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Celebrata la Festa della Libertà

La festa della libertà si è proposta a Trieste non solo come una ricorrenza dei valdesi e degli evangelici, ma della città stessa, in cui l’Editto di Giuseppe II del 1781 ha anticipato di quasi settant’anni quello di Carlo Alberto di Savoia, ma nella quale tuttavia non sono mancati problemi di libertà reale per le minoranze, nazionali ma anche per alcune comunità religiose: i metodisti,  presenti dalla fine dell’ ‘800, non erano riconosciuti fino al 1918; problemi che ancora non sono stati ancora ben risolti in Italia per tutti, al di là di Concordati e Intese con solo alcune religioni e confessioni. La celebrazione della Festa del XVII febbraio ha voluto sottolineare il valore della libertà per tutti, non solo nella società e nelle chiese, ma anche nelle chiese stesse. Anche per le vicende di inserimento di minoranze in città alle celebrazioni nei vari momenti, tutti molto seguiti,  hanno partecipato la Provincia con la presidente Teresa Bassa Poropat e il Comune con l’assessore Edi Kraus, sensibili al rispetto delle diversità religiose e nazionali cittadine.

Sabato 15 pomeriggio un recital dell’attrice e regista Elsa Fonda ha offerto, come “fiori della libertà“, brani con testimonianze significative dalla Cina del III° secolo avanti Cristo ai nostri giorni, dall’Africa di Nelson Mandela, al Nord America di Martin Luther King, all’America latina, fino alle sofferenze causate da dittature che oggi negano questo fondamentale diritto. Il recital si è intrecciato con il concerto d’organo del M.° Giuseppe Zudini, tra musiche di Johann Sebastian Bach e di Emilio Busolini, apprezzato compositore ed organista triestino recentemente scomparso.

Domenica 16 febbraio al culto il Pastore Ruggero Marchetti nella sua predicazione, commentando l’episodio della samaritana, ha tra l’altro tracciato un parallelo tra l’annuncio ai concittadini di Sicar della donna, peccatrice, con la chiesa santa ma peccatrice, che dopo aver annunciato Cristo deve lasciar liberi i credenti di crescere nel rapporto diretto con lui, come lo furono con la loro convinzione maturata gli abitanti della città di Samaria dopo l’annuncio della donna.

Al pomeriggio la Prof.ssa Carmelina Maurizio ha presentato, destando molto interesse, il suo libro “L’emigrazione dei valdesi in Sudamerica”, aggiungendo a dati ed eventi considerazioni originali sull’emigrazione e il suo impatto sui “rimasti” nelle valli, non sempre comprensivi con i partenti per il loro lasciare le terre dei padri, oltre che su di una  problematica attualissima a livello mondiale, che oggi tocca drammaticamente anche l’Italia.

Il pranzo comunitario nella sede della chiesa metodista, preparato dalle sorelle metodiste con la collaborazione per il servizio dei giovani delle comunità, ha costituito un momento di fraternità tra i membri delle chiese. I rinfreschi dopo il recital-concerto e dopo il culto, preparati dall’unione femminile elvetico valdese per tutti i presenti, hanno  voluto significare l’apertura dei valdesi e delle chiese protestanti a tutta la città.

Foto di Armando Costessi.

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