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Un pensiero dalla predicazione su Marco 9, 30-37, tenuta domenica 23 marzo 2014 in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

È tipico di noialtri esseri umani vantarci e litigare per ciò che non abbiamo. Così non fa meraviglia che, proprio quando mostrano di non avere in sé un briciolo di grandezza, non riuscendo nemmeno a comprendere l’annuncio che Gesù ha appena fatto loro della sua passione, morte e risurrezione, i discepoli si mettano a discutere su “chi fosse il più grande tra di loro”.

Ed ancora una volta, con pazienza ed amore, Gesù si china sulla loro povera vanità, e dona loro un insegnamento, che non è fatto solo di parole, ma anche di “carne e sangue”: è il bambino che pone in mezzo a loro. E attraverso quel “cucciolo di uomo”, solleva gli occhi dei discepoli dai loro assurdi sogni di grandezza su su direttamente fino a Dio: “Chiunque riceve uno di questi bambini nel nome mio, riceve me; e chiunque riceve me, non riceve me, ma colui che mi ha mandato”.

Non so se vi rendete conto… qui Gesù intreccia una catena vertiginosa: accogliere un bambino è come accogliere lui, e accogliere lui è come accogliere Dio stesso. Risultato: un bambino = Gesù = Dio!

Mentre a Capernaum si svolgeva questa scena, a Gerusalemme il tempio continuava ad ergersi maestoso sul Monte Sion: era più che mai la “casa di Dio”, verso cui salivano le preghiere, i sospiri e i canti e le offerte di ogni ebreo. Là, nel cuore più riposto del tempio, fra i marmi, gli ori ed i legni preziosi, c’era il “Santo dei santi”, il luogo per eccellenza della presenza del Signore sula terra, in cui una sola volta l’anno, il giorno dello Yom Kippur, il Sommo Sacerdote osava entrare, tremante di reverenza e di santo timore. E a separare quel luogo così unico dal resto del mondo, c’era prima di esso un altro piccolo locale chiamato il “Santo”, e prima ancora del “Santo” era posto il “Vestibolo”. Poi, fuori e tutt’intorno all’edificio ecco, procedendo dall’interno, il “cortile dei sacerdoti” con l’altare dei sacrifici, e il “cortile degli uomini”, e quello “delle donne”, ed infine, enorme, il “cortile dei pagani” accessibile a tutti. Il “Santo”, il “Vestibolo”, la serie dei “cortili”: sette barriere successive e concentriche, un filtro assai preciso che serviva a impedire ogni contatto profanante fra il luogo della presenza di Dio e ogni altro luogo. Tanto unico e grande, tanto santo ed arcano, tanto al di là e al di sopra di ogni cosa, Israele concepiva, sentiva, venerava il suo Signore!

E adesso invece, in una povera casa di un povero villaggio galileo, Gesù dice ai suoi discepoli stupiti che Dio lo si può incontrare in un bambino! È semplicemente sconvolgente.

Il Dio che Gesù è venuto a rivelarci, non è più solo accessibile nel “Santo dei santi”, ma si fa abbracciare in un bambino. È proprio così. Gesù infatti – l’abbiamo udito nella nostra pagina – non si è limitato a mettere un bambino in mezzo ai suoi discepoli. Marco dice che, mentre parlava ai suoi, “lo prese in braccio”. Lo tenne sollevato fra le braccia, lo strinse con le mani… E proprio questo suo “abbracciare” un bambino subito dopo aver parlato della sua sofferenza e della morte imminente, anticipa in qualche modo il gesto con cui, dall’alto della croce spalancherà le braccia al mondo intero. Ricordate nel vangelo di Giovanni: “Io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me” (cfr Gv 12, 32)?

                                                                                                                                     R.M.

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