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Luca 24, 13-35. Testo biblico e predicazione tenuta durante il culto della domenica 27 aprile 2014 in San Silvestro-Cristo Salvatore

 

Luca 24 , 13 – 35

Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano. Egli domandò loro: “Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?” Ed essi si fermarono tutti tristi. Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: “Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?”. Egli disse loro: “Quali?” Essi gli risposero: “Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon’ora al sepolcro, non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto”. Allora Gesù disse loro: “O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?” E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.

Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. Essi lo trattennero, dicendo: “Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire”. Ed egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. Ed essi dissero l’uno all’altro: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?” E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, i quali dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.

Un bellissimo racconto, non trovate? È il racconto di una nascita alla gioia e anzi, poiché i protagonisti sono due, Cleopa e l’altro discepolo di Emmaus, è il racconto di un parto gemellare alla felicità.

Ed è proprio così. Proviamo a rivedere l’inizio e la fine di questa curatissima, densa, ricca pagina di Luca. L’inizio della storia ci porta su una strada, la via che da Gerusalemme va al contado. Su quella strada vanno due viandanti, camminano e discutono fra loro, sembrano quasi arrabbiati, e invece sono solo molto tristi: hanno il volto incupito, gli occhi spenti… E poi alla fine, ecco la stessa strada, e gli stessi viandanti, che la ripercorrono in senso inverso. Ma stavolta non parlano, non discutono… stavolta corrono e sorridono… e sorridono e corrono… col volto luminoso e gli occhi sfavillanti di gioia e meraviglia…

Ma cos’è mai accaduto tra l’inizio e la fine, tra l’andata e il ritorno? Che cosa è capitato a quei due uomini?…

È capitato che uno sconosciuto che come loro andava su quella via che portava in campagna, “si è avvicinato” e ha “cominciato a camminare con loro”, a condividere i loro passi e anche le loro parole, e i loro pensieri…

Sì, quello sconosciuto ha rotto il ghiaccio, ha preso la parola e ha chiesto ai suoi compagni di percorso di che stessero parlando nel cammino, e perché mai fossero così tristi… E Cleopa, uno dei due,gli ha risposto anche a nome dell’altro: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme, da non sapere quel che è accaduto proprio in questi giorni?”. E poi gli ha raccontato di “Gesù il Nazareno”, delle grandi speranze che tanti, loro compresi, avevano riposto in lui come “profeta potente in parole e opere” e, di più, come il Messia che finalmente “avrebbe liberato Israele”. Invece, è stato rigettato e condannato a morte “dai sacerdoti e dai capi del popolo”, e consegnato ai Romani e “crocifisso”. Dalla sua morte e dalla sua sepoltura sono trascorsi già tre giorni, ed in questi settantadue ore con lui è morta e sepolta la speranza. Forse davvero, come già altri prima di lui, Gesù è stato solo un falso Messia sconfessato dalla sua stessa sconfitta. “Certo” – ha proseguito Cleopa – “ci sono state anche delle voci di donne e di angeli, che dicono che “è vivo”, e anzi alcuni dei nostri sono corsi fino al sepolcro e l’hanno trovato vuoto, ma lui non l’hanno visto… Noi comunque, al di là di queste stranezze, abbiamo deciso di mettere la parola ‘fine’ al nostro coinvolgimento in questa storia e di tornarcene a casa: non possiamo continuare a aspettare chi sa cosa affidandoci solo a un sepolcro vuoto, a un corpo che non c’è… Già è così doloroso aver sperato invano in qualcuno mentre era vivo, non vogliamo correre il rischio di subire un’altra delusione ancora più cocente, sperando in chi è sparito da morto…”.

Lo sconosciuto, allora, ha dato ai due compagni una bella strapazzata: “O insensati e tardi di cuore!”. E però mentre quasi li insultava, la sua voce era così calda, che persino quei rimproveri diventavano l’espressione di un profondo vero amore… e anche quando poi s’è addentrato a parlare di Scritture di Messia e profezie, quei discorsi difficili, che in bocca ad altri facilmente annoiano, i due che li ascoltavano avrebbero voluto non finissero mai…

Ma intanto era finita la strada, e era finito il giorno: ecco Emmaus al calare della sera… Lo sconosciuto sembra voler proseguire la sua via, ma gli altri due insistono che resti. E l’invito è accettato, e eccolo loro ospite; siede alla loro tavola, e prende il loro pane, lo benedice, lo spezza e lo dà loro. E ecco,“nello spezzare il pane”, il riconoscimento: è Gesù, è proprio lui!

I due di Emmaus si guardano negli occhi stupefatti, e poi guardano ancora verso di lui, non più “lo sconosciuto” ma ora “il riconosciuto” ma ecco, Gesù non c’è più… rimane solo il pane spezzato sulla tavola, ed un’osservazione da scambiarsi fra loro: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?”. E poi una gioia esplosiva, da comunicare senza perdere un attimo di tempo. È notte ormai, e di notte non si viaggia… ma stavolta si viaggia, anzi si corre! Ed eccoli lì allora, i nostri due viandanti, con gli occhicome quelli dei gatti per vedere la stradaecoi i piedi che volano come avessero le ali… Corrono dai fratelli… corrono a dire anche loro quello che già hanno detto le donne e gli angeli, ma che va ripetuto… che è stupendo ridire: “Gesù è davvero vivo! L’abbiamo visto anche noi a Emmaus, sul far della sera, mentre spezzava il pane”.

* * *

Sì, “raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane”.

Qui dobbiamo stare attenti. Questo “riconoscere Gesù” da parte dei discepoli di Emmaus, non vale solo per la visione che hanno avuto di lui mentre condivideva la tavola con loro. Si tratta di un “riconoscere” più ampio, che si riferisce a tutta la loro avventura con Gesù, che solo adesso, solamente in extremis, solo negli ultimi versetti del vangelo, hanno veramente “conosciuto”.

Sino ad allora infatti, erano stati a lungo accanto a lui, l’avevano sentito parlare, visto agire, era stato il loro maestro e la loro speranza, ma non l’avevano davvero conosciuto. S’erano come lasciati trasportare dagli eventi, senza preoccuparsi troppo di comprendere quel che stava accadendo. Fintanto che c’era lui – c’era Gesù – tutto andava bene… e finché operava guarigioni e moltiplicava i pani, tutto andava ancora meglio… non c’era da preoccuparsi per il domani…

È solo adesso, solo ora che al “moltiplicare” si è sostituito lo “spezzareil pane”… il romperlo e il condividerlo… è solo adesso che i discepoli comprendono chi davvero è Gesù. O per lo meno comprendono che bisogna smetterla di lamentarsi per cominciare a agire, a correre, a parlare, ad annunciare…

Sì, adesso i due di Emmaus hanno capito quel che è accaduto loro… quello che hanno vissuto veramente non solo in quella giornata memorabile, ma nella loro vita tutta intera e nel loro percorso di fede: sono passati per l’incontro con Gesù, e per il dialogo e l’invito e la condivisione e infine la partenza.

Proviamo a ripercorrere con loro queste tappe che formano un cammino progressivo che va dall’essere incurvati su se stessi all’apertura verso il mondo e il futuro…

Anzitutto, l’incontro. Come abbiamo visto, arriva uno sconosciuto e mette in subbuglio quei due amici in viaggio che, per dimenticare la strada che stanno percorrendo verso Emmaus e verso un futuro senza più grandi speranze, “parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute”. Parlavano delle cose passate, ed erano talmente ripiegati su di esse da non riuscire a guardare verso il nuovo, e non si sono accorti che chi s’era loro accostato nel cammino era Gesù. E poiché dice di non sapere niente di quello di cui stanno parlando, i due glielo debbono spiegare.

È un’esperienza che abbiamo vissuto un po’ tutti, quella di dover spiegare come stanno le cose ad un nuovo arrivato per aiutarlo ad entrare nella nostra storia. È uno sforzo spesso lungo, e sovente faticoso, che però bisogna fare se si vuole passare dall’estraneità alla confidenza. In fondo è l’impegno, la fatica dell’“accoglienza”: accogliere uno sconosciuto perché, appunto, non resti “sconosciuto”, ma diventi un “conoscente”, e magari un amico, e forse anche un “fratello” o una “sorella”: qualcuno che conosci e che chiami per nome, e di cui conosci la storia, le attese, le speranze, e che conosce te, la tua storia, le tue attese e speranze…

E nella nostra vita incontriamo anche Gesù, che viene, ci incontra e ci interroga su quello che pensiamo nel profondo di noi stessi: “Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?”, e in questo modo ci aiuta a veder chiaro nei nostri stessi dubbi, nelle nostre speranze, nella fede. E spesso, come ha fatto coi discepoli di Emmaus, ci rimette sulla via giusta, che avevamo smarrito.

E per far questo, se siamo così duri che non basta rivolgerci una semplice domanda, Gesù non ha paura di passare alle maniere concrete: i due amici di Emmaus hanno camminato con lui per delle ore e non l’hanno riconosciuto neanche quando spiegava loro le Scritture e diceva di sé di essere “il Cristo”. Così, per farsi riconosce, ha fatto un gesto: “ha spezzato il pane” per loro. C’è voluta la concretezza, la condivisione dello stesso nutrimento, ma così hanno capito… così hanno finalmente aperto gli occhi…

E però in qualche modo già anche prima, anche durante il loro colloquio con Gesù, i discepoli avevano iniziato a intuire quel che stava accadendo… l’hanno detto loro stessi: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?.

Avete capito quello che è successo? I due hanno raccontato a Gesù ancora sconosciuto quello che avevano vissuto e quel che riguardava il loro maestro rigettato ed ucciso, e Gesù ha rispiegato loro quel che lo riguardava a partire dalle Scritture. Da un lato allora gli eventi della vita quotidiana, e dall’altro l’interpretazione della Bibbia, e al cuore della Bibbia la vita e il ministero di Gesù.

Anche per noi il dialogo che abbiamo con Gesù deve… non può non partire dal nostro vissuto, per poi collegarsi alla storia dell’incontro di Dio con il suo popolo, di cui gli scritti biblici ci danno testimonianza. Così questo dialogo diventa lo strumento che ci fa alzare la testa oltre il mero quotidiano per cercare un insegnamento, un’apertura, una nuova dinamica nell’antico messaggio della Bibbia.

Ma ritorniamo sulla strada di Emmaus. All’inizio della storia, era stato Gesù a raggiungere i discepoli ed a forzare un po’ la loro compagnia. Adesso sono loro che con grande insistenza lo invitano a restare, come se avessero intuito che quell’uomo non è come tutti gli altri… che in lui s’è reso presente qualcosa di vitale… È un invito che arriva all’improvviso, e nelle nostre bibbie, in maniera quasi poetica: “Resta con noi perché la sera viene e il giorno già declina”.

È come, insomma, se i due discepoli ora prendano coscienza che quello sconosciuto che ha fatto il primo passo merita una risposta, un contraccambio… anche se lui non ha chiesto niente, e anzi “ha fatto come se volesse proseguire”.

Ma qui, per una volta, sono all’altezza della situazione: hanno capito – e noi siamo chiamati a capirlo a nostra volta – che non basta parlare. A volte dobbiamo prendere noi l’iniziativa e “forzare l’altro a restare”. Dobbiamo fargli posto e che sia il posto di chi “spezza il pane”, il posto dell’invitato d’onore alla tavola della nostra vita… “Riconoscere” l’altro significa allora permettergli di esistere, di uscire da se stesso per entrare ed agire da protagonista nella nostra esistenza…

Dall’invito alla condivisione, il percorso è poi quasi obbligato: lo sconosciuto ha risposto di sì all’invito dei due suoi compagni di strada a condividere con loro il pane della cena, ed è proprio nella condivisione che s’è reso visibile.

La pagina di Luca sembra dirci che ogni volta che incontriamo il nostro prossimo, Gesù si rende presente fra di noi. E che perciò, ogni volta che siamo in una vera situazione di condivisione noi non siamo più in due, ma siamo in tre, perché c’è lui con noi.

Ma se è proprio in quel momento che lo possiamo riconoscere, non è per tenercelo stretto, possederlo per noi. Perché subito lui si fa invisibile, quasi per invitarci a ricercarlo ancora, e così a andare avanti in una continua dinamica di scambio e di condivisione… per essere “compagni”, e cioè “coloro che condividono insieme il pane” nei confronti di tutti.

Insomma, nella sua apparizione di un momento attorno al pane spezzato e condiviso, Gesù ha interpellato e rimesso sulla strada i suoi discepoli, li ha resi “un cuore solo ed un’anima sola” (cfr Atti 4,32) e “quattro piedi in corsa”

Sì, dopo la condivisione, non può non esserci sempre una partenza. Tutti sulla strada, ognuno incontro agli altri, e mai più soli! E questo nella gioia, perché – è strano ma è così – qui la separazione porta gioia.

I due discepoli di Emmaus si sono resi conto che la “rottura del pane” da parte di Gesù ha comportato la sua separazione fisica da loro. Ma sono ugualmente felici, perché ora sanno che, se Gesù non è più lì, però rimane per sempre accanto a loro. È il mistero e il paradosso dell’Evangelo: Gesù non è più qui fisicamente, eppure proprio per questo ci accompagna, è il compagno fedele del nostro camminare…

Spezzare il pane” è allora veramente una “rottura” col passato… è cioè quella presa di coscienza che permette agli amici di Gesù di diventare davvero dei discepoli, e poi subito dopo degli apostoli, cioè degli inviati che possono volare con le loro proprie ali: hanno “riconosciuto” Gesù come se prima non l’avessero mai conosciuto, e possono andare a parlare di lui con la gioia e il fervore di coloro che l’hanno visto per la prima volta.

* * *

Ecco allora: questa storia dei viandanti di Emmaus mostra a noi che oggi la leggiamo qual è il percorso del discepolato. Non è un modello obbligato, né un percorso da imitare per forza nei suoi particolari, ma ci conduce ad una riflessione.

Dire – come abbiamo fatto a Pasqua e come dovremmo fare sempre – “Il Signore è risorto”, è certo formidabile. Ma non serve a niente se non sappiamo incontrarci, dialogare, invitare e condividere nella semplicità; non serve a niente se non facciamo lo sforzo di alzarci e di partire incontro agli altri.

Se davvero ascoltiamo Gesù, se davvero lo incontriamo, o meglio ci scopriamo incontrati da lui, noi questo sforzo lo potremo fare… che poi non sarà uno sforzo, sarà uno slancio che nasce dalla gioia di condividere la gioia che Gesù porta nella nostra esistenza: “Si dissero l’uno all’altro: – Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture? E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme”.

                                                                                                Ruggero Marchetti

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