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Un pensiero dalla predicazione su Giovanni 6, 1-15, tenuta la domenica 18 maggio 2014 in San Silvestro-Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Le differenze che Giovanni introduce nel suo testo rispetto ai racconti di moltiplicazione dei pani e dei pesci degli altri tre vangeli, vanno in una sola direzione: tutto qui è presentato in modo che il segno prodigioso compiuto da Gesù non sia semplicemente il potere straordinario di sfamare tante persone riunite insieme, ma un segno che ci fa guardare a lui, a Gesù, come all’unico assoluto protagonista del racconto, e così ci aiuta a capire sempre più e sempre meglio chi è.

Sì, Gesù è davvero il protagonista. E questo sempre, dall’inizio alla fine.

Anzitutto, Giovanni apre la sua narrazione dicendoci che “salì sul monte e là si pose a sedere”. Non è una notazione geografica (siamo presso la riva del “mare di Galilea”, e lì, vicino al lago, non ci sono montagne… al massimo qualche piccolo dosso…) ma teologica. Nella Bibbia infatti, dal Sinai in poi, il monte è sempre il luogo della rivelazione di Dio. Qui allora, fin da subito, Giovanni ci vuole far capire che quello che Gesù sta per fare noi lo dobbiamo intendere come un gesto di rivelazione, mediante il quale cogliamo in lui Dio stesso presente sulla terra.

Poi tutto parte dalla sua libera immotivata iniziativa. In Marco ad esempio, la folla sta ascoltando Gesù da molte ore, ed alla fine ha fame, ed il luogo è deserto e per comprare qualcosa da mangiare sarebbe necessario disperdersi nei villaggi circostanti. Così la moltiplicazione dei pani e dei pesci è il modo che Gesù inventa per venire incontro a quella situazione di difficoltà mantenendo la gente accanto a sé. Nel Quarto vangelo, invece, la folla non è neppure ancora arrivata che Gesù già chiede a Filippo (ed è lui, e nessun altro, che pone il problema): “Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?”.

Poi, quando si tratta di distribuire ai “cinquemila uomini” i pani e i pesci della moltiplicazione, Gesù non li dà ai discepoli “perché li distribuiscano alla gente”, come accade in Marco… No… qui fa tutto lui: è lui che “distribuisce alla gente seduta” prima i pani e poi i pesci; e è ancora sempre lui che comanda di raccogliere i pezzi avanzati, “perché niente si perda”.

E alla fine – e questo è completamente assente in Marco – l’attenzione della folla è tutta solo per lui. I presenti si dicono l’un l’altro, con stupore e entusiasmo: “Questi è certo il profeta che deve venire nel mondo”, e addirittura lo vogliono “rapire per farlo re”.

Ma se è sicuramente vero che Gesù è “re”, il suo “regno” – come dirà a Pilato – “non è di questo mondo” (cfr Gv 19,36), e così “si ritira sul monte, tutto solo”: soltantolui ed il Padre che l’ha mandato nel mondo per essere, come dirà nella seconda parte del capitolo, quando presenterà se stesso come “il pane della vita”, “il cibo che dura in vita eterna” (cfr Gv 6, 22 ss.).                                                              R. M.

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