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Un pensiero dalla predicazione su Genesi 1,1-2,4a, tenuta in San Silvestro – Cristo Salvatore domenica 30 novembre 2014, nel culto della prima domenica d’Avvento

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

 

La creazione non è un unico lontanissimo evento del “passato più passato”, non è archeologia! La parola creatrice del Signore unisce insieme tre fattori: un passato (la materia primordiale che non è né soppressa né rigettata ma come abbiamo visto è invece trasformata), un futuro (il progetto, l’obiettivo indicato dalle parole divine: “Sia luce, e luce fu”), e un presente (la parola che risuona e la risposta che riceve nei fatti). Insomma, attraverso la sua parola “fattiva”, Dio agisce traendo via il presente dal passato, per aprirlo all’avvenire.

Così compreso il racconto della Genesi si apre ad una continuità che non ha fine, ci fornisce il modello per capire come il Dio della Bibbia operi in ogni epoca e in ogni circostanza. Non è il Signore dalla calma olimpica, serenamente immerso nella sua stessa beatitudine. No, il nostro Dio è attività incessante, energia sempre all’opera, che oggi come ieri e come nel futuro, rinnova continuamente la creazione ed invita noi, gli esseri umani, a diventare nuove creature.
Davvero allora la creazione non è l’evento di un passato così remoto che non aveva neanche un suo passato, ma si continua nella realtà presente, e si apre a un avvenire promesso e già “innescato”: in ogni istante la parola divina fa sorgere l’inedito nella nostra esistenza ed in quella del mondo.

Potremmo forse anche dire così, che con un Dio come questo di Genesi 1, il mondo è sempre b’reshit, sempre “nel principio” di qualcosa di nuovo. Per restare ai racconti della Bibbia, dopo il diluvio, senza scoraggiarsi, dà il via a una vera e propria ri-creazione; e ricomincia dopo la schiavitù d’Egitto, ed il vitello d’oro e la disubbidienza del suo popolo, e dopo la sconfitta e l’esilio a Babilonia…
E poi, c’è un altro grande b’reshit, stavolta scritto in greco: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini… E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità” (Giovanni 1, 1-4. 14).
Introdotti quest’anno nell’Avvento da questa grande pagina della creazione, noi possiamo guardare a Gesù e alla sua incarnazione come alla grande “Parola” (e il Prologo di Giovanni ci ricorda che Gesù è proprio la parola di Dio per eccellenza) con cui Dio è di nuovo intervenuto a rinnovare la sua creazione, liberandola definitivamente dalla rovina che le abbiamo arrecato col folle sogno della nostra onnipotenza. È scritto nell’epistola ai Romani: “Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (cfr 1, 12). Gesù è la parola pronunciata da Dio che è venuta a sconfiggere una volta per sempre “il peccato e la morte”… è la meravigliosa divina garanzia che, per citare ancora Paolo: “la creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8, 21).                                         R.M.

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