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Un pensiero dalla predicazione su Marco 10, 32-45, tenuta domenica 30 marzo 2014 in San Silvestro-Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Dopo l’annuncio della sua passione e della sua risurrezione, i due “figli di Zebedeo”, s’avvicinano a Gesù, e in modo insieme timido e sfrontato, gli dicono dapprima: “Maestro, desideriamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. E poi, alla sua domanda:“Che volete che io faccia per voi?”:“Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria”.

Giacomo e Giovanni” hanno giustamente intuito che la via di Gesù è una via che conduce alla vittoria, ma questa intuizione li porta ad ignorare tutto ciò che precede il “tre giorni dopo risusciterà”. Per loro, adesso tutto è solo “gloria”! E a questa gloria vogliono aver parte al massimo livello: direttamente al fianco di Gesù! Ma, in questo modo, il loro aver compreso si fa fraintendimento. Gesù ha parlato di perdere la vita, di farne dono per poi ritrovarla. Giacomo e Giovanni pensano al potere, pensano ai “seggi” sui quali stare assisi: qui c’è solo ambizione…

Voi non sapete quello che chiedete”, è l’amara risposta di Gesù. Come Pietro, di fronte al primo annunzio della passione, s’era messo a rimproverare Gesù meritandosi l’appellativo “Satana”, perché anche lui sognava solo gloria, così qui i due fratelli lo deludono profondamente. Pietro, Giacomo, Giovanni. I tre “prediletti” di Gesù, quelli che aveva voluto accanto a sé sul monte della Trasfigurazione, anche loro fraintendono il Maestro, perché amano il trionfo, la vittoria, la gloria… perché amano il successo, come tutti…

A questo punto, Gesù non rimprovera nemmeno i due fratelli. A cosa servirebbe? Cerca piuttosto di orientare il loro interessato, ma anche sincero e reale attaccamento a lui verso la verità. Ecco il senso della sua strana domanda: “Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?”, che significa:“Per giungere alla gloria a cui voi due pensate, è necessario che io beva il calice della mia passione e che sia battezzato, immerso nella morte. Siete voi in grado di condividere con me questo percorso?”.

E alla risposta subito positiva – ma forse non riflessa – dei due impetuosi “figli di Zebedeo”, Gesù ricorda loro che la via di dolore e di gloria che li attende, non è quella di chi cerca il successo “a tutti i costi”: la via di Gesù non è il percorso di chi cova ambizioni per se stesso, ma è, dall’inizio alla fine, pura sottomissione alla volontà di Dio.

Giacomo e Giovanni potranno un giorno percorrere questa strada solo perché sarà loro concesso dalla grazia divina di dimenticare se stessi, per vivere e morire nell’obbedienza a Dio, senza cercare posti privilegiati o seggi da occupare: “Voi berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; ma quanto al sedersi alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli per i quali è stato preparato”.

Quelli per i quali è stato preparato”, ed a cui Dio darà di sedere alla destra e alla sinistra di Gesù, saranno i due ladroni che saranno appesi al patibolo accanto a lui sul Golgota. Proprio così: Gesù diverrà re, ma il suo trono sarà la croce e la sua corona sarà di “rami spinosi di acanto”. E chi vorrà trovarsi accanto a lui, dovrà anch’egli stare appeso a una croce. Perché così Dio agisce. Così le sue vie sono diverse dalle nostre vie!                                                                                                     R. M.

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