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Un pensiero dalla predicazione su Luca 2, 8-20, tenuta in San Silvestro il venerdì 25 dicembre 2015, durante il culto unificato del Natale

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Dopo Elia (cfr 1 Re 19, 1-18) e i pastori di Betlemme, oggi ci siamo noi.
Non ce ne siamo accorti stamattina, ma “l’angelo del Signore” ci ha toccati e ci ha mandati qui. Se no, come fanno tanti altri, ce ne staremmo forse ancora a letto, o a scartare i regali, o a fare colazione in tutta calma…
E come Elia e i pastori, anche noi ci siamo incamminati, e adesso siamo qui.

E qui troviamo il bambino di Betlemme, la sconvolgente normalità della sua nascita. Qui troviamo “la voce del massimo silenzio” che ci accoglie e ci parla con i nostri pensieri, suscitando cioè in noi la riflessione su chi siamo e facciamo, su quello che vorremmo per essere diversi: meno angosciati e stanchi, e meno soli… con nuove prospettive innanzi a noi…
Soprattutto ci dice, quel silenzio che viene dal bambino, quanto anche noi siamo amati da Dio: se il Creatore del cielo e della terra, se il Signore possente della storia adesso è qui, presente in un batuffolo di carne… e se fa tutto questo per amore,se lo fa solo per noi, ci vuole far capire, e ancora più, sentire dentro al cuore, che ci è davvero accanto… che è Dio ed è uno di noi… è Dio e è fra di noi… ed è così per noi.

E proprio perché Dio s’è fatto carne nella normalità di un parto di un bambino, proprio perché ha voluto venire fino a noi nel “massimo silenzio”, la storia non finisce, il tempo non s’arresta, come dovrebbe essere: Dio che viene nel mondo, dovrebbe essere… è la fine del mondo!
Ma non è così. La storia va avanti coi suoi giorni, i suoi mesi i suoi anni… il calendario scorre “dopo Cristo” così come scorreva ”avanti Cristo”, col medesimo ritmo…
Dante, in quel gran sogno che è il suo Inferno, dice che quando Lucifero è stato precipitato sulla terra, la terra inorridita s’è ritirata indietro aprendo una voragine, e l’angelo ribelle è andato ad incastrarsi nel centro del pianeta…
Qui Dio, che è ben più grande di Lucifero, discende sulla terra, e non accade niente, e tranne quei pastori lì in Giudea, nessuno se ne accorge… tutto va avanti nella normalità…

Già otto secoli prima, dopo l’incontro col suo Dio silenzioso eppure grande, Elia il profeta è ritornato a fare il profeta… e anche i pastori se ne ritorneranno al loro gregge, alla loro fatica… e anche noi oggi, al termine del culto ce ne ritorneremo a casa nostra, oggi al nostro pranzo di festa; e poi nei giorni che verranno, ai nostri impegni, alle normali cose d’ogni giorno… ritorneremo a fare quello che abbiamo sempre fatto…

Se però abbiamo capito, se ci è stata fatta la grazia di ascoltare, qui di fronte al ”bambino avvolto in fasce”, nella “voce del massimo silenzio”, la presenza di Dio – di questo Dio “accanto a noi” – allora, proprio come Elia e i pastori, noi ce ne torneremo a casa consolati… non più soli ma insieme a quel bambino, con dei pensieri nuovi ed un annuncio e una speranza nuova: “Non temete, poiché ecco, vi porto il lieto annunzio di una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore…”.

R .M.

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