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Un pensiero dalla predicazione su Romani 12, 1-21, tenuta domenica 13 luglio 2014, nel corso del culto estivo unificato in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Dio non ha abbandonato l’uomo che ha abbandonato lui. Ci ha cercato e trovato in Gesù Cristo, e in lui ci ha riconciliati con sé. Ha ricostruito quell’unità con lui che noi avevamo infranto, e ora a noi è concesso, “per la sua misericordia” di ritrovare quella comunione piena e totale fra di noi, quell’essere “una sola carne” (cfr Genesi 2,24), che eravamo all’inizio e avevamo smarrito.

Questa miracolosa reintegrazione avviene anzitutto nella “chiesa”. L’abbiamo ascoltato: “Come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro”. E in questa comunione ritrovata, ognuno può mettere il suo particolare “dono di grazia” al servizio degli altri “nella fede”, “nella semplicità”, “nella gioia”…

Così la chiesa, questa sorta di nuovo “Eden” non più custodito dai “cherubini che vibrano la spada fiammeggiante” in cui è possibile vivere quella “condizione originale” in cui Dio era “tutto in ogni cosa”, diventa la palestra (e allora non è a caso Paolo ce ne parli all’inizio di questa parte sull’etica cristiana) in cui impari “l’amore” vero,“senza ipocrisia”: quell’“amore fraterno”, che ci rende “pieni di affetto gli uni per gli altri”. E noi possiamo essere “ferventi nello spirito, allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”, e così “servire il Signore”; e possiamo anche fare quel che nessuna etica umana ci potrà mai prescrivere né potrà mai farci fare: “Benedire quelli che vi perseguitano. Rallegrarci con quelli che sono allegri; piangere con quelli che piangono. Avere tra di noi un medesimo sentimento. Non stimarci saggi da noi stessi. Non rendere a nessuno male per male. Impegnarci a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, vivere in pace con tutti”, senza “fare le nostre vendette, ma”, affidando tutto a Dio: “Se il nostro nemico ha fame, dargli da mangiare; se ha sete, dargli da bere; poiché, facendo così, raduneremo dei carboni accesi sul suo capo”… lo faremo arrossire; e forse capirà, e avremo guadagnato un fratello. E così non ci saremo “lasciati vincere dal male, ma vinceremo il male con il bene”.

Vinceremo” davvero, perché non saremo noi a vincere. Sarà Dio, lui, a vincere in noi, perché ha già vinto su noi: “Dio mostra la grandezza del suo amore per noi in questo” – è una delle grandi affermazioni della prima parte dell’epistola ai Romani –“che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira” (5, 8-9).

                                                                         R. M.

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