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Un pensiero dalla predicazione su Matteo 19, 16-20,19, tenuta in San Silvestro-Cristo Salvatore domenica 1° febbraio 2015

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

 

Fuori dal linguaggio simbolico della parabola, qui conta solo Gesù, questo particolare “padrone”, che non pensa alla sua vigna, ma ad ingaggiare sempre nuove persone: ha chiamato quelli “della prima ora”: quelli che – come “Simone”, “Andrea”, “Giacomo” e “Giovanni” – “hanno lasciato subito” ogni cosa per andare con lui, ma poi pensa anche a tutti quanti gli altri che invece questo non hanno saputo o potuto farlo: a chi alla sua chiamata ha risposto di “no”, a chi ha tergiversato, a chi ha chiesto ancora tempo, a chi s’è allontanato “rattristato” senza riuscire a dire una parola… Gesù non li dimentica, e tanto meno li abbandona. E così torna a uscire ogni volta a chiamarli di nuovo. E lo fa “all’ora terza”, e “alla sesta”, e “alla nona”, addirittura arriva “all’undicesima”, all’ultima ora possibile… ed ogni volta chiama ed ogni volta spera che dicano di sì: soltanto quello conta, il loro “sì”!
È, quello, il “sì” della “pecora smarrita e ritrovata” (cfr Luca 15, 4-7), che rende Dio più felice del “sì” scontato delle altre novantanove, che pure sono anch’esse le sue pecore: a loro si unirà la “ritrovata”, e tutte insieme formeranno il suo gregge… Così qui, tutti insieme, da quelli della prima a quelli dell’ultima ora, gli operai ricevono la paga giornaliera… ricevono l’abbraccio, ricevono l’amore, sono ammessi nel regno del Signore.
Ma se tu invece pretendi il primo posto e un trattamento a parte, se “pensi di ricevere di più”… allora di Gesù tu non hai capito niente. Meriti il suo rimprovero e devi allontanarti dalla sua presenza: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?”.
Vedete? Da una parte la “bontà” di Gesù, e dall’altra il nostro “mal occhio”. Tutto si gioca qui! Tutto qui trova senso, ma non il nostro un po’ arido “buon senso”: il senso di Gesù. Sì, sul suo incontro con il giovane ricco, sul colloquio coi suoi e su questa parabola… su tutto regna, grande ed insieme spiazzante, la “bontà” del Signore, che rovescia i nostri schemi, manda all’aria ogni nostro giudizio ed ogni nostro metro di giustizia; una bontà “divina”, in tutti i sensi: la bontà di chi non sta a far calcoli su quello che tu hai fatto o non hai fatto, e invece ti si dona per amore.
Non è per caso che – immediatamente dopo questa parabola – Matteo, riporti l’ultima predizione di Gesù sulla sua passione e morte e poi il racconto del suo ingresso a Gerusalemme, che è il passo decisivo incontro alla croce.
E forse allora, mentre raccontava la sua parabola “del padrone generoso” (questo è senz’altro il titolo più giusto) Gesù pensava già ad un’altra parabola, anch’essa incentrata su una vigna, che avrebbe raccontato di lì a poco: la parabola dei “fittavoli malvagi” che, dopo aver oltraggiato ed ucciso tutti i servi che il padrone della vigna aveva loro mandato a riscuotere l’affitto, afferreranno, cacceranno fuori e uccideranno suo figlio (cfr Matteo 21, 33ss.). Sì, mentre raccontava la nostra parabola di oggi, Gesù sapeva che lui, il Figlio di Dio, stava per essere catturato ed ucciso “fuori dalla città”, per tutti noi: per Pietro, per “i dodici”, per il giovane ricco. Per fare dono a tutti del “regno dei cieli”.
La bontà scandalosa di Gesù che domina su tutta questa pagina di oggi, è già in pieno la sua croce.

R. M.

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