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Un pensiero dalla predicazione su Ecclesiaste 5, 1-6 tenuta in Scala dei Giganti il 2 novembre 2014, nel culto unificato della domenica della Riforma.

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

L’occhio dell’Ecclesiaste si sofferma sul funzionamento del tempio e ne coglie in maniera incisiva tutti i limiti. La parola ebraica che egli usa per indicare l’atto del sacrificio, è molto precisa e indica il “sacrificio di immolazione”, cioè quel rito in cui l’animale offerto non veniva interamente bruciato sull’altare (in questo caso si sarebbe parlato di “olocausto”), e quel che ne restava spettava ai sacerdoti. Insomma, per loro quel tipo di sacrificio era anche un bell’affare! Ma a questo, le persone che offrivano l’animale, nemmeno ci pensavano. E così – è la “stoltezza” di cui l’Ecclesiaste qui parla – dopo aver già pagato ai sacerdoti la decima, li arricchivano ulteriormente dando loro grandi quantità di carne da consumare o vendere, e di fatto favorivano un sistema che di veramente religioso aveva poco, ridotto come era quasi solo a formalismi (perché il sacrificio fosse valido, l’animale andava ucciso così e così, e la sua carne andava tagliata in certi modi e non in altri) e a solidi guadagni materiali…
Ma l’attenzione del nostro autore non si sofferma solo su quegli altari nel cortile del tempio, che – come abbiamo visto – ne erano un centro di gravità economica… No, egli va col suo sguardo oltre quel cortile, all’interno dell’edificio sacro e, abituato com’è ad arrivare al cuore delle cose, penetra idealmente nel cuore stesso del tempio, nel “Santo dei santi”.
E cosa c’è, lì nel “Santo dei santi”? Dopo la sparizione dell’Arca e delle Tavole della Legge al tempo della distruzione del tempio di Salomone, nel “Santo dei santi” non c’era più nulla: solo uno spazio vuoto e basta! Ma è proprio quel vuoto che ti fa sentire tutta la poderosa presenza del Signore vivente di Israele.
Quando vai al tempio allora, ci puoi andare percorrendo il cammino obbligato di chi assolve al suo obbligo sacrificale senza alcuna adesione profonda e senza la consapevolezza di portare il suo contributo al sistema stabilito; ma puoi anche andarci in una disposizione di ascolto, per cogliere nella struttura stessa della Casa dell’Altissimo la rivelazione della presenza divina, per vivere un’esperienza in qualche modo simile a quella che tanti secoli prima era stata vissuta dal profeta Elia sul monte Oreb. C’era stato prima “un vento impetuoso che schiantava i monti e spezzava le rocce, ma il Signore non era nel vento”; poi c’era stato “un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto”; poi ancora “un fuoco”, un fulmine, ”ma il Signore non era nel fuoco”. Infine, “il rumore del massimo silenzio”, e il Signore era lì, in quel grande silenzio, e di lì ha parlato al suo profeta, e gli ha dato il coraggio e le indicazioni per andare avanti (cfr 1 Re 19, 11 ss.). Nel tempio di Gerusalemme – ci dice l’Ecclesiaste – Dio non è negli altari fumanti né nel muggito delle bestie sgozzate e nemmeno nella carne bruciata o diventata proprietà dei sacerdoti. No, è presente nel vuoto e nel silenzio del “Santo dei santi”, che ti rendono attento, ti dispongono all’ascolto della sua parola e anche alla meditazione e alla preghiera…
Le nostre comunità riformate non si ritrovano forse anch’esse in spazi vuoti (quando le persone visitano i nostri luoghi di culto, sono ogni volta colpite non da quello che c’è, ma da quello che non c’è!) destinati a far risuonare la parola del Signore? E ancora proprio a partire dalla faccenda delle indulgenze (ricordate Tetzel, il grande venditore delle indulgenze papali di quel fatale 1517: “Quando la moneta nella cassa rimbalza, l’anima dal purgatorio fuori balza”?), la Riforma nascente non ha forse richiamato con gran forza alla povertà evangelica la chiesa del suo tempo, tutta dedita a escogitare sempre nuovi modi per rastrellare soldi? E anche oggi, se certo abbiamo tante cose che non vanno, non abbiamo santuari e cattedrali con annessi commerci milionari… nessuno può accusarci di arricchirci tosando il nostro gregge…
“Bada ai tuoi passi… e avvicinati per ascoltare”… Insomma, è sorprendente: l’Ecclesiaste ci fa dono dell’immagine delle nostre chiese protestanti, ci fa intravedere quello che dovremmo essere e che purtroppo non sempre siamo…
R. M.

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