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Un pensiero dalla predicazione su Luca 14, 1-24 tenuta durante il culto di domenica 17 novembre 2013 in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Vogliamo anche noi scoprire e vivere la “beatitudine” annunciata oggi dal Signore?

 Cambiamo la nostra mentalità e i nostri comportamenti: spezziamo il cerchio chiuso dei soliti legami e la rete dei rapporti fondati sul “do ut des”, e impegniamoci alla sequela di Gesù nella fraternità ed in un servizio agli altri che sia senza preconcetti e senza limiti prefissati. Osiamo la sorpresa della condivisione e della gioia della condivisione. Sbarazziamoci dello spirito di possesso che spesso ci fa trovare delle scuse che ci rendono tanto simili a quegli invitati che hanno detto di no: “Ho comprato un campo e ho la necessità di andarlo a vedere…”; “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli…”; “Ho preso moglie e non posso venire…”, ed invece aderiamo a un nuovo modo di avere relazioni. Impariamo l’agape cantato dall’Apostolo nel suo “inno all’amore” di 1 Corinzi 13: l’amore disinteressato, benevolo, generoso, senza partito preso… Così daremo al regno proclamato e portato da Gesùuna visibilità vera, concreta; procureremo a noi stessi ed agli altri una gioia reale. Sì, nella prospettiva spalancata dall’Evangelo, l’apertura agli altri non è un’alienazione ma un invito a gustare fin da adesso la pienezza della vita.

 

E insieme finalmente, potremo costruire un mondo nuovo. È l’ultimo pensiero che sgorga dalla pagina di oggi.

 

Le parole e le immagini forti dell’“invitato scomodo” Gesù sono una vera e propria consegna. Ci chiamano a cambiare, ed anzi a rovesciare l’ordine delle priorità: operare a fondo perduto piuttosto che difendere ostinatamente i propri interessi, preferire le gioie condivise ai piaceri egoisti, privilegiare le relazioni umane anziché i beni materiali. Questo siamo chiamati a fare con urgenza!

 

E sempre ricordando che al di là dei comportamenti personali, l’attenzione ai più deboli è una priorità collettiva. La nostra società non può ignorare i cosiddetti “perdenti”, né i paesi sviluppati non tener conto delle popolazioni alla deriva…

 

Indirizzate nella pagina di oggi ad una tavolata di farisei, le parole di Gesù si dilatano ad una dimensione universale e stigmatizzano le pratiche politiche, economiche, sociali che mantengono o accrescono lo scarto fra ricchi e poveri, privilegiati e senza il necessario, a detrimento di una visione generosa e solidale dei rapporti fra gli umani.

 

Non si tratta, beninteso, di instaurare il Regno di Dio su questa terra… si tratta di inalare la speranza del Regno nel nostro quotidiano, e così di permetterle di agire sulla visione e sui valori che determinano il nostro impegno nella chiesa e nella società, anche nell’immediato, a corto termine…

 

     È proprio della nostra teologia riformata propugnare con una forza particolare la sovranità di Dio sul mondo. Proprio questa sovranità del nostro Dio la cui accoglienza incondizionata sfida gli interessi partigiani e le logiche interessate (ricordiamo ancora una volta il padrone che dice sorridendo a colui che occupa l’ultimo posto: “Amico, vieni più avanti”), ci dà il coraggio e la pertinenza per intervenire nel dibattito odierno sulla possibilità di una società diversa, più umana e solidale.                  R. M.

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