sito delle CHIESE EVANGELICHE ELVETICA, METODISTA e VALDESE di TRIESTE e DIASPORA
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CHIESA ELVETICA

E’ presente a Trieste ininterrottamente dal Settecento. Bene inserita nel tessuto della società triestina, ha a questa fornito nei secoli un apporto importante e personalità di spicco nei campi della cultura, dell’economia, della beneficenza. Ha sede e luogo di    culto nell’antica basilica di Cristo Salvatore detta di San Silvestro.

 

Ultime notizie:

Bazar natalizio organizzato dall’Unione femminile elvetico-valdese

Posted on Nov 18th, 2018 - By gianfranco - 0 Comments

Domenica 2 dicembre (1^ Domenica di Avvento), dopo il culto unificato in Chiesa luterana per il festeggiamento dei 140 anni di presenza in città…

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LE RELIGIONI NEL FUTURO, CRISTIANESIMO,EBRAISMO E ISLAM OLTRE LA SECOLARIZZAZIONE

Posted on Nov 7th, 2018 - By gianfranco - 0 Comments

E' il tema del  XXIII  Convegno del Centro Studi Albert Schweitzer           Venerdì 16 novembre  In Chiesa Metodista  a Scala…

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INIZIO SCUOLA DOMENICALE

Posted on Sep 28th, 2018 - By gianfranco - 0 Comments

Nella Chiesa Metodista domenica 7 ottobre alle ore 11, in contemporanea con il Culto, avrà inizio la Scuola domenicale. Tutta e tre le comunità…

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ASSEMBLEA DI PROGRAMMA 2018/2019 delle Chiese elvetica, metodista e valdese

Posted on Sep 2nd, 2018 - By gianfranco - 0 Comments

Domenica 9 settembre in chiesa metodista dopo il culto alle ore 12 circa avrà luogo la programmazione per   i culti e le diverse attività…

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Viaggio nell’Istria interna tra cultura, storia e religioni

Posted on Jun 10th, 2018 - By gianfranco - 0 Comments

Sabato 30 giugno  il Centro Studi Albert Schweitzer  organizza un viaggio culturale nell'Istria interna, tra cultura, storia e religioni, aperto a…

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Prossimi eventi della Chiesa Elvetica:

Comunità evangelica di confessione elvetica – 230 anni nel cuore di Trieste

La storia

La concessione dello status di Porto franco alla città di Trieste da parte dell’imperatore d’Austria Carlo VI nel 1719 definì una netta separazione tra quello che fu la città prima e dopo quella data, dando l’avvio al suo eccezionale sviluppo economico, sociale e urbanistico sette e ottocentesco. Persone provenienti da luoghi diversi, attirate dalle allettanti “franchigie e privilegi”, vennero a praticare il commercio e a cercare fortuna in città. Greci, armeni, serbi e molti altri portarono con sé la propria cultura e il proprio culto, costituendosi col tempo in singole comunità religiose.

Gli svizzeri giunsero a Trieste a partire dalla metà del ’700; se all’inizio aprirono soprattutto caffè e birrerie, in seguito avviarono agenzie di commercio (in particolare nel ramo tessile), furono amministratori, banchieri e assicuratori. Di particolare rilievo fu il ruolo degli architetti e capomastri ticinesi, autori di alcuni tra i più importanti edifici della città.

Molti svizzeri erano evangelici riformati di confessione elvetica, si rifacevano cioè alla Seconda Confessione elvetica redatta nel 1566 dal riformatore Heinrich Bullinger, successore di Zwingli a Zurigo, che fu alla base dell’unificazione delle chiese sorte dalla Riforma del XVI secolo, appartenenti al cosiddetto ramo “riformato” (calvinista-zwingliano).

In un primo tempo, gli svizzeri si riunivano per le pratiche religiose in casa di Rodolfo Ferdinando Juvalta, illustre membro della Comunità. Con l’Editto di tolleranza emanato dall’imperatore Giuseppe II (1781), si costituirono, il 7 gennaio 1782, come “Comunità evangelica di confessione elvetica”, ottenendo personalità giuridica e potendo praticare pubblicamente il culto.

La chiesa

Il 29 settembre 1785, allorché l’amministrazione imperiale mise in vendita dodici chiese sconsacrate, la Comunità acquistò all’asta l’antica basilica di San Silvestro per la somma di 2120 fiorini, raccolti con una colletta. Il primo culto vi fu celebrato il 22 ottobre 1786.

Dopo una forte opposizione da parte cattolica al passaggio ai protestanti di questa chiesa, la vendita fu ratificata dal Governo, a condizione che la porta principale fosse murata e gli orari delle funzioni non coincidessero con quelli della vicina chiesa di Santa Maria Maggiore. Da allora l’ingresso principale è quello sul lato nord-ovest, sotto il rosone.

La basilica (XI o XII sec.), “primo tempio e cattedrale della città”, si trova, secondo la tradizione, nel luogo in cui sorgeva la casa delle sante martiri Tecla ed Eufemia. Restaurata nel 1927, conserva le forme romaniche trecentesche, l’elegante rosone e il campanile poggiante sul portico dell’ingresso laterale. All’interno, a tre navate divise da due file di colonne con capitelli trecenteschi, sono visibili tracce degli antichi affreschi.

Le campane sono il dono di due componenti della famiglia svizzera triestina Griot, entrambi di nome Filippo, una nel 1817, l’altra nel 1886.

Dal 1927 nella chiesa sono unite le attività ecclesiastiche degli elvetici e dei valdesi.

La beneficenza

Già alla fine del ’700 la Comunità, in linea con l’intento delle autorità locali di contrastare “gli oziosi e i girovaghi”, si impegnò a provvedere ai bisogni dei concittadini in difficoltà economica con fondi raccolti tramite collette.

Nel 1853 fu fondata allo scopo la Società elvetica di soccorso, poi denominata Società elvetica di beneficenza, tuttora attiva.

Anche singoli membri della Comunità hanno operato nel campo dell’assistenza ai bisognosi. Tra essi, Cécile Collioud de Rittmeyer, fondatrice dell’Istituto regionale Rittmeyer per i ciechi, e Antonio Caccia e Maria Burlo Garofolo, creatori della Fondazione che porta i loro nomi e offre alloggi con affitto agevolato alle famiglie in difficoltà economica.

La scuola

Nel 1801 la Comunità, riconoscendo nell’istruzione un “sacro dovere”, aprì ai figli dei suoi membri una scuola presso la dimora parrocchiale. Nel 1835, per iniziativa congiunta di elvetici e luterani, nacque una nuova scuola, all’inizio solo per i bambini delle due comunità e poi aperta a tutti. Dal 1855 ebbe sede nei due stabili di via San Lazzaro 17 e 19, già proprietà unica del console Andrea Griot. L’insegnamento base era in lingua tedesca ma s’insegnavano anche l’italiano, il francese e le materie commerciali; aspetto innovativo era la pratica dello sport, offerta anche alle ragazze (un contributo alla nomea di emancipate che avranno le ragazze triestine all’inizio del ’900!). Nonostante il grande successo (nell’anno scolastico 1906/1907 era frequentata da 450 alunni), la scuola fu chiusa nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale.

Nello stesso anno la Comunità si venne a trovare considerevolmente ridotta nel numero. Nel 1926 venne stipulata una convenzione con la Chiesa evangelica valdese. Oggi i membri della Comunità elvetica sono circa 50.

Cécile Collioud de Rittmeyer, ritratto di una benefattrice

Espressione dell’apporto della Comunità alla storia di Trieste è l’Istituto regionale Rittmeyer per i ciechi, realtà all’avanguardia in Italia e in Europa nell’assistenza e nel lavoro per l’emancipazione dei non vedenti. L’Istituto, recentemente insignito di un’alta onorificenza del presidente della Repubblica italiana, nacque nel 1913 per volontà testamentaria della baronessa Cécile Collioud de Rittmeyer.

Cécile nacque a Trieste nel 1831 da Jean Pierre Collioud, di famiglia ginevrina, e Carolina Griot, figlia di Filippo Griot, uno dei firmatari dell’atto costitutivo della Comunità elvetica del 1782. Nel 1848, diciassettenne, sposò il barone Carlo de Rittmeyer, di 11 anni più vecchio.

Entrambi di confessione evangelica, appartenevano a due diverse comunità, lei a quella evangelica di confessione elvetica, lui a quella di confessione augustana, le quali, per impostazione teologica affine e interessi gestionali comuni, si sono sempre considerate sorelle (nel 1835 aprirono insieme la scuola; dal 1842 amministrano congiuntamente il cimitero evangelico di Sant’ Anna).

Diverse le istituzioni benefiche fondate da Cécile: nel 1885, alla morte del marito, istituì in sua memoria un concorso per giovani artisti che offriva al vincitore un soggiorno di studio a Roma; creò poi una Fondazione per “il sostegno delle vedove e dei figli orfani dei naviganti del Lloyd austro-ungarico”; destinò una cospicua somma di denaro (11.000 corone) all’Istituto dei poveri (oggi Itis; nell’atrio della sede è esposto un suo busto in marmo).

L’ultimo atto di generosità è contenuto nel testamento in cui la baronessa istituì la Fondazione che ha consentito la nascita, nel 1913, dell’Istituto regionale Rittmeyer per i ciechi.

Per espressa volontà della fondatrice, la comunità elvetica e quella augustana continuano ad avere direttamente parte nella vita dell’Istituto con due loro rappresentanti nel Comitato direttivo.

Comunità Evangelica di Confessione Elvetica

Trieste, piazza San Silvestro 1

tel. e fax +39 040 632770

email  chiesaelveticatrieste@gmail.com

orario segreteria lun-ven 9.00-12.30

visite basilica lun-ven 10-12 (telefonare per visite su appuntamento)

Chiesa Elvetica e Valdese

Piazza S. Silvestro 1
34121 Trieste
tel. e fax 040632770
chiesaelveticavaldese@gmail.com

Chiesa Metodista

Scala dei Giganti 1
34122 Trieste
tel. e fax 040 630892
chiesametodistatrieste@virgilio.it

Past. Ruggero Marchetti

Via G. Brunner 8
34125 Trieste
tel. 040 3480366
uff. 040 2415915
rmarchetti@chiesavaldese.org