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Archivio di dicembre 2013

Luca 6, 20-26. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto di domenica 29 dicembre 2013 alle ore 19.30 in San Silvestro – Cristo Salvatore

  Luca 6 , 20 – 26 Egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno da loro, e vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande nei cieli; perché i padri loro facevano lo stesso ai profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i padri loro facevano lo stesso con i falsi profeti. L’evangelo del Natale in Luca 2 ci ha narrato così il momento della nascita di Gesù: “Mentre erano là (a Bethleem)si compì per lei (per Maria) il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una […]

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Un pensiero dalla predicazione su Luca 6, 20-26, tenuta durante il culto di domenica 29 dicembre 2013 alle ore 9.30, in San Silvestro – Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni . . . Ancora una volta: nessuno ama sentirsi fragile.  Ma la vera forza non consiste nel non subire mai sconfitte e fallimenti nel corso della vita, bensì nel riuscire ad essere più vicini a Dio e agli altri e alle altre, e più vicini a noi stessi… a quello che noi siamo veramente, e così crescere nella verità.      E se Dio sceglie i deboli – ce lo ricorda in questi giorni il cantico di Maria: “Ha deposto i potenti dai troni e ha innalzato gli umili; ha colmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi” (Luca 1, 52-53) – è per confondere l’arroganza dei forti e ricondurli con i piedi per terra, ricondurli cioè al loro dovere di esseri umani che è quello di proteggere la vita in tutte le sue forme e di non abusare mai della loro posizione per approfittare degli altri e delle altre, di non strappare mai la dignità all’esistenza di qualcuno per il loro profitto.  Ecco allora: per oltrepassare le barriere più solide e più dure, Dio canta. Canta per arrivare nelle profondità dei cuori umani. Canta […]

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Filippesi 2, 6-11. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto unificato di Natale di mercoledì 25 dicembre 2013 alle ore 10.30 in San Silvestro – Cristo Salvatore

                Filippesi 2 , 6 – 11     Cristo Gesù,   il quale era in condizione di Dio,   non considerò un possesso per sé   l’essere uguale a Dio,   ma annientò se stesso   prendendo la condizione di servo   e divenendo simile agli uomini.     Facendosi incontrare davvero come un uomo,   umiliò se stesso,   essendo divenuto obbediente sino alla morte,   e alla morte di croce.     Per questo Dio lo ha sovranamente innalzato   e gli ha fatto grazia del nome   che è al disopra di ogni nome,   affinché nel nome di Gesù   si pieghi ogni ginocchio   nei cieli, sulla terra e negli abissi,   e ogni lingua confessi che   Gesù Cristo è il Signore   a gloria di Dio Padre.       In Paolo noi leggiamo alcuni testi che non sono suoi. Sono degli inni delle comunità che riprende ed inserisce nelle sue lettere. E dal momento che le lettere di Paolo sono i più antichi scritti cristiani in nostro possesso, quegli inni, che sono addirittura più antichi delle lettere, rappresentano allora la primissima voce dei credenti arrivata fino a noi, una voce […]

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Un pensiero dalla predicazione su Filippesi 2, 6-11, tenuta durante il culto unificato di Natale di mercoledì 25 dicembre 2013 alle ore 10.30, in San Silvestro – Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni Lo stupore, e la riconoscenza, l’entusiasmo che ricolma quest’inno che Paolo ci ha trasmesso: “Cristo Gesù, il quale era in condizione di Dio… annientò se stesso…divenendo simile agli uomini”.  C’è qui davvero tanta meraviglia. C’è la sorpresa di chi è alle prese con l’impossibile, e pensa di sognare e poi si rende conto che… no… non sta sognando e invece sta contemplando la realtà. E si rende anche conto che tutto questo è accaduto ed accade per lui. Che se Dio in Gesù “ha annientato se stesso”, l’ha fatto per me! Perché mi ama. Ama me, proprio me!  Ma allora, se mi sento insignificante, ora so che non è così. Perché so che per lui, per il mio Dio, io sono importante, so che lui tiene a me al punto che s’è svuotato di se stesso per farsi come me, per dare senso, redenzione, gioia alla mia vita! Allora, se mi sento povero e miserabile, so che non è così. Io adesso sono ricco, sono un vero nababbo, perché Dio adesso è mio… adesso mi appartiene come io appartengo a lui. E se mi senso solo e abbandonato, […]

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Isaia 49, 14-16a. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto unificato della Vigilia di Natale di martedì 24 dicembre 2013 alle ore 17.30 in Scala dei Giganti

  Isaia 49 , 14 – 16a       Ma Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonata,   il Signore mi ha dimenticata».     Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta,   smettere di aver pietà del frutto delle sue viscere?   Anche se le madri dimenticassero,   io non dimenticherò te.   Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani.       Noi pastori, non solo evangelici ma di tutte le chiese, pensiamo spesso di avere, un po’ come gli scribi del tempo di Gesù, una sorta di “monopolio” sulla Bibbia e, più in generale, sulla teologia. Insomma, tutto quello che si dice di Dio e su Dio, pensiamo sia in qualche modo “cosa nostra”…   E allora è una bella lezione di umiltà scoprire che si sono altri, estranei alla teologia ufficiale e anche alle chiese,che riescono ad avere su Dio delle intuizioni profonde e sorprendenti, che ti fanno pensare, e ti ridimensionano.   Mi è ricapitato sotto mano il testo di una canzone di Volodia, un cantautore russo morto ormai tanti anni nel 1980… una morte in cui c’entrano molto l’alcol e la morfina. Nel 1999 la Russia gli […]

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Un pensiero dalla predicazione su Isaia 49-16a, tenuta durante il culto unificato della Vigilia di Natale di martedì 24 dicembre 2013 alle ore 17.30, in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni “Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonata, il Signore mi ha dimenticata». Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di aver pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, io non dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani” (Isaia 49, 14-16a). Al di là dell’inattesa immagine di un Dio materno, un Dio al femminile, anche queste sono parole sorprendenti e quasi scioccanti. Il profeta mette qui davanti a noi un Dio che “chiede pietà” a chi sente “abbandonato”, “dimenticato” da lui. E così, chinandosi su quei cuori che non riescono più a sperare, offre loro in dono la speranza. E la speranza è la sua presenza, la sua “compassione”: “Non pensare mai che io ti abbia abbandonato, non pensare che possa essermi dimenticato di te. Io sono qui, accanto a te, e ti circondo, ti tengo nelle braccia come una mamma tiene in braccio il suo bambino. Tu ti senti, e sei, piccolo, fragile, scosso dai tuoi dolori e dalle tue paure come una foglia al vento. Ma io sono qui. E col mio essere qui […]

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Marco 10. 13-16. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto di domenica 8 dicembre 2013 alle ore 11.00 in Scala dei Giganti

  Marco 10 , 13 – 16 Gli presentavano dei bambini perché li toccasse; ma i discepoli sgridavano coloro che glieli presentavano. Gesù, veduto ciò, si indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano da me; non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto”. E, presili in braccio, li benediceva ponendo le mani su di loro. Se c’è nel vangelo di Marco, ma poi in tutti i vangeli, un’idea e una realtà che è sempre al centro delle parole e dei gesti di Gesù, è il Regno di Dio. Già subito all’inizio, l’evangelista riassume in questo modo la sua prima predicazione: “Si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo” (Mc. 1,15), e in tutta la prima parte del vangelo (Mc. 1-8,26), è ancora sempre il “regno”, la signoria di Dio annunciata ed insieme già presente, che si rivela nei prodigi operati da Gesù e nel suo insegnamento colmo d’autorità. Poi però, dal primo […]

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Un pensiero dalla predicazione su Marco 10, 13-16, tenuta durante il culto di domenica 8 dicembre 2013 alle ore 11.00 in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni CONCLUSIONE DECENNIO “VINCERE LA VIOLENZA” Marco non ci ha detto se i discepoli hanno imparato la lezione ricevuta da Gesù. In realtà la cosa sta così, perché i discepoli oggi siamo noi, e noi cosa abbiamo imparato? Perché qui, rovesciando il rapporto bambino-adulto, Gesù mette in gioco tutto un modo di concepire l’educazione. Non è più a senso unico: dall’adulto che sa, al bambino che non sa e che deve accettarla supinamente, con tutta la violenza “patriarcale” che spesso questo comporta. Formare l’altro (perché un bambino è sempre “un altro”), concepire un progetto, ed imporglielo, dargli un’educazione, è presentato dalla società come una necessità che risponde ai suoi propri bisogni. Rovesciando le cose, Gesù forza i discepoli e la società a tener conto del bisogno dell’altro, ed in particolare dell’altro che non ha voce, che non è qualificato, che non dovrebbe avere mai niente da dire sulle cose serie degli adulti. Ma non è forse un’esigenza dell’Evangelo, quella di costruire la vita della società a partire dal più debole? La violenza, anche quando è inferta con le massime buone intenzioni, respinge l’altro, lo marginalizza, lo ferisce. Pensiamo a […]

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Apocalisse 4, 1-11. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto di domenica 8 dicembre 2013 alle ore 9.30 in San Silvestro – Cristo Salvatore

  Apocalisse 4 , 1 – 11     Dopo queste cose vidi una porta aperta nel cielo, e la prima voce, che mi aveva già parlato come uno squillo di tromba, mi disse: “Sali quassù e ti mostrerò le cose che devono avvenire in seguito”.   Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c’era uno seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto alla pietra di diaspro e di sardonico; e intorno al trono c’era un arcobaleno che, a vederlo, era simile allo smeraldo.   Attorno al trono c’erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni. Davanti al trono c’erano sette lampade accese, che sono i sette spiriti di Dio.   Davanti al trono inoltre c’era come un mare di vetro, simile al cristallo; in mezzo al trono e intorno al trono, quattro creature viventi, piene di occhi davanti e di dietro. La prima creatura vivente era simile a un leone, la seconda simile a un vitello, la terza aveva la faccia come d’un uomo e la quarta era simile a un’aquila […]

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Un pensiero dalla predicazione su Apocalisse 4, 1-11, tenuta durante il culto di domenica 8 dicembre 2013 alle ore 9.30 in San Silvestro – Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni Per dare alla chiesa che vive, fatica, ama e spera sulla terra, la certezza che nelle lotte che deve fronteggiare sarà da lui assistita e sostenuta, il Signore chiama il Veggente un momento di pura contemplazione e riflessione. Poi, certo, ci sarà la tempesta, l’agitarsi indistinto della storia che le varie visioni successive ci faranno passare sotto gli occhi come un torrente in piena. Ma ora è la pace! La pace di Dio. E in questa pace, è possibile cogliere il senso pieno di quello che accadrà: gli eventi della storia e della vita non sono a caso, hanno una loro logica, un senso che è nascosto al disotto (o al disopra…) del puro avvenimento. E questo senso pieno, che nulla può arrestare, è il volere divino.   “Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c’era uno seduto”. Ricordate il Paradiso di Dante, con i suoi nove cieli da attraversare in volo prima d’arrivare alla sfera di Dio? Qui, nulla di tutto questo, qui non c’è gerarchia, né “empireo”, né cori angelici: immerso nello “Spirito” che gli affina la […]

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