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Un pensiero dalla predicazione su Matteo 25, 31-46, tenuta in San Silvestro il 15 novembre 2015, durante il culto della penultima domenica dell’anno liturgico

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Ormai vicino alla sua passione e morte, pensando a quelle “genti” sconosciute che un giorno si troveranno innanzi a lui, Gesù ha come visto i loro volti, tutte le facce dell’umanità, guardare a lui nei volti dei discepoli che lo ascoltavano mentre raccontava questa sua strana storia dedicata ai “lontani”, e ha amato quelle facce, le ha amate come amava i volti familiari dei discepoli… E forse ha ripensato agli inizi della sua predicazione. A quando ancora era un giovane maestro che s’aggirava nella Galilea, e a un certo punto era salito su una piccola altura e, dopo aver chiamati a sé i suoi primi discepoli – quei suoi amici che erano ancora lì davanti a lui – li aveva proclamati “beati”. “Beati” perché li aveva scelti, e loro s’erano fatti scegliere da lui. E da lui, il “povero in spirito” perché totalmente abbandonato alla volontà del Padre, avevano imparato ad aprirsi anche loro a mani vuote al volere di Dio, all’onda del suo amore. Ed ancora da lui, pieno di “compassione” per le sofferenze dei suoi fratelli e delle sue sorelle in umanità, avevano anche appreso a compatire e a darsi “consolazione” gli uni gli altri nell’abbraccio di Dio, e ad avere “fame e sete di giustizia”, del compimento della volontà di Dio, anche qui “sulla terra, come in cielo” E ancora sempre da Gesù “il mansueto, il pacifico e il puro”, s’erano aperti al dono della “mansuetudine”, della “purezza di cuore”, dell’impegno per la “pace”. Sì, Gesù ha ripensato alle “beatitudini” che aveva donato ai discepoli, e adesso ecco che le dona anche alle “genti”, come la “chiave d’oro” per la loro salvezza, la condizione per aver parte al “regno dei cieli”.
Perché, cosa hanno fatto “i benedetti” che egli farà disporre alla sua destra, se non vivere e agire nello spirito delle beatitudini? Si sono fatti poveri coi “minimi” del mondo, hanno avuto “compassione” di chi era nel dolore, hanno “consolazione” chi piangeva, sono stati “mansueti”, e sono stati “giusti”. Hanno portato“pace” là dove la violenza aveva ferito ed umiliato le sue vittime, rivolto verso i più deboli uno sguardo attento e colmo di bontà, frutto di un “cuore puro”… Insomma, sono stati suoi discepoli senza neppure averlo conosciuto, perché l’hanno incontrato e l’hanno amato, e hanno praticato i suoi insegnamenti da loro mai ascoltati, servendolo “in incognito”, eppure più che mai presente e vivo, e insieme in pianto e insieme sorridente, proprio nei più poveri dei poveri, per questo, più degli altri suoi fratelli e sorelle… per questo, più degli altri, i soli veri “vicari” del Signore.
Com’è accaduto questo? Non c’è risposta logica. Perché questo è un miracolo, e siccome i miracoli, chi li fa è solo Dio, questo – appunto – è accaduto per opera di Dio!
Qui non ci sono “opere buone”, e non ci sono meriti, per il semplice motivo che tu puoi fare un’opera buona che ti procuri un merito al cospetto di Dio, solo se sai quello che stai facendo: sai ad esempio che l’elemosina è meritoria, e vai a cercare un povero, e gli doni qualcosa, sperando che quel donare abbia valore anche per te, entri nel conto della tua salvezza. Ma qui non è così: quelle persone alla destra del “Figlio dell’uomo” hanno operato il bene, senza neppure rendersene conto. L’hanno fatto senza calcoli, senza alcun fine. Hanno fatto del bene, perché sentivano di dover far così, e hanno fatto così per un motivo di pura umanità. Senza neanche sapere che fosse mai esistito in questo mondo Gesù il Cristo. Ma Gesù c’era nella loro vita. Perché hanno saputo agire umanamente, e là dove c’è umanità… là dove c’è il dolore, la solidarietà e l’amore, Gesù è presente sempre… R. M.

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