nei cieli” del vangelo – nella stessa maniera “sui malvagi e sui buoni”, ma spunta invece per “portare la guarigione” a coloro “che temono Dio”, e si fa “ardente come una fornace” per chi non lo teme e non lo vuol servire… un Dio così ci urta, così come poi in fondo non ci va bene nemmeno Malachia con il suo esclusivismo per cui soltanto i figli di Israele possono servire Dio, e invece i figli di Edom non possono essere ammessi a servirlo anche loro…

A proposito di quest’ultima osservazione sulla chiusura di Malachia agli Edomiti, che contrasta con il nostro concetto di accoglienza dell’altro, noi che siamo Riformati, potremmo forse riflettere sul fatto che la Riforma, è stata in fondo per moltissimi aspetti il rifiuto delle tante accoglienze di pensieri, valori, spiritualità, venuti lungo i secoli al cristianesimo dal di fuori della Bibbia. Perché, cosa hanno rimproverato i Riformatori alla chiesa cattolica dell’epoca se non, in maniera quasi paradossale, il suo eccesso di “cattolicità”, cioè quell’universalismo così spinto che l’aveva portata, nella sua lunga storia, ad inserire, dopo averle opportunamente “battezzate”, nel patrimonio della sua stessa fede tutta una serie di pratiche di origini pagane? E questa posizione di “esclusione radicale”, che li ha portati a formulare i loro celebri sola Scriptura, sola fides, solus Christus, si è estesa anche alla teologia. Così, hanno tuonato contro l’introduzione nel pensiero cristiano della filosofia greca, da loro definita un’ ingerenza e una infedeltà alla testimonianza biblica su Dio. Insomma, i nostri Riformatori, pur certo in un contesto molto diverso, si sono comportati esattamente come Malachia nel nostro oracolo: via tutto ciò che è venuto da altrove e che per questo sa di compromesso, infedeltà, devianza dalla purezza della fede! Via insomma tutti gli Edom, da qualsiasi parte vengano!

Se allora noi continuiamo a vantarci dei nostri “sola Scriptura e solus Christus” e però rigettiamo ogni esclusione ed invece scegliamo la massima accoglienza per tutti e tutto, non siamo forse un po’ in contraddizione con noi stessi e col nostro patrimonio teologico? Forse, prima di dire subito: “Questo atteggiamento mi piace e quest’altro no”, varrebbe la pena di riflettere sul senso e sulle conseguenzedelle nostre scelte…                                   R. M.

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