sito delle CHIESE EVANGELICHE ELVETICA, METODISTA e VALDESE di TRIESTE e DIASPORA
Per ulteriori informazioni chiama lo 040 632770

Centro studi “Albert Schweitzer”, Associazione Culturale Evangelica

Il Centro studi, autonomo e aperto a tutti, sostenuto  dalle chiese evangeliche elvetico-valdese, luterana e metodista di Trieste. Esso è impegnato a promuovere attività di cultura storico-religiosa, di approfondimento di temi di attualità etico-sociale e di concerti, soprattutto organistici, attraverso incontri mensili da ottobre a maggio, rivolti a tutta la città.

Le chiese protestanti triestine elvetica e luterana devono la loro presenza in città, fin dal 1717, alla politica degli imperatori asburgici Carlo VI, Maria Teresa e soprattutto Giuseppe II, autore del famoso “Editto di tolleranza” del 1781. La chiesa metodista invece, di derivazione inglese e già presente in Italia, giunse a Trieste alla fine del 1800.I valdesi, in Italia dal Medioevo, aderenti quindi alla Riforma calvinista dal 1532, sono a Trieste, uniti alla chiesa elvetica, dalla fine della prima guerra mondiale, con il passaggio della città all’Italia.

Consiglio Direttivo: presidente , Anna Rossi Illy, vice presidente Gianfranco Hofer, tesoriere Chiara De Boni Carlee, segretaria Piera Romani, consiglieri pastora Ulrike Eichler, pastore Ruggero Marchetti, Raul Matta, Guya Toffoli.

Segreteria:  Chiesa luterana,  Via s. Lazzaro, 19, 1 p.  – 34122  Trieste. Tel/fax 040.630168,   e-mail: centrostudialbertschweitzer@gmail.com,  codice fiscale 90035040329.  Orario segreteria da martedì a venerdì  10.00 – 12.00.

Altre sedi per informazioni: Tel/Fax 040.632770:  Chiesa elvetico-valdese, Piazza s. Silvestro, 1 – 34121 Trieste;   Tel/Fax 040.630892:  Chiesa Metodista, Scala Giganti, 1 – 34122 Trieste

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Martedì 14 maggio alle ore 17.30 in Chiesa metodista si terrà il terzo incontro di carattere etico-sociale organizzato dal Centro Studi Albert Schweitzer sul tema CRISTIANI, CHIESE E SOCIETA’ DAVANTI A NUOVE  POVERTA’, LAVORO, REDDITO DI BASE. Interverranno Dieter Kampen, pastore delle chiese elvetica, metodista e valdese e Paolo Parisini, della comunità di Sant’Egidio.  Coordina Gianfranco Hofer.

Sabato  25  maggio:

Viaggio culturale

tra Italia, Austria e Slovenia

nella Riforma del ‘500

Viaggiando  tra Italia, Austria e Slovenia: una giornata   

nel rinnovamento culturale, religioso, artistico del ‘500

 

 Programma di massima

 8.00       Partenza da Trieste, Piazza Oberdan,   via autostrada per Tarvisio

9.00       Sosta a    Venzone  del Friuli, città di passaggio dal Nord   ricostruita dopo il terremoto, passeggiata duomo, municipio, la cosiddetta porta di Lutero nella Chiesa di s. Giovanni Battista

12.00    Fresach in Carinzia, visita al museo della Riforma in Carinzia, Stiria,  Slovenia e legami con Istria Trieste e il goriziano

13.00   Pranzo  nei pressi di Fresach, quindi se possibile costeggiando  il Milstaettersee passeggiata  a Spittal an der Drau (Centro cittadino con  il castello rinascimentale Porcia)

15.30     Partenza per il ritorno attraverso la Slovenia

17.00     Sosta a Lesče  in Sloveniapaese  dall’antico centro storico e interessante chiesa tardo medievale, luogo di villeggiatura  di fronte al Tricorno con visita alla chiesa antica di Maria Assunta, oppure presso il vicino borgo di Radovljica,   in una zona in cui si diffuse la Riforma

18.00    Partenza per Trieste

19.30    Arrivo a Trieste

Quota di partecipazione, inclusi pranzo e biglietto visita al Museo della Riforma di Fresach in Carinzia

Iscrizioni presso comunità luterana, v. s. Lazzaro 19  tel. 040 630168

Oppure  Centro Studi Albert Schweitzer,  centrostudialbertschweitzer@gmai.com  

ATTIVITA’ GIA’  SVOLTA NEL 2019

Lunedì 29  aprile ore 17.30 presso la Chiesa Medodista in Scala Giganti si terrà la Tavola rotonda : Rifugiati e migranti e la nuova normativa in Italia:  Walter Citti,   già garante regionale per i diritti delle persone a rischio di discriminazione  e Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di Solidarietà.

Martedì 19 marzo alle ore 17.30 presso l’Aula luterana di via s. Lazzaro 19 (suonare a Comunità luterana, I piano)  il Centro Scudi Albert Schweitzer ha organizzto  una Tavola Rotonda su Laicità e scuola pubblica. A partire dal nuovo regolamento per gli asili comunali di Trieste, che tra l’altro pone a fondamento della azione formativa e didattica per tutti  la religione cattolica, ritornando alla lettera del Concordato del 1929 Gasparri-Mussolini.  Sono intervenuti  Renata Brovedani, già docente nei licei cittadini (per leggere l’intervento, clicca qui), Gianfranco Hofer,  del Centro Studi Albert Schweitzer e già preside nei licei (per leggere l’intervento clicca qui, il Rabbino di Trieste Alexander Meloni,  oltre che rappresentanti del Centro Studi per la scuola pubblica.  Ne ha dato un ampio resoconto  IL PICCOLO, giornale di Trieste, nel numero del 21 marzo 2019.

Relazione Renata Brovedani

 

Scuola pubblica e laicità,

partendo dal nuovo regolamento degli asili comunali di Trieste

approvato nel 2018

Trieste, 19.03.2019

 

Suddivido il mio intervento in tre segmenti:

LAICITA’ e in subordine Concordato

PEDAGOGIA

COMMENTO AL NUOVO REGOLAMENTO

Declino fin da subito il mio pensiero: solo una scuola laica è oggi in grado di offrire percorsi formativi adeguati ai bambini e alle bambine che frequentano le istituzioni scolastiche del nostro paese siano italiani o non italiani, in scuole pubbliche o paritarie.

Il tratto distintivo della scuola pubblica italiana è che essa avrebbe voluto essere laica e plurale: una scuola di tutti e per tutti, senza distinzione di censo, di genere, di religione. Questa sua natura attingeva direttamente al dettato costituzionale. Si sa però che la faticosa elaborazione della Costituzione ebbe  come controfaccia lo scardinamento dello statuto albertino sicchè la formulazione finale degli articoli fu frutto di compromessi tra le forze uscite vittoriose dalla lotta contro il fascismo, una delle quali si richiamava all’insegnamento della Chiesa cattolica.

Tra l’altro i rapporti con la santa sede erano stati regolati con un documento precedente la Costituzione, i Patti Lateranensi ed il Concordato del 1929, che comportavano obblighi reciproci cui nessuno alla nascita della repubblica allora pensò di rinunciare. La laicità pertanto fu fin dall’inizio della repubblica INCOMPLETA. Spiace che proprio il 90esimo anniversario del Concordato sia rimasto in seconda linea, e così pure  la 35esima ricorrenza della riforma concordataria attuata a suo tempo dal governo Craxi. Non vi è stata in questi giorni riflessione pubblica su questi lontani eventi che toccano l’attualità, perché riguardano l’organizzazione dei rapporti tra Stato e Chiesa nell’odierna società italiana. Lo scorso 11 febbraio 2019 NOI SIAMO CHIESA  ha prodotto un  lungo documento. In esso si ricorda come  dagli anni ‘50  gruppi di cattolici di base abbiano criticato l’art.7 della Costituzione, soprattutto le sue conseguenze. Questo filone critico si presentò addirittura nel cap. 76 della Costituzione conciliare Gaudium et Spes che prevedeva la possibilità della rinuncia unilaterale della Chiesa ai privilegi concordatari “per dare sincerità alla sua testimonianza”.  Nemmeno la “revisione “ dei tempi di Craxi  soddisfece le aspettative diffuse tra i gruppi di cristiani  per una Chiesa credibile e povera, sostenuta dalla fede e libera di predicare e di praticare la pace fondata sulla giustizia e sulla libertà”. Anche solo dichiarare che una religione è favorita dallo Stato comunica alle minoranze che non entreranno nello spazio pubblico a EGUALI CONDIZIONI (M. Nussbaum).

Uno stato laico, per dirla con Bobbio (1995 Il futuro della democrazia) è quello che “non s’identifica con una determinata confessione religiosa né con una determinata concezione filosofico-politica, mostrandosi dunque agnostico in materia religiosa e filosofica”. E ancora: “elemento essenziale della democrazia integrale è sempre stata una concezione laica della politica, non una politica antireligiosa o irreligiosa o addirittura atea ma al contrario una politica antiteologica e antiideologica.

Valerio Zanone addirittura intendeva la laicità come ”metodo inteso allo smascheramento di tutte le ideologie”.

Ma allora se non abbiamo una Costituzione compiutamente laica, viviamo in un paese non laico? I due termini, laico, laicità, come si sa, non sono presenti nel testo costituzionale; soltanto nel  1989 con la sentenza n.203 la Corte Costituzionale ha affermato che la laicità è “principio supremo” dello stato repubblicano.

Lo stato tutela in maniera efficace ed ampia il diritto alla libertà religiosa ma non assicura l’eguaglianza tra i gruppi religiosi né tantomeno la neutralità delle istituzioni pubbliche; “laddove in un ordinamento venga attribuita ad una confessione religiosa una posizione di speciale privilegio, quell’ordinamento non potrà essere considerato LAICO”. Al proposito Nicola Fiorita parla dell’Italia come un paese incentrato su un moderno “confessionismo democratico”.

La conoscenza e la comprensione del fatto religioso rappresentano un elemento fondamentale per la crescita culturale e civile delle giovani generazioni. Come tale, deve essere quindi ricompreso all’interno dei curricoli scolastici, ma non in forma confessionale.

Un insegnamento confessionale della religione, un’educazione alla fede religiosa, qualunque essa sia, è quindi compito delle famiglie e delle relative confessioni religiose, non dello Stato.

Nessuno nega il ruolo ed il significato che la religione cattolica ha avuto ed ha tutt’ora nella storia e nella vita civile del nostro paese. Ma come il cattolicesimo ha influenzato arte, costumi, cultura e vita politica sia in Italia che in moltissime altre parti del mondo, lo stesso si può dire di altre religioni cristiane e non cristiane e di altre concezioni del mondo.

Di recente è stato lanciato un appello,  sostenuto da associazioni e da un nutrito gruppo di firme, che propugna l’adozione di “tre provvedimenti urgenti” per riformare la revisione del 1984. I tre cambiamenti invocati riguardano:

  1. abolizione dell’ora di religione ( e la sua sostituzione con storia delle religioni)
    revisione dei criteri di ripartizione dell’8 per mille;
    3.
    revisione delle norme sull’Imu sui beni immobili ecclesiastici e recupero delle somme Ici non riscosse.

 

 

PEDAGOGIA

C’è uno stretto rapporto tra la laicità dello stato e le linee pedagogiche applicate nel sistema scolastico.

Facciamo un passo indietro.

Il nostro sistema scolastico è nato all’insegna del superamento delle frammentazioni  e dei localismi e con l’obiettivo di realizzare una sostanziale omogeneità culturale e linguistica. Di conseguenza si accentuò l’attenzione verso gli elementi di uniformità, con l’eliminazione delle differenze individuali dei soggetti da educare; si preferì pensare ad un modello formativo definito a priori. Se ricordiamo la scuola italiana d’inizio secolo e poi alla nascita della repubblica erano i bambini e le bambine a doversi adeguare a pratiche educative rigide e vincolanti, refrattarie all’idea che la differenza fosse la categoria fondante della soggettività e che su di essa dovessero basarsi programmi e pratiche; in buona sostanza l’educazione era l’organo di RIPRODUZIONE DELL’ESISTENTE, senza variazioni.

Con il miracolo economico, alla fine degli anni Cinquanta, aumentarono i tassi di iscrizione e negli anni ’60 si avviò la scolarizzazione di massa. I programmi della scolarità di massa si reggevano sul presupposto di un’ampia omogeneità culturale dei referenti ed inoltre sulla presenza di una disposizione se non motivazione all’apprendimento che avrebbe dovuto esentare gli insegnanti ed i formatori da pratiche di accoglienza, rimotivazione e differenziazione.

Ma bisogna aspettare gli anni ’70, per sentire parole nuove sui percorsi educativi, con la riforma della scuola media. La legge 517 del 1977 parlò di “personalizzazione dei percorsi”, opposta alla pedagogia degli obiettivi, uguali per tutti.

La personalizzazione consiste nel riferimento del percorso educativo-formativo alla specifica realtà personale dell’allievo. Personalizzare significa delineare differenti percorsi di trasferimento-acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze, in base alle caratteristiche personali degli allievi: stili di apprendimento, metodi di studio, caratteristiche peculiari. La personalizzazione avviene comunque in un contesto-classe, dove il gruppo costituisce una delle leve dell’apprendimento.

Quella della personalizzazione non rappresenta una pratica da invocare unicamente in presenza di difficoltà di apprendimento degli allievi, ma si riferisce ad un’impostazione pedagogica rivolta alla totalità dei soggetti, siano essi normali, svantaggiati o eccellenti (ISFOL, 2001, pp. 15-27).

Negli anni dunque la scuola italiana ha riconosciuto l’importanza di bisogni educativi particolari, di TUTTTI come per i portatori di h, per i bes etc. riconosciuti dalla legge 53 del 2003.

Oggi questa scuola si trova oggi  alle prese con la “sfida” delle differenze, che riguarda ancora con maggior forza le disuguaglianze sociali ed economiche, le specificità degli stili cognitivi e delle abilità, le diverse appartenenze religiose e culturali. Ciascuna di queste differenze richiede  un percorso di visibilità all’interno del sistema.

Ma I flussi migratori stanno trasformando in maniera strutturale il volto del nostro paese e pongono alla nostra cultura quesiti che coinvolgono in primis la scuola. Il contesto in cui ci muoviamo oggi è infatti di tipo multiculturale e non più semplicemente pluralista. Il pluralismo, che permea profondamente la nostra Costituzione, nasce da una storia comune, condivisa ( pensiamo al rapporto con la comunità slovena, e con le comunità religiose e sociali della città di Trieste), mentre il multiculturalismo mette a confronto storie estranee l’una all’altra; nel peggiore dei casi storie conflittuali. Oggi dobbiamo governare il multiculturalismo.

Tra l’altro ricerche compiute a livello europeo ed internazionale sono unanimi nell’evidenziare l’importanza dell’inclusione dei bambini con background migratorio già  nel sistema educativo pre-scolastico, in ragione dei significativi effetti positivi che questo comporta nel successo scolastico successivo e nella conseguente riduzione del gap educativo rispetto ai bambini “autoctoni”. Tra l’altro consente loro una migliore interazione con la comunità locale, migliori opportunità di apprendimento della lingua del paese ospitante e di sviluppo di competenze “sociali”  in ambienti strutturati.

Perciò è con questa dimensione che oggi tocca confrontarsi. Se si vuole puntare a relazioni educative nuove è più che mai necessario poter contare su una scuola che esca definitivamente dagli schemi omologanti di cui si è avvalsa in passato, che sappia costituirsi come ambiente libero ma non neutro, in cui dare visibilità e valore a tutte le differenze, metterle in relazione facendo leva sul dialogo, evitare il rischio dell’accentuarsi delle contrapposizioni identitarie.

Solo una scuola laica, non confessionale , riesce a garantire esiti positivi all’azione pedagogica,  attraverso prassi educative differenti, autonome e libere, definite dagli insegnanti/formatori in riferimento alle persone REALI degli allievi/e ed al contesto in cui tali pratiche   si collocano.

Non solo; direi che serve un’accoglienza LAICA. Studi di Seyla Benhabib, studiosa americana di origine turca.

 

IL NUOVO REGOLAMENTO

E veniamo al Regolamento in questione. Sicuramente non necessario e, al confronto con quello precedente, impietosamente delusivo; a cominciare dall’assenza delle “bambine”, mai nominate in nessun articolo.

Tra l’altro, come raccontano consiglieri/e,  nessun emendamento delle opposizioni è stato accettato, in totale disprezzo per il dibattito consiliare.

Dall’articolato è chiaro che la misura del 30% degli stranieri è una misura di natura ideologica e di propaganda politica e si affianca ad altre “novità”, come la pretesa dell’insegnamento della religione cattolica quale cardine del percorso pedagogico, la non previsione di materie alternative, l’eliminazione dei pasti etnici, il mancato finanziamento dei progetti di intercultura. L’obiettivo è dare segnali di “contenimento”, quasi di “non visibilità” della presenza di bambini e bambine stranieri.

Si invocano pretesti ridicoli; l’assessora Brandi ha parlato di costi per i mediatori culturali; ma risulta che per la mediazione i Comuni ricevano fondi adeguati dalla regione.

Si parla poi di migliore apprendimento per tutti, limitando la percentuale di “non italiani” nelle sezioni. Ma questa è la scuola dell’infanzia , i cui compiti non sono affatto quelli di preparare alla successiva scuola primaria; da Piaget 1945 in poi  si sa che il bambino/a prima dei 6 anni è corpo più che linguaggio scritto. Ciò significa, dal punto di vista cognitivo, che dialoga col mondo e lo conosce primariamente attraverso l’azione e la percezione, tanto che organizza e rappresenta mentalmente le esperienze “in modo concreto”: i suoi primi schemi mentali, ma anche le connessioni che sviluppa più avanti secondo una logica associativa, sono ancorati prima di tutto a ciò che percepisce ed esperisce sensorialmente.  Insomma la scuola dell’infanzia è quella del gioco, dell’oralità,  delle attività manuali, degli scambi, delle esperienze  condivise, in cui i bambini/e sono i protagonisti. Mario Lodi sosteneva addirittura la necessità di “maestri ignoranti” che sapessero imparare dai bambini/e il loro modo di leggere il mondo.

Non si capisce dunque quali ostacoli possa costituire al riguardo una presenza di stranieri/e l di sopra del 30%.

Anche eventuali  (inevitabili) spostamenti in altre sedi scolastiche devono essere valutate con attenzione perché contraddicono i livelli di PROSSIMITA’ ai fruitori e alle loro famiglie, soprattutto in considerazione dell’età dei bambini/e. Il ministro Bussetti, intervenendo alla giornata mondiale dell’infanzia ha dichiarato che un bambino a scuola deve sentirsi COME A CASA. Una bella contraddizione!

Ci chiediamo inoltre: che fine faranno i progetti di intercultura faticosamente costruiti negli anni ? Risulta che a S. Giovanni, a seguito di questo regolamento,  non siano stati rifinanziati progetti che riguardavano alunni/e italiani e sloveni; e si sa quanta energia ci sia voluta per attivarli.

Tra l’altro , pensiamo al “principio di laicità” ricordato sopra e riguardante lo Stato; è chiaro che esso riguarda anche i Comuni, che non sono ALTRO rispetto allo Stato; lo ribadisce la modifica costituzionale attuata con legge costituzionale 18 ottobre 2001, n3, all’art. 114: “la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni, dallo Stato”. Pertanto la laicità si pone con riferimento alla repubblica italiana nel suo complesso; se ne deduce che ogni Regolamento confessionale è contro la legge.

Oggi amministrare significa GOVERNARE LA COMPLESSITA; credo che i molti gesti di rifiuto verso gli stranieri tradiscano una sostanziale incapacità di far fronte alla realtà; il problema viene nascosto, con i respingimenti, la blindatura delle frontiere, i limiti e le complicazioni inutili, il confinamento dei richiedenti asilo in strutture ghetto, il rifiuto dell’accoglienza diffusa, la mancata revisione della legge sulla cittadinanza.

Con un nuovo PERICOLO: il REGIONALISMO DIFFERENZIATO,  che accentuerebbe l’autonomia delle regioni in materia scolastica, di fatto sottraendo allo Stato la funzione legislativa atta a garantire a tutti un trattamento uguale nei percorsi scolastici. Allo Stato sono infatti  riservate finora le “norme generali sull’istruzione”, (art. 117,comma 2, lettera n) rimandando al principio del “trattamento equipollente” per ttutti gli alunni delle scuole pubbliche e paritarie di cui all’art. 33 della Costituzione.

Bisogna reagire; l’occasione odierna deve essere moltiplicata per creare una nuova consapevolezza e sensibilità; è già avviata una raccolta firme per chiedere la revisione del Regolamento.

Soprattutto bisogna essere consapevoli che la storia di questo Regolamento non è un episodio marginale, odioso ma di scarsa importanza, che può essere trascurato o irriso; NO, è un pezzo di strategia più ampia, che punta alla trasformazione della società in senso autoritario, confessionale e razzista, dove lo straniero non ci deve stare;  ma così fa fare passi indietro di decenni al nostro paese, e i primi che dovrebbero opporsi a questo disegno sono tutti i sinceri democratici/e, che credono in una società migliore per tutti.

 

Presentazione sintetica della relazione Gianfranco Hofer

LAICITÀ E SCUOLA PUBBLICA

a partire dal Regolamento per gli asili comunali del Comune di Trieste.

Tavola rotonda del 19.03.2019

Il tema della laicità, e specie nella scuola, è un argomento che ci siamo più volte trovati ad affrontare anche come centro Schweitzer, purtroppo  non mancano i motivi e le occasioni in Italia.

Questa volta l’occasione  è l’approvazione nell’ottobre scorso del  nuovo regolamento per gli asili comunali di Trieste  (5 circoscrizioni contrarie, 2 favorevoli).  Nelle premesse   si legge  “Ritenuto  particolarmente ”… 2)  …  l’insegnamento della religione cattolica quale principio  fondante dell’insegnamento nelle scuole d’infanzia comunali”;  parole   che richiamano  indubbiamente l’Articolo  36 del Concordato   Gasparri – Mussolini  del 1929,   “L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica.

La formulazione  dall’Articolo 9,2  del nuovo concordato del 1884 Casaroli-Craxi è stata allargata alla cultura religiosa in generale e mitigata sui principi del cattolicesimo richiamandone il valore storico: “Lo stato italiano riconosce  il valore della cultura religiosa e …  che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, …  continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado”. Il nuovo Concordato che fa cadere esplicitamente  il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano.

Per quanto  riguarda il “ nuovo” regolamento triestino,  aggiorna e sostituisce il precedente regolamento del 2.4.2001,  che  nelle   motivazioni didattiche di fondo all’ Articolo  2 recitava: “La scuola dell’Infanzia promuove la partecipazione delle famiglie, l’uguaglianza delle opportunità educative, la salvaguardia dei principi di diversità, il diritto alla libertà e solidarietà nel rispetto della pluralità delle culture familiari, etniche e religiose presenti sul territorio”. E all’Articolo 3: La scuola dell’infanzia comunale opera in un’ottica di prevenzione di ogni forma di svantaggio e discriminazione, favorendo la frequenza e l’integrazione delle/i bambine/i portatori di handicap e delle/i bambine/i che vivono una condizione di disagio socio-culturale e/o economico.”  Tenuto presente il concordato Craxi-Casaroli ora vigente, si tratta di uno strano “aggiornamento”, in una città dal ‘700  non omogenea dal punto di vista religioso, tanto meno  ora con la presenza a livello nazionale milioni di immigrati e quindi l’accrescimento del loro numero anche a livello locale; una linea  che fa temere circa la proposta in questi giorni di una  scuola che diventi regionale, e ignori i principi costituzionali e comunque concordati ora vigenti,  ritornando ad un non felice passato.

Per il resto il nuovo regolamento comunale  riprende o il nuovo concordato   o  ribadisce usi extraconcordatari,  introducendo un nuovo elemento: all’Articolo  5  assicura l’insegnamento della religione cattolica (pagato da tutti i cittadini, prevede l’ iscrizione negli anni successivi al primi del ciclo per silenzio-assenso, inserisce nei progetti dell’offerta formativa quelli di religione cattolica, promette attività alternative alla religione cattolica (peraltro raramente avviate), prescrive l’esposizione del crocifisso; il nuovo elemento appare all’Articolo  7,   la presenza nelle classi di non più del 30 %, di stranieri, secondo le discusse indicazioni del MIUR.

E’ ben nota la situazione storica in Italia, in cui la laicità si è fatta strada con difficoltà.  La presenza della Chiesa cattolica,  finito  lo  Stato pontificio, ha aperto  la questione cattolica.  Rifiutata la legge statale delle “Guarentigie”,  il 1871 con  ordine del giorno Mancini le religioni sono state ritenute tutte eguali davanti allo Stato anche per la scuola, fino al varo dei Patti lateranensi del 1929,  trattato internazionale con il  primo concordato, per giungere alla situazione attuale   con  l’attuale concordato del  1984.

Nel 1948  la Costituzione ha affermato solennemente il principio della libertà religiosa (Art.  3). Ma non esiste una legge sulla libertà religiosa per tutti (richiesta più volte,  mai approvata); sono stati recepiti i 2 Concordati (cattolici), dopo l’84 sono state stipulate intese con altre confessioni cristiane e religioni  (finora 12), mentre le altre confessioni cristiane e religioni rimangono regolate  dalla legge dei culti  ammessi del 1929,  erede dei culti tollerati pur allora innovativi rispetto alle persecuzioni del passato  dello Statuto albertino del 1948.

Molte sono le  AMBIGUITÀ E CONTRADDIZIONI, continuamente generate dalla situazione attuale, di cui segnalo alcune.

In primo luogo vi è la persistenza incongrua, ormai neppur  concordataria,   in amministrazioni pubbliche come quella attuale triestina,    di “cardini” del vecchio concordato;  come quello della Religione cattolica,  non più religione di Stato, posta  a fondamento nella didattica  per tutti  (cattolici, non cattolici, appartenenti ad altre religioni, di nessuna religione).

Inoltre,  se da una parte vale il principio di libertà di religione di tutti (Art 3 della costituzione), dall’altra le comunità religiose risultano  differenziate in tre categorie, in cui alcune sono più “libere” di altre:  in primo luogo vi è un Patto internazionale Stato – Chiesa cattolica con allegato un Concordato  che riguarda la vita religiosa dei cittadini italiani in un rapporto paritario privilegiato in cui lo Stato demanda zone di competenza propria e finanzia direttamente alcune attività, in secondo luogo vi sono  le Intese concesse dallo Stato nell’ambito delle leggi italiane che favoriscono i firmatari nelle loro attività religiose in un regime sostanzialmente di  separazione tra Chiesa e Stato,  in fondo stanno  i culti ammessi,  semplicemente riconosciuti nell’ambito delle leggi generali  dello Stato,  per cui non mancano difficoltà,  come la possibilità di erigere luoghi di culto e altro.

In terzo luogo per la Costituzione da una parte gli ambienti pubblici sono  di tutti e per l’uso di tutti,  dall’altra   il crocifisso obbligatorio in essi è un chiaro simbolo del cattolicesimo,  non non lo è di  tutti cristiani (almeno esposto nel   contesto scolastico), e non  lo è certamente per appartenenti ad altre o a nessuna. Com’è noto, l’esposizione non è legge di Stato,  ma un  provvedimento amministrativo  (i  Regi decreti 965/1924 e 1297/1928 riguardano l’attrezzatura scolastica che deve essere munita di determinati oggetti), per cui i numerosi ricorsi sono stati sempre affrontati a livello amministrativo. Nel luglio 2018  è stata presentato un disegno di legge per gli uffici pubblici dalla leghista Saltamazzoni, secondo firmatario Fedriga, oggi governatore FVG.  Il rigetto finora di tutti i ricorsi portano motivazioni poco convincenti  come   il valore  culturale e storico del crocifisso, o come indicatore di valori democratici  ed europei, fino alla  sentenza Alta corte Strasburgo del 2011 che curiosamente  lo descrive  un simbolo passivo e non efficace per il condizionamento della libertà di religione.

In quarto luogo,  da una parte vi è una scuola  pubblica di Stato che la organizza e la finanzia in tutto direttamente, dall’altra sta  la  nomina di docenti  di religione cattolica lasciata alla discrezionalità del vescovo, a cui si aggiunge dal 2001  (l. 186/2003) per essi l’assunzione a tempo indeterminato.  Tra l’altro risulta  che i Docenti di religione assunti a tempo indeterminato non sono licenziabili a prescindere del numero degli alunni quando diminuiscono,  possono transitare se titolati ad altri insegnamenti nella scuola pubblica,  con punteggio di favore rispetto a docenti di altre materie “laiche”. Si aggiunge un’organizzazione della scuola macchinosa, costosa, comunque discriminante  tra  scelte o non scelte:  avvalentesi, materia alternativa, studio individuale, uscita dalla scuola;  infatti raramente viene attivata l’ materia alternativa, persiste il silenzio assenso in caso di non scelta dopo il primo anno del ciclo specie asili, da chi compila gli orari scolastici settimanali  devono essere evitate in lina di principio  alla religione cattolica  la  prima ed ultima ora in quanto  favorenti l’esodo degli studenti,  non vengono autorizzate i pluriclassi se vi sono pochi alunni avvalentisi,  infine vi è una   valutazione  in più,  normalmente  favorevole anche se consultiva,  nel  consiglio di classe.  Se poi si   considerano nel merito i risultati dell’insegnamento della religione cattolica, va rilevato che  di fatto informazione religiosa e cattolica in particolare  in Italia è bassissima. Viene da pensare che le motivazioni per la presenza di un’ora di religione a scuola  siano estranee alla volontà di un’informazione scientifica e per  questo  anche formativa per tutti.  Al riguardo,  per la scuola pubblica  andrebbero considerate altre ipotesi: una  storia delle religioni gestita dallo Stato,  o un’informazione imparziale e culturale  diffusa potenziata  nelle materia che toccano la religione e le religioni  come Storia, Filosofia, Lettere, Arte,  lasciando la catechesi,  extrascolastica e autofinanziata,  alla responsabilità e all’organizzazione libera delle  rispettive confessioni religiose e religioni. Ma questo, purtroppo, è pura utopia.

FESTA DEL XVII FEBBRAIO:  La festa  del 17 febbraio 1848, quando  Carlo Alberto di Savoia con le  Lettere Patenti concesse ai Valdesi il godimento dei diritti civili e politici, cui seguì poco dopo quella in favore degli Ebrei, è stata celebrata  con un programma di manifestazioni sabato 16  e domenica 17,  che si terranno tutte presso la Chiesa Metodista di Scala dei Giganti 1.  La ricorrenza  viene ricordata  assieme alle altre con le comunità protestanti di Trieste, diventando pure  per altre minoranze religiose  in  Italia la  festa della libertà religiosa e civile,  raggiunta o ancora da raggiungere pienamente.

Sabato 16  è stato eseguito alle ore 18  il Concerto inaugurale, quest’anno in memoria di Giuseppe Zudini già organista della comunità e organizzatore dell’ottobre organistico a s. Silvestro, tenuto dal Quartetto d’archi  Lumen harmonium, soprano Francesca Vatta, con musiche di Ottorino Respighi e Ralph Vaughan Williams.

Domenica 17 alle ore 11 ha avuto luogo  il culto unificato delle Chiese protestanti cittadine, aperto a tutti i cittadini anche di altre confessioni.Alle ore 15 avrà luogo il pranzo comunitario, a cui si invita a prenotarsi. Alle ore 15 si è tenuta,  in collaborazione con il Centro Studi Albert Schweitzer, la  conferenza Valdesi e Metodisti agli inizi del terzo millennio, presentando un’ inchiesta sulla presenza attuale e l’impegno religioso e sociale  delle due confessioni evangeliche in Italia e nel mondo.  Sono intervenuti  Francesca Cozzi,  direttrice  della casa di accoglienza  per immigrati di Verbania-Intra e Dieter Kampen,  pastore delle chiese elvetica metodista e valdese.

Mercoledì 30 gennaio alle ore 17.30 presso l’Aula luterana in via s. Lazzaro, si è tenuta  la Tavola rotonda Nodi dell’ecumenismo oggi: Verso una  “Santa Cena” che non divida? Leggendo recenti documenti ecumenici  delle Chiese cattolica e luterana . Sono intervenuti: Michele Cassese, dell’Istituto ecumenico di s. Bernardino di Venezia, Dieter Kampen, presidente dell’Accademia di studi luterani in Italia,  Valerio Muschi, responsabile per l’ecumenismo della diocesi di Trieste. Ha coordinato   Gianfranco Hofer,  del Centro Studi Albert Schweitzer

ATTIVITA’  SVOLTE NEL 2018

Giovedì 13 dicembre alle ore 17.30 nei locali della Chiesa metodista: conferenza di Lidia Maggi su Martin Luther King nel cinquantesimo anniversario dell’assassinio: “HO UN INCUBO”… sta crescendo un nuovo razzismo?  

16 e 17 novembre 2018: XXIII Convegno Culturale: Ebraismo, Cristianesimo e Islam oltre la secolarizzazione?   LE RELIGIONI NEL FUTURO

PROGRAMMA

Venerdì 16 novembre

 In Chiesa Metodista  a Scala Giganti 1, ingresso anche da v. Silvio Pellico, con  ascensore

 16.30  Saluto di Anna Illy, presidente del Centro Schweitzer  Introduce  Gianfranco Hofer del Centro Studi Albert Schweitzer, che coordina i lavori  del  Convegno

 16.40  Antonello De Oto,  docente di diritto delle religioni e diritto ecclesiastico all’Università di Bologna: Le religioni  nella società secolarizzata: lo stato dell’arte

 17.15 Raniero Fontana,  studioso della cultura e della storia ebraica: Tradizione e modernità  nell’ebraismo e nello Stato di Israele

 17.50 Interventi liberi, domande ai relatori e discussione

 18.30  Termine dei lavori

Sabato 17 novembre

 Nell’Aula Luterana di via s. Lazzaro 19, I piano (suonare a Comunità luterana)

10.00 Introduce  Aleksander Erniša , pastore della Chiesa evangelica luterana di Trieste

 Sintesi dei lavori del giorno precedente 

 10.10  Nader Akkad, Imam  della comunità islamica di Trieste,  Vivere l’Islam negli Stati laici

10.45 Umberto Mazzone, docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese: La Chiesa cattolica dopo il Vaticano II, nella globalità multiculturale

 11. 20 Dieter Kampen, teologo luterano e pastore delle Chiese elvetica, metodista e valdese di Trieste : Le Chiese della Riforma nelle società del futuro

 11.55 Interventi, domande ai relatori presenti, discussione e conclusioni                    

 12.30 Termine dei lavori

Sabato 30 giugno:  VIAGGIO NELL’ISTRIA  INTERNA tra CULTURA, STORIA, RELIGIONE.   Crastoglie , Rozzo,  Colmo, Pisino, Pedena, Fianona.

 Ciclo di conferenze sull’attualità della Riforma a 500 anni. Venerdì 6 aprile Giuseppe Platone, giornalista e pastore, ha parlato su l’attualità delle 95 tesi di Lutero; venerdì 20 aprile Fulvio Ferrario decano della facoltà di teologia valdese di Roma  su il messaggio della Riforma in un mondo secolarizzato; venerdì 4 maggio Emanuele Fiume, storico della Riforma, teologo e pastore, su la Riforma Svizzera, riforma Europea e Trieste; hanno concluso venerdì 18 maggio, Giuliano Auber, medico e Ilenya Goss, membro Commissione BMV e pastora affronteranno il tema del trattamento fine vita al suicidio assistito, per una morte dignitosa.

Martedì 13 marzo alle ore 17.30  nella Chiesa metodista di Scala Giganti il Gruppo Teatro Angrogna, valli valdesi del Piemonte presenta   TRINCEE,   di  e  con  Maura e Jean Louis Sappé.   Adattamento di “Vich alla prima guerra mondiale”.  Canti e testimonianze sulla prima guerra mondiale, che di “grande” ebbe la follia di chi la volle, milioni di morti e la sofferenza di tutti. 

Domenica 18 febbraio 2018 ore 15.30 la Chiesa valdese   in collaborazione con il Centro Schweitzer  Sergio Ronchi storico e teologo valdese ha tenuto la conferenza  Guardando alla Riforma etica della libertà e della responsabilità in Chiesa metodista, iniziando il  ciclo sull’attualità della Riforma dopo 500 anni dalla pubblicazione delle 95 Tesi di Martin Lutero. Per il contenuto della conferenza, clicca qui.

Martedì 16 gennaio 2018 alle ore 17.30 il Pastore Ruggero Marchetti, ora a s. Germano nelle Valli valdesi ma per anni pastore delle chiese elvetica, metodista e valdese di Trieste, ha tenuto una conferenza nella Chiesa Metodista di Scala Giganti  a Trieste (ascensore da Via Silvio Pellico, all’inizio della  scalinata a sinistra della galleria Sandrinelli), su:  CREDO LA CHIESA UNA. Verso una comune comprensione della Chiesa? gesti ecumenici tra le Chiese nell’ anno del 500° anniversario della Riforma incoraggiano  il dialogo teologico anche  sugli aspetti  più delicati. Uno di questi è  una  comune comprensione della Chiesa.  Si trova nel titolo  di diversi documenti di dialogo tra le Chiese: dal documento del 1990 delle Chiese riformate e la Chiesa cattolica, a quello  del Consiglio ecumenico delle Chiese del 2013,  fino al documento di Chieti tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse del 2016, oltre ad affiorare  in quelli sollecitati  tra cattolici e luterani  dall’ anniversario,  in  “Dal conflitto alla comunione”  e  “Il risanamento della memoria”.  Un segno che,  oltre ai gesti e i rapporti  tra Chiese oggi consolidati,  si apre anche   una nuova e coraggiosa riflessione teologica?

ATTIVITA’  SVOLTA NEL 2017

Giovedì 30 novembre 2017 ore 17.00,  Tavola rotonda presso la Chiesa metodista, Scala Giganti 1: Circolazione di libri, circolazione d’idee. Lutero e i libri della Riforma in Italia. Trieste Istria Friuli.  Intervengono: Silvano Cavazza, Università di Trieste, Lorenzo Di Lenardo, Università di Udine, Gianfranco Hofer, Centro Studi Albert Schweitzer

Venerdì 24 novembre e sabato 25 novembre: “A 500 anni dalla Riforma: Una domanda sulla fede. Cristianesimo, ebraismo e Islam davanti ai fondamentalismi
Venerdì 24 novembre in Chiesa Metodista (Scala Giganti 1)
16.30 Paolo Ricca pastore valdese già docente alla facoltà valdese di Roma: Come essere fondati in Dio senza essere fondamentalisti
17.15 Bruno Segre studioso della cultura e della storia degli ebrei
Apologia del fondamento – condanna del fanatismo religioso
17.50 Interventi liberi e discussione, conclusioni della prima giornata
Sabato 25 novembre nell’Aula luterana in Via San Lazzaro, 19 (I piano, Comunità luterana)
10.30 Nader Akkad imam della comunità islamica di Trieste:
Il dialogo interreligioso: strumento fondamentale per contrastare il fondamentalismo
11.15 Brunetto Salvarani teologo cattolico, direttore della rivista QOL: Camminare insieme, contro l’ecumenismo dell’odio
11.50 Interventi liberi e discussione, conclusioni del Convegno.

Sabato 27 maggio viaggio culturale tra natura, castelli e borghi, sui luoghi di  Primož Trubar, il Lutero della Slovenia:  Trieste – Lago Circonio/Cerkinško jezero – Castello di Snešnik sotto il Nevoso – Rašica,  patria di Trubar – Castello di Turjak degli Auersperg  promotori della Riforma – Lubiana – Trieste.

Ciclo teologico sull’attualità della Riforma a 500 anni, tenuto nell’Aula Luterana  27 aprile Yann Redalié, biblista valdese,  Sola Scrittura”: una rivoluzione culturale; giovedì 4 maggio Ruggero Marchetti, pastore delle chiese elvetica, metodista e valdese di Trieste, La teologia della croce di Lutero e il problema del male (per leggere la relazione, clicca qui); giovedì 11 maggio Dieter Kampen, teologo luterano, Per “sola grazia”:una formula vuota?; giovedì 18 maggio Ulrike Eichler, pastora luterana di Trieste, Ecce homo – Solo a Dio la gloria.

Martedì 28 marzo alle ore 18 nella Chiesa Metodista si è tenuto  il Recital MARTIN LUTERO, di e con Maura e Jean Louis Sappé.

Breve ciclo storico sulla Riforma in Italia e a Trieste a 500 dalla Riforma di Lutero: Martedì 7 marzo nell’Aula Luterana di via s. Lazzaro 19 alle ore 18.00 è iniziato un ciclo di 3 incontri su La Riforma in Italia e a Trieste con i territori confinanti dell’Adriatico nord orientale. Il Pastore e storico Teodoro Fanlo y Cortes ha parlato su La Riforma in Italia tra echi del Nord e originalità. Sono seguiti  sempre all’Aula luterana con lo stesso orario  martedì 14 marzo Gianfranco Hofer, della Deputazione di storia patria per la Venezia Giulia, affrontando l’argomento della Riforma a Trieste e nei territori dell’Adriatico Nord orientale e  Dea Moscarda, storica del diritto, che ha concluso gli incontri con La rivoluzione illuminista di Giuseppe II e gli Editti di tollrranza: la libertà di culto per protestanti ed ebrei. 

Venerdì 20 gennaio 2017 alle ore 17.30 presso la Chiesa Metodista in Scala Giganti 1  Michele Cassese, professore all’Istituto ecumenico di s. Bernardino di Venezia, Ruggero Marchetti, pastore delle chiese elvetica, metodista e valdese di Trieste, Gianfranco Hofer del Centro Studi Albert Schweitzer   sono intervenuti  su: Risanare la Memoria.  Tra Riforma e Controriforma, una storia di incomprensioni? Recenti documenti comuni tra chiese cattoliche e protestanti. La Conferenza è stata tenuta all’interno della programmazione per la settimana di preghiera per l’unità della Chiesa.

ATTIVITA’ SVOLTA NEL 2016

Venerdì 11  novembre  pomeriggio nella Chiesa Metodista e sabato 12 mattino  nell’Aula Luterana si è svolto   il XXI convegno teologico  A 500 anni dalla Riforma: nuovi segni di “comunionetra le Chiese? Comunione / Koinonia / Sobornost per Evangelici, Cattolici e Ortodossi.”  Relatori  Paolo Ricca, Riccardo Burigana, Ahtenagoras Fasiolo e Urs Michalke. 

Il 25 giugno è stato organizzato il viaggio culturale del Centro a Klagenfurt, Maria Saal e Kranj, tra diversità nazionali e religiose che nella complessità amministrativa e politica del Nord Est Alto adriatico hanno in qualche modo comunicato sempre, specie nel passato e nel periodo della Riforma, sulle cui tracce si è svolto il viaggio.

Da aprile a giugno si è tenuto un ciclo di incontri sulla preparazione alla Riforma di Lutero nella Chiesa d’Occidente dopo il 1000. Martedì  26 aprile Gianfranco Hofer, della Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia, è intervenuto  suUna svolta nelle Chiese d’Occidente dopo il 1000?“; martedì 10 maggio Dea Moscarda, già docente di Storia del Diritto all’Università di Trieste, ha parlatoi de “La diversità dei Catari”; martedì 24 maggio Ulrike Eichler, pastora della chiesa luterana di Trieste, su “Chiara d’Assisi“; martedì 7 giugno Dieter Kampen dell’Accademia di Studi luterani in Italia su “I maestri di Lutero”; Martedì 21 giugno Ruggero Marchetti, pastore delle chiese elvetica, metodista e valdese ha concluso conJan Hus, passati 600 anni dal rogo a Costanza“.  

Si è svolta   l’assemblea ordinaria dei soci per il 14 marzo 2016, alle ore 17.00, per la lettura e approvazione dell’attività svolta nell’anno 2015 e del bilancio consuntivo dell’anno, oltre che il piano delle attività 2016 e relativo bilancio di previsione. E’ seguita un’assemblea straordinaria per discutere eventuali modifiche dello Statuto e per  le elezioni del direttivo e dei revisori dei conti anticipate,  a seguito delle dimissioni del direttivo in carica.

 

Pubblicazioni del Centro Studi:

  1. La donna nel cristianesimo tra storia e futuro, a cura di Dea Moscarda, Ed. Il segno di Gabrielli, S. Pietro in Cariano (Verona) 2014. Contiene contributi di Dea Moscarda, Paolo Ricca, Lidia Maggi, Dieter Kampen, Elizabeth E. Green, Stella Morra, Gianfranco Hofer.
  2. Il pensiero di Albert Schweitzer, a cura di Dario Fiorensoli, Ed.  Il segno di Gabrielli, S. Pietro in Cariano (Verona)  2010. Contiene contributi di Enrico Colombo, Erich Noffke, Gianfranco Hofer, Ernesto Borghi, Luciano  Valle, Alberto Guglielmi, Alessandro Tenaglia.
  3. Il Signore tra noi – Il mistero della presenza di Dio nel suo popolo, a cura di Dario Fiorensoli, Ed. Il segno di Gabrielli, S. Pietro in Cariano (Verona) 2008. Nella parte riguardante il Battesimo come fondamento della vita cristiana contiene contributi di Paolo Ricca, Rinaldo Fabris, Giovanni Carrari, Carmine Napolitano, Martin Ibarra y Pérez, Lorenzo Magarelli, Constantin Eusebiu Negrea, Liberante Matta, Dieter Kampen. Nella parte riguardante la Cena del Signore e il mistero della presenza, contiene contributi di Paolo Ricca, Giovanni Carrari, Rinaldo Fabris, Gianfranco Hofer, Dieter Kampen, Rasko Radovic, John Flack, Dario Fiorensoli.
  4. Gianfranco Hofer, Linee del pensiero teologico di Primoz Trubar, ICN-News.com, The international christian network, 17.2.2008.
  5. La cristianità verso il futuro e la fede essenziale, a cura di Dario Fiorensoli, Ed. Il segno di Gabrielli, S. Pietro in Cariano (Verona) 2007.  Contiene contributi di Gianfranco Hofer, Hans Martin Barth, Fulvio Ferrario, Giovanni Carrari, Dieter Kampen, Mario Miegge, Letizia Tomassone, Dario Fiorensoli, André Joos.
  6. “La gloria del Signore” – La riforma protestante nell’Italia nord-orientale, a cura di Gianfranco Hofer, Ed. La Laguna, Mariano del Friuli 2006.
  7. Oltre il soggetto – dalla itersoggettività all’agape, a cura di Dario Fiorensoli, Ed. Il segno di Gabrielli, S. Pietro in Cariano (Verona) 2004. Contiene contributi di Gianfranco Hofer,  Maurizio Pagano, Luca Chicco e Franca Amione, Maria Teresa Bassa Poropat, Robert. A. Wicklund e Cristina Maran, Khaled Fouad Allam, Aldo Natale Terrin,  Sergio Rostagno, Giovanni Carrari, Dieter Kampen, Vincenzo Mercante, Malvina Savio, Dario Fiorensoli.
  8. Bibbia e mito, a cura di Dario Fiorensoli, Ed il Segno di Gabrielli,   S. Pietro in Cariano (Verona)  2003.Contiene contributi di Gianfranco Hofer, Sergio Rostagno, Ulrich H.J. Koertner, Armido Rizzi, Roberta Gimigliano, Dieter Kampen, Aldo Magris, Dario Fiorensoli, Franz Reinders.
  9. Giovanni Carrari, Protestantesimo a Trieste dal 177 al 2000, Ed. LINT, Trieste 2002.
  10. Colpa e sacrificio, a cura di Dario Fiorensoli, Ed. Il segno di Gabrielli, S. Pietro in Cariano (Verona) 2002. Contiene contributi di Gianfranco Hofer, Ileana Chirassi Colombo, Adele Colombo, Aldo Natale Terrin, Daniele Garrone, Umberto Piperno, Khaled Fouad Allam, Gerhard Barth, Rinaldo Fabris, Sergio Rostagno, Dario Fiorensoli, Franz Reinders.
  11. AA.VV., Il male morale, Quaderni Schweitzer, Trieste 2000.
  12. AA.VV., Pluralismo religioso, Quaderni Schweitzer, Trieste 1999.
  13. AA.VV., La fede degli altri, Quaderni Schweitzer, Trieste 1998.
  14. AA.VV., L’esperienza dello Spirito e l’equilibrio della fede, Quaderni Schweitzer, Trieste 1997.
  15. AA.VV., Teologia: verso quale futuro?, Quaderni Schweitzer, Trieste 1996.

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