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Un pensiero dalla predicazione su Romani 13, 1-7, tenuta nella Basilica di San Silvestro – Cristo Salvatore domenica 3 aprile 2016, nel corso del culto unificato della Giornata della Giornata della Legalità

QUI trovate il testo completo della predicazione e QUI l’elenco dei Sermoni

Alla luce di quanto abbiamo detto, qual è la testimonianza specifica che noi, cittadini e cristiani, siamo chiamati a dare?
Per prima cosa Paolo ci ricorda che non dobbiamo crederci al di sopra delle autorità stabilite. “Gesù come sola autorità, l’Evangelo come unica legge, lo Spirito come sola guida, e poco importano le autorità di questo mondo decaduto e destinato a sparire”: è la posizione di alcune chiese evangeliche che oggi vanno per la maggiore, ma non è certamente la posizione dell’Apostolo.
Ma il cristiano non deve neanche situarsi al di sotto delle autorità, in un’attitudine di sottomissione passiva come se si sottomettesse a un fato ineluttabile.
E qui arriviamo alla parola “coscienza” che appare in maniera importante in questa pagina: “È necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza”. La “coscienza” per noi ha a che fare con Dio. È il nostro santuario, il luogo in cui ciascuno si trova al suo cospetto e nella fede si scopre – sono altre parole di Paolo in questa stessa lettera – “preconosciuto” (conosciuto da Dio prima del suo stesso venire al mondo), “predestinato”, “chiamato”, “giustificato”, “glorificato”; e, assieme agli altri credenti come lui, si scopre parte di “una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa” (cfr 1 Pietro 2,9). Oppure, per citare Lutero, si scopre anche “un libero signore a nessuno sottoposto”, che però al medesimo tempo è, nella dimensione dell’amore, “un servo volenteroso, a ciascuno sottoposto”; sottoposto anche all’autorità, ma sempre solo come “libero” in quel Dio, al quale anche le autorità sono sottomesse.
Questo in concreto comporta – quando l’autorità travalica il suo limite e pretende di dominare le coscienze, usurpando quella signoria che spetta solo a Dio – la possibilità e anzi il dovere dell’obiezione di coscienza. Ci sono infatti delle situazioni in cui, come Pietro davanti al Sinedrio, bisogna avere il coraggio di affermare: “Bisogna ubbidire a Dio, anziché agli uomini” (Atti 5, 29).
Ecco allora: “sottoposti e liberi, per motivo di coscienza”, e questo “grazie a Dio”. Dobbiamo esserne sempre consapevoli che per noi cristiani il principio di non contraddizione qui non ha alcun valore…

Ma il discorso del “motivo di coscienza” non riguarda soltanto la signoria che Dio rivendica sulle nostre esistenze anche nel rapporto con le autorità. Dobbiamo prendere questa parola dell’Apostolo anche a un livello più “terreno”. Come dicevo anche prima, dobbiamo essere coscienti che ogni essere umano ha bisogno di confrontarsi con l’autorità per costruirsi, che cioè ciascuno e ciascuna costruisce se stesso, la sua storia e il suo “io” nel rapporto con gli altri, e perciò anche immancabilmente nella società; e poiché nessuna situazione del nostro vivere in una società, a qualsiasi livello ci si situi, sfugge alla questione dell’autorità, ecco che questa questione tocca il cuore stesso del nostro essere e del nostro costruirci come esseri umani.
E così, e dobbiamo essere ben coscienti dell’ineludibilità della questione dell’autorità, e chiamare anche gli altri ad averne coscienza. Insomma, noi cristiani, proprio perché cristiani, dobbiamo essere cittadini nel senso più nobile di questa parola (uomini e donne della civitas, da cui viene civiltà) pronti a reagire alla barbarie che minaccia tutto quello che abbiamo costruito, ma anche pronti a dire a chi ci vive accanto che, ben peggiore della “sottomissione alle autorità politiche”, c’è la sottomissione non scelta e non cosciente ai poteri economici e a quelli del mercato.
Ci può piacere o non piacere, ma qui Paolo ci chiama a vedere nell’autorità civile un dono di Dio, e anzi una sua grazia, che egli ha dato all’essere umano per la sua crescita e per il suo benessere. È anche quello che Gesù dice a Pilato quando gli ricorda: “Tu non avresti alcuna autorità su di me, se non ti fosse stata data dall’alto” (Giovanni 19, 11).                                               R. M.

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