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Un pensiero dalla predicazione su Matteo 6, 25-34, tenuta in San Silvestro – Cristo Salvatore il 13 settembre 2015, durante il culto della quindicecima domenica dopo la Trinità.

 

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Questo testo lo possiamo comprendere, e soprattutto lo possiamo vivere, solo se siamo in grado di rispondere a queste due domande che poi sono una sola: “Quale Dio e quale credente Gesù pone qui davanti a noi?”.
Anzitutto: Quale Dio?
Per due volte Gesù ricorda ai suoi discepoli, e perciò a noi, che Dio è il “Padre nostro celeste”. La prima volta lo fa parlando del nutrimento che egli da agli “uccelli del cielo”; lo riascoltiamo ancora: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre”. Poi lo chiama così quando vuole rassicurare i suoi ascoltatori che Dio – appunto “il Padre vostro celeste” – “sa che avete bisogno di tutte queste cose”, e cioè del “nutrimento” e del “vestire”. Ma poi Gesù dice ancora che “Dio” “veste” in maniera magnifica “i gigli della campagna”, e che quel che dobbiamo “cercare prima” di ogni altra cosa è “il regno e la giustizia di Dio”, che poi penserà lui a “darci in più” tutte le altre cose che ci sono necessarie.
Ecco allora “qual è il Dio” che dobbiamo mettere al centro della nostra vita e dei nostri pensieri e verso il quale dobbiamo slanciarci: è il Dio “benevolo” verso tutte le sue creature, e però in maniera tutta particolare verso l’essere umano, che ai suoi occhi “vale molto di più” di qualsiasi altro vivente (e che Gesù dica questo mi sembra sia importante rilevarlo, nei nostri tempi di “animalismo spinto”…), e la cui benevolenza si concreta nel suo mostrarsi un “Padre” che procura il nutrimento, e anche un “sarto di gran classe”… abbiamo visto come sa vestire i fiori del campo… E questo Dio “benevolo” è anche il Dio “che conosce” i bisogni di noi umani… E noi possiamo allora veramente liberarci dall’ansia dell’oggi e del domani, e fidarci di lui, affidarci con piena confidenza alla sua benevolenza generosa e alla sua conoscenza adeguata.
Infine, l’altra domanda: “Quale credente” viene fuori da questa pagina?
Abbiamo detto adesso che con le sue parole Gesù vuol costruire un credente“fiducioso e liberato dall’ansia”, e lo fa presentandoci un Dio che è il “Padre nostro celeste” che ci conosce e che ci vuole bene, e che così ci dona il necessario per il nostro ben vivere.
Ma non soltanto questo. Quello che qui colpisce è la maniera particolarmente efficace con cui Gesù sa parlare di Dio. Proprio perché ci conosce molto bene e sa quanto sia forte su di noi la presa delle preoccupazioni che quotidianamente ci inquietano e ci turbano, Gesù non fa il professore di teologia che descrive a livello di teoria Dio e i suoi attributi e le sue qualità… no, ci interpella direttamente e con una grande forza: “Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo? … Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più”.
Noi possiamo e dobbiamo lasciarci costruire come uomini e donne “credenti perché fiduciosi”, e “fiduciosi perché credenti”. Anche “i pagani ricercano” le cose necessarie… ma lo fanno in preda all’inquietudine, perché loro “non sanno che Dio sa di cosa hanno bisogno”… mentre noi lo sappiamo! È il nostro privilegio, il nostro dono, che ci permette di slanciarci in avanti alla ricerca del “regno e della giustizia di Dio” ripieni di fiducia e confidenza, senza più ansie e senza più paure. R. M.

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