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Un pensiero dalla predicazione su Geremia 28, 1-17 tenuta durante il culto di domenica 19 ottobre 2014 in Scala dei Giganti

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Un ultimo pensiero per noi da questa pagina di Geremia 28.
Ritorniamo alla scena iniziale, quando al di là delle loro differenze, i due profeti fanno la stessa cosa: rileggono la storia passata e quella presente, e si appoggiano a quella rilettura per parlare della storia a venire. Quello che differenzia Anania da Geremia è che il primo – se non mente volutamente – però si inganna sulla situazione politico-militare del suo tempo e prende senza il minimo dubbio i suoi desideri come realtà.
Nelle crisi continue che le nostre società e le nostre chiese attraversano, per predicare e agire in maniera appropriata conviene avere gli occhi bene aperti sulle situazioni che ci troviamo a vivere. L’inizio della lucidità infatti sta proprio nel comprendere ciò di cui stiamo parlando. Non è forse perché Geremia vede meglio di Anania in quale contesto politico e spirituale si trova Israele che la sua parola si rivelerà quella vera?

Il nostro testo parla di un parte importante del popolo di Dio che è costretta a vivere in esilio. Le nostre chiese storiche, e più in generale le realtà cristiane dell’Europa occidentale non sono forse in qualche modo anch’esse “in esilio”? Non dobbiamo forse come prima cosa riconoscere, anche se è duro farlo, che noi siamo in esilio, cioè siamo lontani dal tempo dell’“Europa cristiana” in cui le chiese giocavano un ruolo importante e prestigioso nella società (un ruolo forse pagato al prezzo troppo caro di una certa infedeltà all’anticonformismo del vangelo)? Non dobbiamo forse riconoscere che siamo anche lontani dal tempo in cui, per dir così, la fede “andava da sé”… lontani (siamo ormai vicini alla fine di ottobre) dall’epoca eroica dei nostri padri della Riforma, e ancora più lontani dagli inizi del cristianesimo, a cui – forse esagerando – noi guardiamo come alla nostra “età dell’oro”?
E però poi alla fine, a rifletterci bene, i testimoni della fede che ci hanno preceduto, non sono mai stati maggioritari, e anzi in particolare le nostre chiese riformate sono sempre state chiese di minoranza… E ancora, ad un livello ben più alto, se la Chiesa lo è stata in certi tempi, l’Evangelo non è mai stato la guida del mondo, e invece, chi ha cercato di vivere secondo l’Evangelo è sempre stato esiliato in questo mondo.

Allora vedete: nel suo primo intervento, Geremia ha ricordato ad Anania “i profeti che apparvero prima di me e prima di te”; noi nella nostra condizione di “esiliati” possiamo benissimo inserirci nella stessa linea dei nostri padri e delle nostre madri, anch’essi emarginati e messi all’angolo… E come loro hanno fatto, anche noi, da quest’esilio riconosciuto e accettato, dobbiamo, senza alcuna iattanza né eccessive sicurezze, ma col coraggio che il Signore ci dona, pronunciare parole e compiere atti che scrivano l’avvenire, fidando sempre nella presenza di Dio nel cuore dei labirinti e delle prove della storia.

R. M.

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