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Genesi 1,1-2,4a. Testo biblico e testo della predicazione tenuta in San Silvestro – Cristo Salvatore domenica 30 novembre 2014, nel culto della prima domenica d’Avvento

Genesi 1 , 1 – 2 , 4 a

Nel principio Dio creò i cieli e la terra.

La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.

Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.

Poi Dio disse: «Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque». Dio fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa. E così fu. Dio chiamò la distesa «cielo». Fu sera, poi fu mattina: secondo giorno.

Poi Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così fu. Dio chiamò l’asciutto «terra», e chiamò la raccolta delle acque «mari». Dio vide che questo era buono.
Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra». E così fu. La terra produsse della vegetazione, delle erbe che facevano seme secondo la loro specie e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie. Dio vide che questo era buono. Fu sera, poi fu mattina: terzo giorno.

Poi Dio disse: «Vi siano delle luci nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra». E così fu. Dio fece le due grandi luci: la luce maggiore per presiedere al giorno e la luce minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle. Dio le mise nella distesa dei cieli per illuminare la terra, per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre. Dio vide che questo era buono. Fu sera, poi fu mattina: quarto giorno.

Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo». Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono. Dio li benedisse dicendo: «Crescete, moltiplicatevi e riempite le acque dei mari, e si moltiplichino gli uccelli sulla terra». Fu sera, poi fu mattina: quinto giorno.

Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». E così fu. Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono.
Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno.
Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro.

Il settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta.

Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati.
“La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque”.
L’insegnamento tradizionale ha sostenuto e ancora oggi sostiene che Dio ha creato ogni cosa “dal nulla”. Questo è senz’altro vero, purché però ci si intenda su che cosa significhi quel “dal nulla”. Perché dobbiamo sempre ricordarci che Israele, il popolo che ci ha fatto dono della Bibbia, non ha concetti astratti, ed in particolare non concepisce “il nulla” primordiale come un vuoto assoluto, l’assenza radicale di ogni sia pur minima realtà. No, Dio trae il mondo e le cose e la vita “dal nulla”, nel senso che li trae da un “non essere” che ha una sua consistenza e anzi una sua pericolosità, una realtà caotica, oscura, minacciosa, che – come abbiamo udito – è “acqua, tenebre e abisso”: Un enigmatico “oceano” tempestoso che quando Dio dà inizio alla creazione è già là, come nemico della creazione, ma anche come il suo materiale.

Il primo versetto, che poi è il titolo che l’autore di Genesi 1 dà al suo racconto, ci dice: “In principio Dio creò il cielo e la terra”.
Secondo molti specialisti, questo verbo “creare”, il famoso “barah” ebraico (un verbo raro e nobile, che nell’intera Scrittura ha sempre solo Dio come soggetto) viene forse da una radice che significa “tagliare”, “separare”. L’idea di fondo, allora, potrebbe essere questa: all’inizio, o meglio, prima ancora dell’inizio, luce e tenebre, acqua e secco, oceano superiore ed inferiore erano aggrovigliati tra di loro, e Dio interviene a sciogliere e a dare ordine a quell’enorme magma, e così, separando tra loro i diversi elementi, trasforma un caos confuso ed indistinto in un “cosmo” plurale e articolato, crea l’armonia (“cosmo” vuole anche dire “bello”) dalla disarmonia.

Ma non si limita, Dio, soltanto a una ridistribuzione coerente delle cose. Le lavora e le organizza in modo tale da permettere il venire alla luce di realtà che nel caos precedente non avrebbero potuto nascere né mantenersi. È come un romanziere che compone un suo libro: parte sicuramente dalle parole del vocabolario, ma il suo romanzo non è poi semplicemente una sorta di semplice messa in ordine di quel vocabolario da cui parte: è invece un qualche cosa di completamente nuovo e diverso… anche qui potremmo dire: una nuova creazione. O anche è come una cuoca, che a partire dai vari ingredienti che si trova ad avere, confeziona un piatto che certo è fatto di quegli ingredienti, ma che è anche qualcosa di totalmente nuovo, una leccornia che prima non c’era.
Proprio come un grande scrittore o un’abile cuoca, Dio fa apparire dal materiale che ha a disposizione il giorno e la notte, il mare e i continenti; e così, ecco il sole e ecco la luna, e le stelle e l’erba e gli alberi… così appare la vita nelle sue varie meravigliose forme: pesci, uccelli, rettili, quadrupedi, bipedi… così appariamo sulla scena noi!

In questo modo allora, se nel caos primordiale non c’erano realtà distinte fra di loro né esseri viventi né persone, alla sera del sesto giorno ne troviamo tanti e vari: le varie componenti inanimate, ma belle, luminose, suggestive, che ornano lo scenario del creato; e le piante, e gli animali marini, e quelli che si librano nel cielo, e i terrestri e gli umani. E proprio tutte questa varietà, proprio le differenze fra i viventi, rendono possibili le relazioni, perché poi c’è anche questo: Dio non crea solitudini ma intreccia dei rapporti. Sì, articolando nell’ambito del mondo alterità e vicinanza, differenze e somiglianze, suscita dei dialoghi e degli scambi, tutte cose che la mescolanza primordiale rendeva impossibili… È l’esplodere meraviglioso della vita, nella sua molteplicità e nei suoi colori: “Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie… E fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. E Dio vide che questo era buono, e li benedisse dicendo: «Crescete, moltiplicatevi”.

Insomma l’universo è veramente il capolavoro di Dio! Ma proprio perché è di Dio, il mondo non è Dio!
Sì, a noi sembra scontato, però è sempre meglio ricordarcelo: il mondo non è divino! È una creatura, una realtà fatta da Dio. Non merita che gli si renda culto, né lui, né nessuna cosa in esso. E non è affatto il mondo che comanda il nostro esistere, che dà un senso alla vita…
Ce lo dobbiamo veramente ricordare, perché nel mondo delle religioni e del pensiero (anche vicino a noi), questo è qualcosa che non va da sé. Dalla filosofia stoica dell’antichità sino agli animisti, passando per il panteismo di ogni tempo, si manifesta nell’umanità una forte tendenza a divinizzare il mondo o alcuni degli elementi del mondo. Conosciamo bene la venerazione antica degli astri (e non soltanto antico: in fondo per tanti anche oggi l’astrologia non è poi quasi una forma di religione?), e quella di alcune piante, delle sorgenti, dei vulcani, degli animali. E sappiamo anche come questa tendenza contamini sovente il cristianesimo stesso, ad esempio nell’adorazione dell’ostia consacrata o di alcune parti dello stesso corpo umano di Gesù (pensiamo alla devozione del Sacro Cuore…).
Con una punta di provocazione, un teologo protestante americano ha scritto che Genesi 1 è il primo “manifesto ateo” che sia mai stato scritto, perché di fatto smaschera come inesistenti tutta una serie di divinità del tempo della sua composizione. Così, contrariamente a quello che pensavano i Cananei, e non soltanto loro, questa pagina afferma che i monti, le sorgenti, gli alberi non sono delle potenze soprannaturali, ma solo delle creature fatte nel “terzo giorno”; così il sole, la luna, le stelle non sono Apollo o Ra, oppure Diana o Ishtar, non sono affatto dèi, ma soltanto le lampade celesti che Dio nel “quarto giorno” ha appeso alla volta del cielo perché distribuiscano la luce che egli ha fatto brillare già dal primo…

Insomma il racconto della creazione afferma con gran forza che soltanto Dio è Dio, e che se si venera ciò che viene da lui, si cade nell’idolatria.
A proposito della sottolineatura che questa pagina fa della grandezza e della maestà divine, c’è fra l’altro una simpatica storiella ebraico che forse val la pena raccontare. Voi sapete che la prima parola di Genesi 1, che poi è anche la prima parola in assoluto della Bibbia, è “Nel principio”, in ebraico “b’reshit”. Questo significa che la Bibbia non inizia con la aleph, che è la prima lettera dell’alfabeto ebraico ma con la seconda, beth. Qualche rabbino allora ha raccontato che la lettera aleph andò a lamentarsi presso Dio dicendo che il beth gli avrebbe ingiustamente soffiato il primo posto. Ma Dio gli rispose che era bene che la prima lettera della Bibbia fosse la seconda dell’alfabeto, perché in questo modo l’uomo non ha accesso all’aleph per eccellenza, al solo vero inizio di ogni cosa… insomma a lui, Dio stesso!
Vedete come questo raccontino tocchi alla fine qualcosa di profondo? Noi dobbiamo sapere che l’origine prima delle cose ci sfugge, è fuori dalla nostra portata. È custodita in Dio, l’aleph degli aleph, il “Primo” che nessuno può conoscere. È così allora: noi conosciamo solo gli inizi relativi delle cose, non possiamo risalire di lì all’origine assoluta dell’essere, al di là del b’reshit e del caos primordiale… Noi partiamo dal beth!

Ma se Dio è allora l’Aleph, se è veramente “il Santo”, la sola vera fonte delle cose e della vita che nessuno può conoscere… se resta il solo degno di adorazione, ben distinto dal mondo, non per questo il mondo non è buono.
Abbiamo udito anche oggi come, in questa pagina, Dio s’arresti quattro volte per guardare ciò che ha appena realizzato, ed ogni volta “vide che era buono”.
Poi alla fine, si ferma a contemplare l’insieme della sua opera e ne è ancora più contento: “Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono”.
E capita poi spesso nella Bibbia che i vari autori si stupiscano lieti davanti alla natura, davanti ai cieli e anche davanti al corpo umano stesso…
C’è in questa affermazione della bontà del mondo di Genesi 1 e dell’intera Scrittura anche una forte carica polemica contro quegli spiritualismi che lo svalorizzano, sostenendo ad esempio che la materia è per definizione negativa, ed arrivando a dire che il mondo è stato fatto da qualche dio secondario malaccorto o da cattivi demoni in rivolta contro l’unico vero Dio supremo e luminoso.
Così, per desiderio di nuocere, per cattiva volontà o anche solo per incapacità congenita, il mondo è quello che è: vile, cattivo, perverso, detestabile, tale che solo chi è volgare e corrotto come lui lo può trovare bello… le anime pure invece lo disprezzano e si sforzano di evadere da esso attraverso l’ascesi e il distacco da tutto ciò che è materia, corpo, sesso.
Insomma, il vero credente non può non avere un atteggiamento negativo nei confronti di questo mondo materiale e sballato… non può non distaccarsene… anche perché lui, il mondo, produce solo sofferenza e miseria e le sue cosiddette gioie sono solo tranelli per sedurre e per perdere.

Genesi 1 rigetta questo sdegno, scarta questo disgusto, combatte come totalmente infondata quest’avversione “tutta spirituale” per il mondo.
Senza cadere in un cieco ottimismo, perché, a differenza di alcuni pensatori dell’“epoca dei lumi”, sa perfettamente che non siamo nel migliore dei mondi possibili; senza ignorare il dolore, la crudeltà, la violenza, l’ingiustizia, i desideri e la sete di potere che feriscono e schiacciano tante esistenze umane (e anche quelle animali, vegetali, cosmiche) a volte sino a un livello insopportabile, l’uomo della Bibbia ha però la coscienza che – anche se spesso dolorosa e difficile – la vita è un dono meraviglioso che ci è stato fatto, e non una sventurata fatalità che pesa su di noi soltanto come un peso da portare. Sì, a dispetto di tutto quello che lo sfigura, il mondo e nel mondo la vita sono fondamentalmente “cose buone”. E se non van adorato, perché l’adorazione spetta solo a colui che l’ha creato, il mondo merita però che lo si ammiri, lo si ami e che ci si prenda cura di lui.

Anche perché Dio stesso continua ad ammirarlo, ad amarlo e a prendersene cura: lo fa anche oggi.
Se questo primo racconto di creazione ci ha anche detto che Dio crea “facendo” – ad esempio abbiamo udito che “fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa” – però per prima cosa Dio crea “parlando”.
Sì, qui il “dire” di Dio segna l’inizio di ogni giornata e di ogni tappa della formazione del mondo; e la sua è insieme una parola di comando e di persuasione. È come un forte invito che Dio indirizza alla materia che ha dinanzi a sé ad operare, a fare, a produrre. Così all’inizio egli si rivolge al magma caotico del “non essere” e gli dice: “Sia la luce”. E il magma ascolta la parola di Dio e reagisce e ubbidisce: “E la luce fu”.
E questo modo particolare di procedere è anche molto chiaro là dove Dio si rivolge alla terra, dutante“il terzo giorno”: Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra. E così fu. La terra produsse della vegetazione, delle erbe che facevano seme secondo la loro specie e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie”. E poi le altre parole che già abbiamo ricordato: il divino “Crescete e moltiplicatevi”, rivolto agli animali ed agli esseri umani…

Ma tutto questo, non continua anche oggi? Non continuano ancora oggi la luce a brillare, la terra a produrre erbe piante frutti, gli esseri viventi a moltiplicarsi, nella stessa ubbidienza della prima volta al comando divino?
La creazione non è un unico lontanissimo evento del “passato più passato”, non è archeologia! La parola creatrice del Signore unisce insieme tre fattori: un passato (la materia primordiale che non è né soppressa né rigettata ma come abbiamo visto è invece trasformata), un futuro (il progetto, l’obiettivo indicato dalle parole divine: “Sia luce, e luce fu”), e un presente (la parola che risuona e la risposta che riceve nei fatti). Insomma, attraverso la sua parola “fattiva”, Dio agisce traendo via il presente dal passato, per aprirlo all’avvenire.

Così compreso il racconto della Genesi si apre ad una continuità che non ha fine, ci fornisce il modello per capire come il Dio della Bibbia operi in ogni epoca e in ogni circostanza. Non è il Signore dalla calma olimpica, serenamente immerso nella sua stessa beatitudine. No, il nostro Dio è attività incessante, energia sempre all’opera, che oggi come ieri e come nel futuro, rinnova continuamente la creazione ed invita noi, gli esseri umani, a diventare nuove creature.
Davvero allora la creazione non è l’evento di un passato così remoto che non aveva neanche un suo passato, ma si continua nella realtà presente, e si apre a un avvenire promesso e già “innescato”: in ogni istante la parola divina fa sorgere l’inedito nella nostra esistenza ed in quella del mondo.

* * *
Potremmo anche dire così, che con un Dio come questo di Genesi 1, il mondo è sempre b’reshit, sempre “nel principio” di qualcosa di nuovo. Per restare ai racconti della Bibbia, dopo il diluvio, senza scoraggiarsi, dà il via a una vera e propria ri-creazione; e ricomincia dopo la schiavitù d’Egitto, ed il vitello d’oro e la disubbidienza del suo popolo, e dopo la sconfitta e l’esilio a Babilonia…
E poi, c’è un altro grande b’reshit, stavolta scritto in greco: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini… E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità” (Giovanni 1, 1-4. 14).
Introdotti quest’anno nell’Avvento da questa grande pagina della creazione, noi possiamo guardare a Gesù e alla sua incarnazione come alla grande “Parola” (e il Prologo di Giovanni ci ricorda che Gesù è proprio la parola di Dio per eccellenza) con cui Dio è di nuovo intervenuto a rinnovare la sua creazione, liberandola definitivamente dalla rovina che le abbiamo arrecato col folle sogno della nostra onnipotenza. È scritto nell’epistola ai Romani: “Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (cfr 1, 12). Gesù è la parola pronunciata da Dio che è venuta a sconfiggere una volta per sempre “il peccato e la morte”… è la meravigliosa divina garanzia che, per citare ancora Paolo: “la creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8, 21).

E certo, questa “Parola” di libertà e di rinnovamento ancora ci interpella proprio per rinnovarci e liberarci. Questo tempo di Avvento è il tempo per mettere la sordina ai rumori che ci accerchiano… il tempo dell’orecchio sempre teso per cogliere Gesù, il solo val la pena di ascoltare.
Se lo sapremo fare, Gesù ci parlerà, e ci dirà che non è vero che il mercato, le logiche economiche, i vari meccanismi psicologici, i mille e mille fattori culturali, le circostanze, gli avvenimenti della piccola e grande storia… non è vero che tutte queste cose fatalmente ci determinano, ci manipolano e ci usano…
Ma ci dirà anche – sempre ancora Gesù – che non è neanche vero che col nostro coraggio, la nostra volontà, la nostra energia, i nostri sforzi e azioni, noi costruiamo noi stessi e la nostra esistenza, e nulla e nessuno può farlo al posto nostro. Il sogno della piena autonomia (lo accennavo anche prima) ci ha già rovinato… e quella volta è bastata e avanzata… Noi non creiamo noi stessi…

Insomma, la natura e la storia non decidono della nostra vita, ma neanche noi la padroneggiamo, la nostra vita, con la nostra volontà, i nostri desideri e le nostre ambizioni. La nostra vita (e Genesi 1 e Giovanni 1 oggi questo ce l’hanno suggerito) dipende principalmente dalla parola che Dio continua a rivolgerci, senza mai abbandonarci… questa parola che tiene talmente a noi da essersi fatta carne come noi…
È così allora: noi non siamo schiavi delle realtà del mondo e nemmeno di noi stessi… non siamo abbandonati alle leggi e agli imprevisti che reggono l’universo, e neanche alle nostre fantasie e ai nostri capricci…
Noi siamo confrontati a una parola che ci interpella e ci chiede di rispondere, e che così ci rende responsabili: la parola di Dio, la sola degna di regnare sulla nostra vita, perché essa stessa vita e fonte della vita: “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra”.
Ruggero Marchetti

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