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Un pensiero dalla predicazione natalizia su Galati 4, 4-5 tenuta giovedì 25 dicembre 2015 in San Silvestro-Cristo Salvatore

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Cos’è un cristiano, una cristiana, se non colui che entra in questa impensabile, sconvolgente, reale opera di Dio: “Quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio…”? Che cos’è , se non colui che impara da Gesù a mettersi a sua volta nella situazione degli altri dei quali fa il suo “prossimo”, per fare condividere al suo prossimo la salvezza di Dio, la piena comunione con lui, e la gioia infinita di questa comunione? Ricordate il meraviglioso prologo della Prima lettera di Giovanni, un altro vero evangelo di Natale: “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia piena”?
Ma “la nostra gioia” non è per niente “piena”, e forse non c’è affatto. Neanche oggi, a Natale.
Viviamo un tempo cupo, tempi duri, spietati, di crisi e povertà. E anche – l’abbiamo tutti sotto gli occhi – i nostri sono tempi di fanatismi e crudeltà, di corruzione e omicidi… sovente dei più deboli: i bambini e le donne… C’è tanta, troppa paura nei nostri occhi… e la paura genera diffidenza e genera chiusura…
Guardiamo a Gesù oggi, facciamo nostra una meravigliosa frase di Lutero: “Non accettiamo altro Dio che non sia in quella persona che è venuta dal cielo. Io comincio dalla mangiatoia”. Non troveremo forse subito la gioia ma “dalla mangiatoia” impareremo che cos’è compassione, cos’è misericordia. “Compassione” è“patire con”, patire assieme agli altri, condividere le loro sofferenze; “misericordia” è avere “un cuore” che sappia fare sue “le miserie” del mondo.
Il “Dio che è in quella persona che è venuta dal cielo” ha patito con noi, ha sofferto con noi, s’è fatto un cuore umano per fare sue le nostre miserie. È davvero il Dio della compassione e della misericordia
Se tutto questo noi lo comprendiamo, e se riusciamo a viverlo, ci sarà “la pienezza del tempo” anche per noi: la stella del Natale spunterà su di noi e noi sorrideremo e scopriremo la gioia cheta e intensa della “mangiatoia”…

Abbiamo citato Lutero, finiamo con Agostino, il suo maestro: “È stato detto: -Tu sei la mia gloria e sollevi il mio capo (Salmo 3, 4). e quale grazia di Dio più grande ha potuto brillare per noi? Avendo un Figlio unigenito, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così viceversa ha reso i figli dell’uomo (ha reso noi) figli di Dio. Cerca il merito, la causa, la giustizia di questo, e vedi se trovi mai altro che grazia”.

Sì, sorelle e fratelli, “tutto qui è grazia”, e tutto è compassione ed è misericordia. E tutto è gioia. La gioia insieme contemplativa e operosa del Natale.

R. M.

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