sito delle CHIESE EVANGELICHE ELVETICA, METODISTA e VALDESE di TRIESTE e DIASPORA
Per ulteriori informazioni chiama lo 040 632770

Il fuoco che salva

Predicazione di domenica 6 ottobre 2019, presso la Chiesa Metodista di Trieste /   

 Lettura: 2^ Re 1:   1-17

Testo:     Luca 9: 51-56

A volte, certi episodi narrati nella Bibbia, sembrano del tutto incomprensibili al di fuori del mondo arcaico in cui sono sorti e si sono svolti.

Al giorno d’oggi a chi mai verrebbe in mente di invocare un fuoco dal cielo semplicemente perché qualcuno ci ha fatto un torto o perché si è messo di traverso sulla nostra strada?

Tuttavia, se leggiamo questo racconto dell’evangelo di Luca con la dovuta attenzione, finiamo con lo scoprire che l’episodio è meno lontano dal nostro mondo di quanto non sembri a prima vista.

Abbiamo letto che Gesù, insieme ai suoi discepoli, è in cammino verso Gerusalemme.

Venendo dalla Galilea, per arrivare a Gerusalemme bisogna necessariamente passare per la Samaria.

Gli abitanti di questa regione, cioè i Samaritani, sono anch’essi di origine ebraica, ma da secoli sono in lite con i Giudei, con Gerusalemme e il suo apparato religioso.

Infatti gli abitanti di questo villaggio in Samaria non vogliono offrire ospitalità a Gesù e ai suoi proprio perché diretti a Gerusalemme, ed è per ciò che Giacomo e Giovanni reagiscono affermando: “Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi?”

I discepoli reagiscono così per sottolineare lo sgarbo, ma anche alzano il livello del conflitto, volendo infliggere una punizione esemplare e soprattutto violenta e distruttiva a chi non ha voluto accogliere Gesù.

In questo tipo di reazione non è difficile riconoscere un comportamento molto simile a quello tenuto circa un paio di anni fa dal leader della Corea del Nord Kim Yong Un, da una parte, e dal presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump dall’altra, che si minacciavano reciprocamente, promettendosi di far scendere sull’altro un gran fuoco dal cielo, attraverso i loro potenti missili balistici, che avrebbe portato la distruzione e lo sterminio.

In tutto ciò non c’è niente di nuovo dal momento che per anni, dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo convissuto con la minaccia atomica che doveva piovere dal cielo, nel periodo della così detta “guerra fredda”, dove la pace era garantita dalle minacce.

E qui, in questo testo di Luca, oltre alla minaccia, vi è il desiderio che il villaggio venga proprio distrutto.

E anche in questo caso non occorre andare troppo lontano per cercare un parallelo con l’oggi.

Basta vedere quello che sta accadendo nello Yemen, la cui posizione strategica nella penisola arabica fa tanto gola all’Arabia Saudita, che quest’ultima fa piovere fuoco dal cielo sui villaggi e le città yemenite, uccidendo uomini donne e soprattutto bambini, che stanno pagando il prezzo più alto.

Fuoco dal cielo con bombe prodotte dalla fabbrica tedesca RWM che ha sede e sito di produzione a Domusnovas in Sardegna (in Italia), dove vengono prodotte ben quattro tipi di bombe che hanno già causato più di centomila morti, quarantamila feriti e mutilati e ridotto in stato di malnutrizione due milioni di bambini, di cui ottantacinquemila sono morti per la fame, senza contare le epidemie.

Nelle nostre Bibbie, se ci avete fatto caso, l’idea di Giacomo e Giovanni è scritta in corsivo, e questo perché si tratta di una citazione, cioè si sta citando un altro brano biblico, vale a dire 2^ Re 1: 1-17, che abbiamo letto prima, in cui un fuoco sceso dal cielo consuma gli uomini che, su ordine del re Acazia, si sono recati dal profeta Elia.

Che l’evangelista Luca abbia accostato i due episodi ci fa capire alcune cose molto importanti.

Nell’episodio raccontato nel 2° libro dei Re, il fuoco scende dal cielo perché il re Acazia, pur essendosi consultato con Baal-Zebub dio di Ecron, manda a chiamare anche il profeta Elia che gli dice: “ Se io sono un uomo di Dio, scenda del fuoco dal cielo e consumi te e i tuoi cinquanta uomini “.

E ci vuole poco perché chi pensa di essere nel giusto confonda il “fuoco di Dio” con il proprio fuoco, facendolo arrivare dal cielo con ordigni e marchingegni di ogni tipo (Pensiamo, per esempio, agli aerei di linea sequestrati dai terroristi di Al-khaida che hanno portato il fuoco dal cielo sulle torri gemelle di New York l’11 settembre del 2001).

Giovanni e Giacomo, invocando il fuoco dal cielo, mettono Gesù in rapporto con Elia, il profeta che doveva venire.

Così il rifiuto di ospitare Gesù da parte dei Samaritani diventa una questione religiosa e, secondo l’ottica di Giacomo e Giovanni, ovviamente Dio sta dalla loro parte.

Anche il cristianesimo, nel corso dei secoli, si è ampiamente appellato a questo concetto per fare tante guerre e stragi; e ancora oggi Dio viene tirato in ballo da chi fa scendere dal cielo del fuoco per uccidere e sterminare delle popolazioni inermi.

La reazione di Gesù, però, dimostra che i due discepoli, Giacomo e Giovanni, sono completamente fuori strada: i due non hanno afferrato il fatto che Gesù ci introduce in un modo di pensare e di agire completamente diverso dal passato.

Innanzi tutto Gesù abbassa il livello del conflitto con i Samaritani, o meglio, pone fine a un’ eventuale escalation del conflitto fin dall’inizio.

Sgrida i discepoli, i quali ricevono una bella lavata di testa.

Poi Gesù non insiste, non punta i piedi, ma lascia perdere: “E se ne andarono in un altro villaggio “.

Non cogliere la provocazione è cosa assai difficile da fare e, infatti, la scelta di Gesù di andare in un altro villaggio non deve avere soddisfatto alcuni che hanno inserito in alcuni manoscritti la spiegazione: “Il figlio dell’uomo è venuto non per perdere le anime, ma per salvarle”.

Gesù, venuto sulla scia di Elia, è il Messia, ma la sua missione è un’altra.

Dio è diventato essere umano, si è fatto uomo in Gesù non per giudicare e condannare le persone, ma per salvarle.

Non è venuto a portare la morte, ma la vita, e la vita in abbondanza.

L’idea che Gesù o i suoi facessero scendere dal cielo un fuoco per consumare chi non voleva accoglierli è l’antitesi della sua ragion d’essere!

Cosa che le chiese hanno messo secoli a comprendere.

Il rifiuto di Gesù, il rifiuto di accoglierlo, è la prima cosa che accade una volta che Egli si è messo in marcia verso Gerusalemme.

Tale rifiuto anticipa il rifiuto massiccio al quale Gesù sta andando incontro.

Non il rifiuto di una minoranza che da secoli è in contrasto con Gerusalemme, ma il rifiuto da parte dei suoi connazionali, da parte di Gerusalemme e di tutto il condensato di potere che vi risiede.

Se riflettiamo bene, il vero conflitto non è tra Gesù e quel villaggio samaritano, bensì tra Gesù e l’apparato religioso di Gerusalemme e il potere imperiale di Roma.

Questi non faranno cadere dal cielo del fuoco per consumare Gesù, ma lo giustizieranno comunque, inchiodandolo a una croce.

In altre parole, Gesù prende su di sé la morte che i suoi discepoli avevano auspicato per il villaggio samaritano.

Non vuole che essi muoiano, perché Egli deve morire per loro.

 

E, per finire, all’inizio del brano abbiamo letto che: “Si avvicinava il tempo in cui Gesù sarebbe tolto dal mondo”. Ebbene, l’essere tolto dal mondo non significa essere tolto di mezzo una volta per sempre, ma “ascendere a cielo”, esattamente come Elia “salì al cielo come in un turbine” , come è scritto sempre nel 2° libro dei Re nel successivo capitolo 2, che non abbiamo letto per motivi di tempo.

Il fuoco consuma, e lascia sterile il terreno su cui è caduto.

A Gerusalemme Gesù è morto affinché nessuno più invochi un fuoco dal cielo e uccida uomini, donne, bambini e altre creature.

Ma soprattutto Gesù è stato “ricevuto in alto”, è risalito in cielo, per infondere – attraverso un fuoco molto, ma molto diverso, quello dello Spirito Santo – nuova vita, nuova visione, nuovo agire a tutti coloro che sono ancora in cammino.  Un cammino che tutti noi speriamo che sia un cammino di pace.

Amen

di   Raul  Matta

 

 

I commenti sono stati disabilitati.

Chiesa Elvetica e Valdese

Piazza S. Silvestro 1
34121 Trieste
tel. e fax 040632770
chiesaelveticavaldese@gmail.com

Chiesa Metodista

Scala dei Giganti 1
34122 Trieste
tel. e fax 040 630892
chiesametodistatrieste@virgilio.it

Past. Dieter Kampen

Via dell'Eremo 191/1
34142 Trieste
cell. 348 096 7797
dkampen@chiesavaldese.org