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Un pensiero dalla predicazione su Marco 12, 28-34, tenuta in San Silvestro-Cristo Salvatore il 15 marzo 2015, nella domenica “laetare”, quarta del tempo di passione

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Lo scriba che compare in questo passo ha assistito ai confronti fra Gesù e coloro che volevano “metterlo alla prova”. Ed è rimasto via via più ammirato dalla tranquilla forza con cui ha di volta in volta rigettato i tentativi dei suoi avversari di “coglierlo in fallo” e ha smascherato la loro falsità. E quando più nessuno osa fargli domande, gliene fa una lui. Ma questa volta è la domanda vera, sincera, di chi vuole imparare da un maestro che stima.
È il tipo di domanda che veniva rivolto ad un rabbì da chi voleva conoscere il cuore, la quintessenza, del suo pensiero e della sua impostazione di fede: “Cosa per te è davvero importante nella legge di Dio?”. È questo infatti il senso della richiesta dello scriba a Gesù – “Qual è il più importante di tutti i comandamenti?” – che dà il via al loro dialogo.
E Gesù gli risponde citando la preghiera dello Shema’, quell’”Ascolta, Israele” di Deuteronomio 6 che ogni ebreo ripeteva la mattina e la sera, come la benedizione che apriva e chiudeva la giornata. Così anzi tutto afferma, in piena concordanza con la sua ebraicità, l’unicità di Dio. Ed insieme anche afferma che il rapporto con l’unico Signore di Israele è un rapporto d’amore. Un amore totale ed esclusivo. L’abbiamo ascoltato: Gesù ripete allo scriba quello che del resto questi sa già molto bene: che Dio vuole da te che tu lo ami “con tutto il tuo cuore, e con tutta l’anima tua, e con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua”. Si, se vuoi amare il Signore lo devi amare con tutto te stesso: l’amore vero ama una cosa sola, richiede la totalità del cuore e della mente, l’integrità di tutta la persona.
Ma questo amore che Dio esige per sé, così integrale da sembrare che non lasci spazio a nessun altro amore, invece vuole altri amori, e così diventa poi per te impulso, spinta, forza ad amare gli altri. Ecco perché, come secondo grande comandamento accanto al primo, ed in pratica quasi fuso con lui a formare una sola realtà, Gesù cita allo scriba un altro testo anch’esso molto noto, Levitico 19: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.
Ma nelle citazioni di Gesù in risposta allo scriba non c’è soltanto l’amore verso Dio e quello verso il prossimo. C’è un terzo tipo di amore, la cui presenza spesso non cogliamo, e che pure è importante. È l’amore verso “se stessi”: “Ama il tuo prossimo” – così infatti dice il libro del Levitico – “come te stesso”. Per amare correttamente il mio prossimo, devo prima amare correttamente me stesso. Noi dobbiamo prendere sul serio questa parola che ci chiama ad“amare il prossimo come noi stessi”, non fosse altro perché quest’amore di noi stessi è la condizione e è il modello necessario e indispensabile dell’amore per gli altri. Innanzi tutto, è la condizione: se non ti vuoi almeno un po’ di bene, se non ti accetti così come sei fatto, non puoi nemmeno pensare di volere bene e di accettare gli altri…. è una realtà psicologica fondamentale… E poi, l’amore di noi stessi è anche un modello: noi cioè dobbiamo amare gli altri nel medesimo modo in cui amiamo noi stessi quando sappiamo amarci: dobbiamo cioè essere tolleranti nei loro confronti, trovare tempo per loro, e nutrire per loro interesse e simpatia… desiderare profondamente il bene degli altri come lo desideriamo per noi stessi. Alla fin fine poi, si tratta di vivere la cosiddetta “regola d’oro” del sermone sul monte:“Tutte le cose che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti” (Matteo 7, 12).
R. M.

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