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Un pensiero dalla predicazione su Luca 24, 13-35, tenuta la domenica 27 aprile 2014 in San Silvestro-Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

All’inizio della storia, era stato Gesù a raggiungere i discepoli di Emmaus ed a forzare un po’ la loro compagnia. Adesso sono loro che lo invitano a restare, come se avessero intuito che quell’uomo non è come tutti gli altri, che in lui s’è reso presente qualcosa di vitale… È un invito che arriva all’improvviso, e nelle nostre bibbie, in maniera quasi poetica: “Resta con noi perché la sera viene e il giorno già declina”.

È come, insomma, se i due discepoli ora prendano coscienza che quello sconosciuto che ha fatto il primo passo merita una risposta, un contraccambio, anche se lui non ha chiesto niente, e anzi “ha fatto come se volesse proseguire”. Ma qui, per una volta, sono all’altezza della situazione: hanno capito – e noi siamo chiamati a capirlo a nostra volta – che non basta parlare. A volte dobbiamo prendere noi l’iniziativa e “forzare l’altro a restare”. Dobbiamo fargli posto, e che sia il posto di chi “spezza il pane”, il posto dell’invitato d’onore alla tavola della nostra vita. “Riconoscere” l’altro significa allora permettergli di esistere, di uscire da se stesso per entrare ed agire da protagonista nella nostra esistenza…

Dall’invito alla condivisione, il percorso è poi quasi obbligato: lo sconosciuto ha risposto di sì all’invito dei due suoi compagni di strada a condividere con loro il pane della cena, ed è proprio nella condivisione che s’è reso visibile.

La pagina di Luca sembra dirci che ogni volta che incontriamo il nostro prossimo, Gesù si rende presente fra di noi. E che perciò, ogni volta che siamo in una vera situazione di condivisione noi non siamo più in due, ma siamo in tre, perché c’è lui con noi.

Ma se è proprio in quel momento che possiamo riconoscerlo, non è per tenercelo stretto, possederlo per noi. Perché subito lui si fa invisibile, quasi per invitarci a ricercarlo ancora, e così a andare avanti in una continua dinamica di scambio e di condivisione… per essere “compagni”, e cioè “coloro che condividono insieme il pane” nei confronti di tutti.

Insomma, nella sua apparizione di un momento attorno al pane spezzato e condiviso, Gesù ha interpellato e rimesso sulla strada i suoi discepoli, li ha resi “un cuore solo ed un’anima sola” (cfr Atti 4,32) e “quattro piedi in corsa”

Sì, dopo la condivisione, non può non esserci sempre una partenza: tutti sulla strada, ognuno incontro agli altri, e mai più soli! E questo nella gioia, perché – è strano ma è così – qui la separazione porta gioia. I due discepoli di Emmaus si sono resi conto che la “rottura del pane” da parte di Gesù ha comportato la sua separazione fisica da loro. Ma sono ugualmente felici, perché ora sanno che, se Gesù non è più lì, però rimane per sempre accanto a loro. È il mistero e il paradosso dell’Evangelo: Gesù non è più qui fisicamente, eppure proprio per questo ci accompagna, è il compagno fedele del nostro camminare…

Spezzare il pane” è allora veramente una “rottura” col passato… è cioè quella presa di coscienza che permette agli amici di Gesù di diventare davvero dei discepoli, e poi subito dopo degli apostoli, cioè degli inviati che possono volare con le loro proprie ali: hanno “riconosciuto” Gesù come se prima non l’avessero mai conosciuto, e possono andare a parlare di lui con la gioia e il fervore di coloro che l’hanno visto per la prima volta.                                                  

                                                                                   R.M.

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