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Un pensiero dalla predicazione su Gioele 2, 28-32, tenuta l’8 giugno 2014 durante il culto unificato della domenica di Pentecoste in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Quando Gioele parla di “sangue, fuoco e colonne di fumo”, in fondo, parla di qualche cosa che c’è già. Basta che ci guardiamo attorno e a volte basta che ci guardiamo dentro: è il brutto, l’amaro, lo spaventoso che giunge a noi dal mondo in cui viviamo e spesso da noi stessi, dal lato oscuro che ribolle al nostro interno…

E anche le altre immagini… per quanti esseri umani, per quante povere donne e bambini preda dell’ingiustizia e della violenza e della follia, “il sole s’è già cambiato in tenebre, e la luna in un grumo di sangue”?

Ma se questo è già vero, allora è vero anche il resto: “E avverrà che io spargerò il mio Spirito e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi sogneranno sogni e i vostri giovani vedranno visioni”. Davvero noi speriamo che tutti gli altri nostri “figli e figlie” possano essere, in Gesù e grazie a lui, profeti di un mondo diverso, finalmente umano perché “divino”, perché opera di Dio! E accanto a loro, che i nostri “giovani” riprendano a “vedere” un futuro innanzi a loro, e i nostri “vecchi” ritornino a sognare, e in tutti torni la gioia della vita. Sì, nel cuore delle paure e dei dolori del tempo che viviamo, noi dobbiamo essere tutti, per la forza che viene dallo Spirito, profeti e profetesse del Signore.

Noi… profeti! Sembra incredibile… Abbiamo nel cuore così poca gioia… dobbiamo fronteggiare sempre tanti problemi… facciamo persino fatica a sorriderci gli uni gli altri… e dobbiamo essere gli araldi del Giorno del Signore”, proclamatori delle doglie del parto della sua nuova creazione? Davvero questo è impossibile… davvero nessuno può chiederci questo!

Dio, lui ce lo chiede! Dio per il quale nulla è mai impossibile! Dio oggi ci dice, senza ombra di dubbio, che noi siamo i suoi profeti! E ancora una volta: noi?… come?… perché?…

Ma perché “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”. Sì. Chi chiama il Signore per nome, chi lo invoca, sarà a sua volta fra gli eletti “che il Signore chiama”.

E noi, cosa siamo venuti a fare qui, oggi, raccolti attorno a questa sua parola?

Siamo venuti proprio a fare questo: ad invocare insieme “il nome del Signore”. E allora siamo gli eletti e i salvati di Dio! Realmente, sicuramente, lietamente!

E così, possiamo essere felici.

Sì, noi possiamo essere felici, al di là di quello che poi siamo, delle nostre meschinerie, del nostro stesso peccato. Perché in noi è stato sparso, e opera lo Spirito di Dio.

Questo è il senso del nostro essere qui, in questo culto della Pentecoste: testimoniare che Dio c’è, ed è il presente del mondo e della storia… un presente che spalanca il futuro…

E dare gloria a lui che ci ha scelti e colmati del suo Spirito per essere i sognatori e i visionari di questo nostro tempo, che di visioni e sogni ha un bisogno disperato… Uomini e donne che – col sorriso e lo sguardo dei bambini – vedono e sperano, per se stessi, per i loro figli e figlie, per tutti gli altri che non riescono più a sognare né a sperare, ma lo possono fare… ma lo debbono fare: “Dopo questo, avverrà che io spargerò il mio Spirito su ogni persona: i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno,i vostri vecchi sogneranno sogni, i vostri giovani vedranno visioni”.                                 R. M.

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