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Archivio di luglio 2014

Filemone 1-25. Testo biblico e predicazione tenuta domenica 27 luglio 2014 nel corso del culto estivo unificato in Scala dei Giganti

Lettera a Filemone  Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Io ringrazio continuamente il mio Dio, ricordandomi di te nelle mie preghiere, perché sento parlare dell’amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi. Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo. Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù; ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore. Avrei voluto tenerlo […]

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Un pensiero dalla predicazione su la Lettera a Filemone, tenuta domenica 27 luglio 2014, nel corso del culto estivo unificato in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni I tre protagonisti di questa breve lettera – Paolo, Onesimo e Filemone – sono tutto salvo che liberi: Paolo è in prigione, Onesimo è uno schiavo il fuga, Filemone è debitore a Paolo della sua conversione. La parola “libertà” qui non compare mai, e invece abbondano termini come “prigione”, “debito”, “comando”, “ubbidienza”. E tuttavia, paradossalmente, al cuore di queste righe che sembrano avere al centro la questione della schiavitù, c’è il grande tema della libertà. Non la libertà “sociale” dello schiavo Onesimo, ma la libertà “esistenziale” che l’evangelo dona e conferisce a chiunque crede in Gesù, il liberatore per eccellenza. Accennavamo prima alla grande parola di Paolo nella lettera ai Galati: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (3,28). Ebbene, la lettera a Filemone è esattamente l’illustrazione pratica di quell’affermazione. Non nel senso che Paolo sia un precursore degli abolizionisti della schiavitù: né qui né in nessun altro scritto ha mai rivendicatola liberazione o l’affrancamento degli schiavi. La libertà, l’unità, l’uguaglianza che Paolo ha proclamato, trovano il loro […]

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Romani 12, 1-21. Testo biblico e predicazione tenuta domenica 13 luglio 2014 nel corso del culto estivo unificato in Scala dei Giganti

Romani 12 , 1 – 21 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà. Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro. Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede; se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare; se di esortazione, all’esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia. L’amore sia […]

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Un pensiero dalla predicazione su Romani 12, 1-21, tenuta domenica 13 luglio 2014, nel corso del culto estivo unificato in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni Dio non ha abbandonato l’uomo che ha abbandonato lui. Ci ha cercato e trovato in Gesù Cristo, e in lui ci ha riconciliati con sé. Ha ricostruito quell’unità con lui che noi avevamo infranto, e ora a noi è concesso, “per la sua misericordia” di ritrovare quella comunione piena e totale fra di noi, quell’essere “una sola carne” (cfr Genesi 2,24), che eravamo all’inizio e avevamo smarrito. Questa miracolosa reintegrazione avviene anzitutto nella “chiesa”. L’abbiamo ascoltato: “Come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro”. E in questa comunione ritrovata, ognuno può mettere il suo particolare “dono di grazia” al servizio degli altri “nella fede”, “nella semplicità”, “nella gioia”… Così la chiesa, questa sorta di nuovo “Eden” non più custodito dai “cherubini che vibrano la spada fiammeggiante” in cui è possibile vivere quella “condizione originale” in cui Dio era “tutto in ogni cosa”, diventa la palestra (e allora non è a caso Paolo ce ne parli all’inizio di questa parte sull’etica cristiana) in […]

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Ezechiele 18, 1-4. 20-32. Testo biblico e predicazione tenuta domenica 6 luglio 2014 nel corso del culto estivo unificato in Scala dei Giganti

Ezechiele 18 , 1 – 4 . 20 – 32 La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: «Perché dite nel paese d’Israele questo proverbio: “I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati?”. Com’è vero che io vivo, dice Dio, il Signore, non avrete più occasione di dire questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio; chi pecca morirà. ( . . . ) La persona che pecca è quella che morirà, il figlio non pagherà per l’iniquità del padre, e il padre non pagherà per l’iniquità del figlio; la giustizia del giusto sarà sul giusto, l’empietà dell’empio sarà sull’empio. Se l’empio si allontana da tutti i peccati che commetteva, se osserva tutte le mie leggi e pratica l’equità e la giustizia, egli certamente vivrà, non morirà. Nessuna delle trasgressioni che ha commesse sarà più ricordata contro di lui; per la giustizia che pratica, egli vivrà. Io provo forse piacere se l’empio muore? dice Dio, il Signore. Non ne provo piuttosto quando egli si converte dalle sue vie e vive? Se il giusto si allontana dalla sua giustizia e […]

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Un pensiero dalla predicazione su Ezechiele 18, 1-4. 20-32, tenuta domenica 6 luglio 2014, nel corso del culto estivo unificato in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni Dal punto di vista della nostra umanità, se dire che “i padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati?”, significa ricordare che i figli sono condizionati dai loro padri, questo è vero! Non è forse vero infatti, che tutti noi siamo quello che siamo, col nostro aspetto fisico, e con la nostra lingua e la nostra cultura e religione, perché siamo nati da certi genitori e non da altri, e in un certo paese, e non altrove? Ma questo allora vuol dire che siamo quel che siamo perché altri ci hanno fatti così, e noi non possiamo farci niente? Che siamo solo esseri “costruiti”, beneficiari o vittime, senza la loro personale responsabilità, di certe situazioni non volute né create da noi che però sono le nostro situazioni? La parola di Dio in bocca a Ezechiele ci consola ed insieme ci ammonisce dicendoci che non è così! Se da una parte è vero che per la nostra nascita in quel contesto piuttosto che in un altro, noi ci troviamo iscritti in certe situazioni e circostanze che ci condizionano, e che io non posso sentirmi […]

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