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Un pensiero dalla predicazione su Giosuè 24, 1-28, tenuta nella chiesa metodista di Scala dei Giganti alla domenica 10 gennaio 2016, durante il culto unificato della Giornata del Rinnovamento del Patto

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Oggi essere credenti e renderne testimonianza, non è facile, o comunque è sicuramente meno facile di qualche anno fa. Se parli della tua fede, corri sempre il rischio di essere guardato con un po’ di commiserazione, come un ingenuo, quasi un “minus habens”, o addirittura con un po’ di sospetto… In questi giorni – è uno dei tanti esempi di questa situazione – ascoltando i commenti sui fatti di Colonia, ho sentito più volte alcuni giornalisti o giornaliste affermare che il problema è che, se i protagonisti di quelle aggressioni e quei palpeggiamenti, e veri e propri stupri alle donne sono stati dei musulmani, è perché si tratta di persone troppo attaccate alla loro religione che postula l’inferiorità sociale della donna rispetto all’uomo, e allora bisognerebbe educarli a emanciparsi dalla loro visione religiosa del mondo… per poi arrivare alla conclusione che tutte le religioni dovrebbero essere messe fuori dalle scuole, dalla politica, dalla vita istituzionale e sociale… Se proprio ti ostini a credere in un Dio nel quale le persone emancipate e colte non credono ormai più, al massimo puoi farlo nel tuo cuore, nella tua sfera privata che “più è privata e, meglio è”, ma non farla entrare, la tua fede, nei tuoi rapporti con gli altri e con le istituzioni fuori di casa tua… Vedete… anche chi si proclama ateo ha i propri dèi, e la laicità (che – non dimentichiamolo mai – è uno dei doni dell’evangelo al mondo; basta che ripensiamo al “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” di Matteo 22)… anche la laicità, se fraintesa in laicismo può, paradossalmente ma non tanto, diventare una divinità e, nel nome della tolleranza può fare di te un intollerante…

E allora, se davvero la situazione è questa, come era importante per gli Israeliti radunati a Sichem ribadire chiaramente la loro scelta in Dio perché fosse ancora sempre lui il loro Dio, e non gli dèi che i loro padri avevano servito in Egitto di là dal fiume, o gli dèi del paese in cui adesso abitavano, così è importante per noi trovarci, fare sosta, ascoltare e parlare, e ribadire la nostra scelta, dichiarare gli uni agli altri, come il popolo ha risposto a Giosuè: “Il Signore, il nostro Dio, è quello che serviremo, e alla sua voce ubbidiremo!”.
Sì, noi oggi ci doniamo a vicenda l’opportunità e l’obbligo di una scelta… o meglio, ce lo dona il Signore servendosi (a volte anche la tradizioni servono) della tradizione metodista… Io, lo sapete, non sono metodista e prima di Trieste non ho mai servito in una chiesa metodista, per cui non avevo mai vissuto questo momento del Rinnovamento del Patto. Ci sono arrivato ormai quasi in vecchiaia, e ringrazio il Signore, e ringrazio voi, di questa esperienza così significativa e anche così corroborante per la mia fede personale.

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