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Gioele 2, 28-32. Testo biblico e predicazione tenuta l’8 giugno 2014 durante il culto unificato della domenica della Pentecoste in San Silvestro-Cristo Salvatore

 

Gioele 2 , 28 – 32

 

 

Dopo questo,

 

avverrà che io spargerò il mio Spirito su ogni persona:

 

i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno,

 

i vostri vecchi sogneranno sogni,

 

i vostri giovani vedranno visioni.

 

 

Anche sui servi e sulle serve

 

spargerò in quei giorni il mio Spirito.

 

 

Farò prodigi nei cieli e sulla terra:

 

sangue, fuoco e colonne di fumo.

 

 

Il sole sarà cambiato in tenebre,

 

e la luna in sangue,

 

prima che venga il grande e terribile giorno del Signore.

 

 

Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato;

 

poiché sul monte Sion e a Gerusalemme vi sarà salvezza,

 

come ha detto il Signore,

 

così pure fra i superstiti che il Signore chiamerà.

 

 

Questa settimana sono stato per l’ennesima volta a Roma per la mia Commissione, ma stavolta ne è valsa la pena, perché così ho potuto vedere la mia nipotina Vittoria. E ancora una volta, come mi capita sempre di fronte ad un neonato, sono stato colpito dalla sete di vita che letteralmente emanava da quel corpicino, sete di vita che poi si manifesta come “sete di latte”. Quando Vittoria ha fame (ma questo vale per tutti i piccoli di quell’età) non chiede “per piacere”: lo esige col suo pianto, vuole il latte perché vuole vivere, e la mamma deve darle da mangiare. Sì, un neonato è volontà assoluta di vita allo stato puro.

 

 

E vedendo e riflettendo su quella fame imperiosa, mi è venuto in mente Claudio Bisio, l’attore che è stato per tanti anni presentatore di Zelig. Ho ripensato a un suo spettacolo di successo di qualche anno fa, che si intitolava: “I bambini sono di sinistra”. I bambini, diceva Bisio, vanno a scuola, giocano, piangono, ridono, litigano, sempre insieme tra loro. E questo stare “insieme” li caratterizza, appunto, come “di sinistra”.

 

Negli stessi anni dello spettacolo di Bisio, però, uscì un libro di un pedagogista il quale affermava che i bambini sono fondamentalmente “di destra”: un bambino è egocentrico, è un piccolo tiranno, ha un’enorme volontà d’autoaffermazione che diventa quasi “volontà di potenza”… per questo, è “di destra”…

 

 

Se posso entrare in questa querelle, in fondo inutile, ma per qualche aspetto anche stimolante, direi che avevano torto o (il che è la stessa cosa) ragione tutti e due, l’attore e il pedagogista: un bambino (o una bambina) è (o non è) al tempo stesso “di sinistra” e “di destra”, perché è “prima” della destra e della destra.

 

Questi orientamenti infatti, appartengono (o forse oggi dovremmo dire piuttosto “appartenevano”) a noi adulti, e non ai bambini. Siamo noi che vediamo le cose in un modo o nell’altro, perché ci preoccupiamo del nostro “doverci situare” nel rapporto con gli altri e nella società. Un bambino è al di là di tutto questo, perché non pensa al suo “dover essere”. Un bambino “è”, e basta. Senza i nostri giudizi e pregiudizi di valore, e anche senza le nostre ipocrisie. Sì, il bambino – come dicevo prima pensando alla mia nipotina – è l’essere umano “allo stato puro”, nella sua nuda spontaneità.

 

 

* * *

 

Questa breve riflessione sui “bambini” oggi ci tocca più direttamente del solito, e non perché è nata mia nipote, ma perché il testo di Pentecoste del profeta Gioele che oggi abbiamo ascoltato, la promessa di Dio al suo popolo Israele del dono dello Spirito, è una parola che ci considera tutti dei bambini e delle bambine al cospetto di Dio. Davvero è la parola che opera il miracolo di renderci come Gesù vorrebbe che noi fossimo… ricordate quel che dice nel vangelo di Luca 18,17: “In verità, in verità vi dico: chi non accoglierà il regno di Dio come un fanciullo, non entrerà in esso” ?

 

Io spargerò il mio Spirito sopra ogni persona…”. Così si apre infatti questo testo, e ancora una volta dobbiamo costatare come una traduzione faccia perdere forza al testo originale, e – quasi – lo tradisca. Perché l’ebraico non parla qui di “uomo” – dice: “basar”, “carne”.

 

E “carne” è molto diversa da “persona”… ha in sé l’idea dell’essenzialità, della nudità e della fragilità. È, insomma, l’essere umano colto a livello quasi primordiale nella sua più concreta materialità: una creatura fatta d’ossa e di sangue, e di muscoli e tendini, e d’istinto e pulsioni, e fame e sete, ancora più che d’intelligenza e razionalità. Insomma, ”basar”, “carne”, individua un homo sapiens, più homo che sapiens: una creatura attaccata alla vita, e tutta tesa a soddisfare i suoi bisogni elementari… da quanto abbiamo detto, un uomo-bambino, perché… chi più dei bambini è così tra di noi? Davvero sono loro l’’immagine del nostro essere “carne”, del nostro essere “basar”.

 

 

E allora davvero, per ricevere lo Spirito promesso dal Signore per mezzo della parola di Gioele, noi dobbiamo ridiventare bambini e bambine, dobbiamo cioè accettare di essere di nuovo messi al mondo, di nuovo ri-creati.

 

È proprio così: qui il profeta, proprio qualificando l’essere umano sul quale il Signore sta per spargere il suo Spirito, mediante l’uso della parola “carne”, ci descrive una nuova creazione, un nuovo inizio. Abbiamo letto Genesi 2. Come là Dio prese un po’ di terra e la plasmò a formare una figura e poi ”gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un essere vivente”, così qui sparge il soffio del suo Spirito sulla materia umana, sull’uomo come “carne”, e gli fa dono di una nuova vita.

 

Davvero una ri-creazione, che vede al primo posto gli uomini e le donne d’Israele, ma poi s’allarga all’intera umanità: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”: vivrà una nuova vita in unione con Dio, in un creato anch’esso tutto nuovo.

 

 

Ma allora, se si tratta di ritornare almeno un po’ bambini, dobbiamo imparare da loro. Ma i bambini… che cosa ci possono insegnare? Non l’innocenza… quella l’abbiamo persa da un bel pezzo e non la possiamo più riconquistare (e poi, che i bambini siano così innocenti, è tutto da dimostrare…); piuttosto due altre cose: la voglia, e anzi la bramosia di vivere, e la capacità di lasciarsi stupire e avere fantasia…

 

Ci sono, nel testo di Gioele, due meravigliose promesse, che – mi sembra – vanno proprio in questo senso. È là dove Dio afferma: “I vostri vecchi sogneranno sogni, i vostri giovani vedranno visioni”.

 

Pensiamo alla condizione di tanti nostri anziani: ai loro acciacchi, alla loro solitudine, alla sostanziale perdita d’autonomia (e a volte, di vera e propria libertà) che debbono subire, sovente anche alle difficoltà economiche in cui si trovano a dover tirare avanti… Una persona anziana, oggi, non sogna. E se sogna ha degli incubi…

 

E pensiamo a tanti giovani: senza lavoro, senza prospettive… che studiano e già sanno che il loro studio servirà a ben poco… che vedono davanti a loro un non-futuro da spavento, in un mondo che anch’esso fa paura… che sono come giovani gabbiani senza più neanche un progetto di volo… destinati al massimo a zampettare da uno scoglio all’altro… giovani già costretti spesso a dire, quando sono così fortunati da trovare qualcosa da fare, quella frase che è l’esatto contrario della loro stessa giovinezza: “Bisogna accontentarsi!”. Se ti accontenti perché non hai scelta… che visioni puoi avere?

 

Ebbene, ai vecchi che non sognano più e hanno smarrito la voglia di vivere, Dio grida oggi, attraverso i l suo profeta: “Riprendete a sognare, fatelo ad occhi aperti, come sogna un bambino. E sognando, vincete le paure: voi potete e dovete liberarvi dall’angoscia che vi blocca, che è spesso quasi un anticipo di morte. Se gli altri, perché hanno troppo cose cui pensare, non pensano più a voi, io vi penso e vi parlo, e vi dono una promessa. Sì, sognate, e sperate, ritrovate la forza che oggi vi sembra di non avere più, la volontà che vi fa andare avanti!”.

 

Ed anche ai tanti giovani già “vecchi”, perché già rassegnati, Dio dice: “No… fatevi un progetto… abbiate una visione… disegnatevi un mondo che vi piaccia, come un bambino disegna la sua fiaba, e metteteci l’anima, per renderlo reale… perché sia il vostro mondo, nuovo e bello… Gliela potete fare, perché io sarò con voi, e vi darò la forza che vi manca…”.

 

 

Davvero, se sapessimo imparare dai bambini e tornassimo ad esserlo come vuole Gesù, ci fideremmo di Dio, e ci affideremmo con gioia alla prospettiva che ci apre, e che ci chiama a vivere: sogneremmo e vedremmo, e saremmo rinnovati.

 

Ma ci è difficile imparare dai bambini, e ci è ancora più difficile essere come loro. Siamo adulti da un pezzo, e della nostra infanzia non ci è rimasto ormai quasi più niente. La vita ci ha insegnato a riflettere, a esaminare, a diffidare delle promesse… Sì, siamo adulti, e anche abbastanza cinici. Ed allora ci viene da pensare che certo, tutto questo è molto bello… ma è troppo bello per essere vero… Che questo parlare di “sogni” e di “visioni” è anch’esso solo un sogno da cui poi ci si deve risvegliare, una visione che è soltanto illusione e non realtà…

 

 

Poi, però, alla luce della fede, noi ci possiamo dire che non stiamo sognando.

 

Che questa di Gioele è una parola forte, che non accetta d’essere ridotta ad un sogno o ad un’illusione, ma ha la pretesa della verità. Una parola che non a caso rivendica per sé la realtà di “Parola di Dio”. È stata proclamata su di noi e è esplosa in mezzo a noi, come una folgore che irrompe e cambia tutto! È la parola portata dallo Spirito e che porta lo Spirito fra noi, e con lui porta il “sogno” e la “visione” che ci fanno vedere e già gustare un mondo rinnovato.

 

 

* * *

 

Ed è proprio così: noi oggi abbiamo contemplato la visione del mondo nuovo che Dio ha promesso, nella sua Parola.

 

Il testo di Gioele parla al futuro del ”Giorno del Signore”: “Dopo questo, avverrà…”, così comincia… E noi pensiamo sempre a quel Giorno come agli “ultimi tempi” della storia… Ma ci dimentichiamo di una cosa, che invece è fondamentale: negli “ultimi tempi”, noi ci siamo già… e ci siamo da ben duemila anni. Dal giorno della morte di Gesù sulla sua croce. Quello è, infatti, l’intervento poderoso di Dio che ha cambiato le cose, definitivamente. Un mondo s’è fato vecchio in un momento, è tramontato per non tornare più; e un mondo nuovo è sorto, il mondo “dopo Cristo”, il mondo di Gesù e della sua signoria in cielo e sulla terra…

 

Per questo l’apostolo Pietro ha iniziato la sua predicazione della Pentecoste, la prima predicazione cristiana in assoluto in cui ha proclamato per la prima volta che “quel Gesù che voi uccideste per mano di iniqui inchiodandolo sulla croce, Dio lo ha risuscitato avendolo sciolto dai legami angosciosi della morte”, esclamando con forza che, mentre egli parlava, si stava realizzando “quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele”, e poi ha citato la sua pagina di oggi.

 

E non soltanto Pietro ha fatto questo, ma anche noi lo facciamo:in queste otto domeniche trascorse dalla Pasqua, che cosa abbiamo fatto se non ricordarci ogni volta gli uni gli altri che Gesù è morto sulla croce ed è stato risuscitato… ha sconfitto la morte che s’illudeva d’averlo fatto suo, e da allora viviamo nel suo “Giorno”…viviamo nel suo tempo e viviamo di lui, e gli affidiamo noi stessi e il mondo intero, e il presente e il futuro e tutto quanto, perché siamo già suoi… e già partecipiamo al suo trionfo e alla sua vita che nulla potrà ormai più minacciare?

 

 

Gli affidiamo noi stessi, e i nostri figli e figlie adulti che non sono qui con noi. Glieli affidiamo proprio perché non sono qui, affidandoci a un’altra delle parole che oggi abbiamo ascoltato : “Io spargerò il mio Spirito su ogni carne… e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno”… Sì, proprio perché i nostri figli e figlie non sono qui con noi, questo è quello in cui noi vogliamo credere, e è quello che crediamo… e è quello in cui speriamo e per cui preghiamo: che venga il giorno in cui il Signore “spargerà su di loro il suo Spirito”, e così faccia di loro – come crediamo, speriamo, preghiamo faccia anche di noi – “i suoi profeti e le sue profetesse”. Testimoni di Dio, che sappiano parlare con lui, e sappiano parlare di lui, con la gioia di chi crede e per questo vive al cento per cento…

 

Siamo circondati e penetrati da tante paure… vediamo ovunque realtà che ci fanno spavento… scuotono, come foglie al vento dell’autunno, certezze che pensavamo acquisite per sempre… verità che sembravano incrollabili… anche gli amori che sembravano più sacri ed intoccabili… In Isaia 49,15 troviamo una domanda: “Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere d’avere pietà del frutto delle sue viscere?…”. È stata scritta e è stata sempre letta come una domanda retorica, cui non si può non rispondere, in maniera scontata, con un chiaro e forte “No”: “Una madre non può dimenticare il proprio figlio, non può mai cessare di avere pietà di lui!”… Alla luce di tanti fatti di cronaca del nostro tempo e della nostra società, questa domanda suona alle nostre orecchie molto meno retorica, molto meno scontata… perché noi sappiamo di casi in cui la risposta è stata “sì”…

 

 

Quando Gioele parla di “sangue, fuoco e colonne di fumo”, in fondo, parla di qualche cosa che c’è già… basta che ci guardiamo attorno e a volte basta che ci guardiamo dentro: è il brutto, l’amaro, lo spaventoso che giunge a noi dal mondo in cui viviamo e spesso da noi stessi, dal lato oscuro che ribolle al nostro interno…

 

E anche le altre immagini… per quanti esseri umani, per quante povere donne e bambini preda dell’ingiustizia e della violenza e della follia, “il sole s’è già cambiato in tenebre, e la luna in un grumo di sangue”?

 

 

Ma se questo è già vero, allora è vero anche il resto: “E avverrà che io spargerò il mio Spirito e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi sogneranno sogni e i vostri giovani vedranno visioni”. Davvero noi speriamo che tutti gli altri nostri “figli e figlie” possano essere, in Gesù e grazie a lui, profeti di un mondo diverso, finalmente umano perché “divino”, perché opera di Dio! E accanto a loro, che i nostri “giovani” riprendano a “vedere” un futuro innanzi a loro, e i nostri “vecchi” ritornino a sognare, e in tutti torni la gioia della vita. Sì, nel cuore delle paure e dei dolori del tempo che viviamo, noi dobbiamo essere tutti, per la forza che viene dallo Spirito, profeti e profetesse del Signore.

 

 

Noi… profeti! Sembra incredibile… Abbiamo nel cuore così poca gioia… dobbiamo fronteggiare sempre tanti problemi… facciamo persino fatica a sorriderci gli uni gli altri… e dobbiamo essere gli araldi del Giorno del Signore”, proclamatori delle doglie del parto della sua nuova creazione? Davvero questo è impossibile… davvero nessuno può chiederci questo!

 

Dio, lui ce lo chiede! Dio per il quale nulla è mai impossibile!

 

Dio oggi ci dice, senza ombra di dubbio, che noi siamo i suoi profeti!

 

E ancora una volta: noi?… come?… perché?…

 

Ma perché “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”. Sì. Chi chiama il Signore per nome, chi lo invoca, sarà a sua volta fra gli eletti “che il Signore chiama”.

 

E noi, cosa siamo venuti a fare qui, oggi, raccolti attorno a questa sua parola?

 

Siamo venuti proprio a fare questo: ad invocare insieme “il nome del Signore”. E allora siamo gli eletti e i salvati di Dio! Realmente, sicuramente, lietamente!

 

 

E possiamo essere felici, anche senza aver fatto dei “corsi di felicità”… Anche questo capita di sentire nei tempi che viviamo sentito: che – non mi ricordo più dove – si organizzano dei corsi triennali di studio della felicità, corsi per imparare ad essere felici… Nell’Ottocento lo scrittore francese Emile Zola diceva che “Per essere felici, occorrono tre cose: essere egoisti, avere buona salute, essere cretini”… Non so le prime due, ma sicuramente coloro che s’iscrivono a quel corso, pagando profumatamente, già hanno la terza qualità…

 

E poi, contestando in questo il buon Zola, io penso che, se credi veramente, puoi essere felice, senza per forza essere egoista o in salute o cretino… felice, nonostante “il sangue, il fuoco, il fumo” che circondano e avvelenano tanta parte della nostra esistenza.

 

Sì, noi possiamo essere felici, al di là di quello che poi siamo, delle nostre meschinerie, del nostro stesso peccato. Perché in noi è stato sparso, e opera lo Spirito di Dio.

 

 

Questo è il senso del nostro essere qui, in questo culto della Pentecoste 2014: testimoniare che Dio c’è, ed è il presente del mondo e della storia… un presente che spalanca il futuro…

 

E dare gloria a lui che ci ha scelti e colmati del suo Spirito per essere i sognatori e i visionari di questo nostro tempo, che di visioni e sogni ha un bisogno disperato… Uomini e donne che – col sorriso e lo sguardo dei bambini – vedono e sperano, per se stessi, per i loro figli e figlie, per tutti gli altri che non riescono più a sognare né a sperare, ma lo possono fare… ma lo debbono fare:

 

 

Dopo questo,

 

avverrà che io spargerò il mio Spirito su ogni persona:

 

i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno,

 

i vostri vecchi sogneranno sogni,

 

i vostri giovani vedranno visioni”.

 

                                                                                                       Ruggero Marchetti

 

 

 

 

 

 

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