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Un pensiero dalla predicazione su Luca 10, 25-37, tenuta in San Silvestro – Cristo Salvatore il 30 agosto 2015, durante il culto unificato estivo della tredicecima domenica dopo la Trinità.

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

La scelta che Gesù del samaritano come eroe della parabola ingarbuglia le cose… Se infatti Gesù avesse detto: “Un uomo, un ebreo come la vittima dei briganti, che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe pietà”, il dottore della legge e tutti quelli che lo stavano ascoltando si sarebbero identificati con lui senza problemi. Ma nessun ebreo avrebbe mai accettato di riconoscere se stesso in un samaritano!
Questo è un problema. Se non ti puoi identificare con il buon soccorritore, con quale altro dei personaggi della storia lo puoi fare? Se con nessuno, è davvero un grosso guaio! Perché, per far diventare tua una parabola raccontata da Gesù, ci devi entrare dentro. E il solo modo per entrare in una parabola è appunto quello di identificarti con uno dei suoi protagonisti. E qui, se il samaritano è fuori gioco proprio perché è samaritano, non ti rimangono molte scelte: scegli il “sacerdote”? Oppure il “levita”? Non è che i due facciano in questa storia una gran bella figura, e poi sono poco più che comparse, appaiono e scompaiono subito, “dal lato opposto della strada”… Insomma è difficile identificarsi con loro!
Quindi, il samaritano no, il sacerdote e il levita nemmeno… chi rimane? Rimane “l’uomo che andava da Gerusalemme a Gerico”. Un tipo qualunque, un ebreo qualunque, che può essere benissimo uno di noi, e può essere “noi”. Del resto solo lui è presente nel racconto dall’inizio alla fine, e la sventura che gli è capitata ce lo rende anche simpatico… Sì, noi facciamo il tifo per lui… speriamo che si salvi: è proprio il nostro uomo!
Ma questa scelta ci mette in una prospettiva molto diversa da quella con cui siamo abituati a guardare a questa storia; visto dalla parte della vittima, il racconto si sviluppa in una maniera nuova, inaspettata… Già all’inizio, la scelta della strada da percorrere ci mette in apprensione: “la via che scendeva da Gerusalemme a Gerico” era famigerata: passava per un deserto di crepacci e burroni ed era l’ideale per gli agguati dei briganti. Ed infatti l’assalto c’è, e il nostro uomo è malmenato, derubato e abbandonato a terra. Come farà – e come faremo noi che siamo lui – a salvarsi? Ecco, arriva “un sacerdote” che torna a casa dal suo turno nel tempio. Lo vede, e “passa oltre, dall’altro lato della strada”. Una speranza di soccorso delusa… Poi, un altro membro del clero del santuario, “un levita”, ma anche lui “passa oltre”, e anche lui “dall’altro lato della strada”. Seconda speranza delusa.
A questo punto non resta che aspettare il terzo uomo. Forse sarà un solido ebreo normale che risolverà la situazione e ci porterà fuori da questo pasticcio… E invece, chi compare sulla scena non è affatto un comune buon ebreo, un nostro amico, ma – orrore degli orrori! -“un samaritano”, l’arcinemico! E adesso… che accadrà?… Mi vedrà? Si fermerà? E che cosa farà?… Mi aiuterà o mi ammazzerà una volta per tutte?… Forse c’è soltanto da sperare che passi anche lui dall’altro lato della strada e mi lasci in pace. I samaritani sono impuri, ostili, pericolosi. N on ci si può fidare… Speriamo proprio che non si accorga o non si curi di me… che mi lasci qui… magari sta arrivando un ebreo, un mio fratello…
E invece no. Il samaritano mi vede, si ferma, si avvicina. Il cuore mi batte più forte. Questa maledetta giornata è incominciata male e prosegue peggio… Ecco, si sta chinando su di me… mi irrigidisco… Ma… mi fascia le ferite, vi versa sopra “olio e vino”… ed adesso mi ha preso fra le braccia e mi carica sul suo asino, mi porta a una locanda… R.M.

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