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Un pensiero dalla predicazione su Giovanni 3, 22-36, tenuta durante il culto di domenica 9 febbraio 2014 alle ore 11.00 in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Oggi Giovanni torna sulla scena. Appare un’ultima volta per rendere la sua suprema testimonianza al Signore e poi sparire, dissolversi per sempre.

 Questa testimonianza consiste essenzialmente di due brevi ed incisive affermazioni in tutto degne dell’ultimo grande profeta di Israele: “Questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca”.

 Davvero una grande testimonianza, la più grande che essere umano abbia reso a Gesù: Giovanni accetta, con una perfetta gioia del cuore, di “diminuire” se stesso fino ad annullarsi, perché Gesù possa “crescere”.

Sì, diminuire… annullarsi (e infatti d’ora in poi il vangelo non parlerà più di lui), con gioia! Se pensiamo che tutti nella nostra esistenza siamo dominati da una fondamentale volontà di affermazione… che in fondo il sogno di ciascuno di noi è d’essere sempre in modo positivo al centro dell’attenzione degli altri, e a quanto questo ci condiziona in ogni aspetto della nostra vita; se pensiamo alla ricerca del successo (e di un successo visibile a tutti) che domina la nostra società, allora forse ci rendiamo conto di quanto sia grande e al tempo stesso paradossale, secondo il nostro metro di misura, la testimonianza di Giovanni a Gesù: un uomo, un capo, un leader (perché Giovanni era questo) che accetta di “diminuire” e anzi d’essere abbandonato dai suoi stessi seguaci in favore di un altro, e che proprio nel momento in cui quell’abbandono si sta verificando, esclama: “Ora, la mia gioia è completa!”.

 

Ma qual è la realtà, quale la forza che ha reso possibile questo autentico miracolo?

Riascoltiamo le parole di Giovanni: “Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca. Perché colui che viene dall’alto è sopra tutti”…

 

Non si tratta di umiltà, come si potrebbe pensare a prima vista. No, si tratta di fede! Una fede suscitata, nutrita, resa grande dal “vento” dello “Spirito”.

 

Il nostro testo d’oggi è proprio questo: un bellissimo insegnamento sulla fede, e sulla fede in Gesù: “L’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo … Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca. Perché colui che viene dall’alto è sopra tutti”…

 

Qui davvero Giovanni è tutto un indice che sposta la sua attenzione da se stesso e rimanda a Gesù. Sì, come ha visto con gioia (quella sua “gioia” che adesso si completa) i suoi discepoli andarsene da lui per seguire “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, così allunga il suo dito anche per noi ed invita anche noi ad andare a Gesù. Per questo è nato e per questo ha vissuto e predicato: per “preparare la via del Signore”. E ora che il Signore è arrivato, il suo compito è finito, la sua esistenza ha attinto il proprio senso, la sua luce può spegnersi serena, con l’ultimo baluginio della sua “gioia”

 

                                                                                                                                           R. M.

 

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